Il processo farsa ai sette Baha’i.

15 gennaio 2010

Ci sono storie sconosciute che però servono a capire la realtà di una nazione. Quella che sto per raccontavi è una di queste.

Nella primavera del 2008 sono state arrestate sette persone in Iran. Si trattava dei membri dell’Assemblea Nazionale Spirituale Baha’i, in pratica sette leader religiosi. Nel paese della Rivoluzione Islamica, però, appartenere a una religione diversa dall’Islam è di per sé una colpa.

I sette sono stati detenuti per più di un anno senza conoscere le accuse che li avevano condotti a soffrire nella tremenda prigione di Evin a Teheran. Non hanno avuto nemmeno la possibilità di parlare con l’esterno o con i loro avvocati. Il premio nobel Shirin Ebadi, voce più celebre del movimento di protesta iraniano all’estero, ha deciso di difenderli in aula ma non le è stato permesso di incontrarli.

Il processo, iniziato il 12 gennaio, vede i sette imputati di qualsiasi nefandezza, dall’organizzazione delle manifestazioni di protesta dello scorso luglio allo spionaggio per Israele, nemico numero 1 del regime. La repressione della protesta ha condotto alla morte, tra le altre, di Neda Agha Soltan e all’arresto di numerosi manifestanti e esponenti politici dell’opposizione. Il regime degli ayatollah, rappresentato dal fantoccio Ahmadinejad, è stato vicino al collasso ma anche oggi non è saldo ed ha quindi bisogno di un capro espiatorio per indirizzare verso un bersaglio l’ira della popolazione causata dalla crisi economica e dalle violenze estive.

Ma chi sono i Baha’i? La fede Baha’i è una delle religioni più moderne del mondo. I fedeli sono monoteisti e diffondono gli insegnamenti del nobile persiano Baha’u’llah, considerato l’ultimo dei  profeti mandati da Dio sulla terra in una serie di grandi uomini che comprende Buddha, Zoroastro, Cristo e Maometto. Questa affermazione è una bestemmia per i fondamentalisti che governano l’Iran.

Per questo motivo dal 1979 le persecuzioni contro i Baha’i si sono intensificate con centinaia di esecuzioni ed arresti, con il divieto di assumere pubblici uffici o di raggiungere un’istruzione elevata. I Baha’i, cui è vietato da principi religiosi il perseguimento di una carriera politica, predicano anche l’uguaglianza tra uomo e donna, la parità di fede e religione, la parità e la fratellanza di tutti gli esseri umani, l’irrilevanza dei confini e la non violenza.

Il processo ai Sette li vede accusati anche di aver costruito un arsenale di armi da fuoco. Questa accusa è totalmente assurda dato il principio di non violenza al quale i fedeli Baha’i sono imperativamente tenuti.

Il regime iraniano non permette l’ingresso al tribunale ai mezzi di comunicazione internazionale: le televisioni controllate dallo stato sono invece in prima fila per raccontare con le immagini la propaganda menzognera del regime che si appresta a condannare a morte i Sette.

La comunità internazionale ha espresso grande preoccupazione per il processo ed lo ha apertamente condannato. E’ prevedibile purtroppo che l’esito scontato del processo abbia anche conseguenze poco felici per gli oltre trecentomila Baha’i iraniani che costituiscono la più grande minoranza religione del paese islamico. Chiunque abbia a cuore i diritti umani e la lotta contro le dittature non può che adottare idealmente i Baha’i. La salvezza dei Sette deve essere un obiettivo per permettere la libertà in Iran.

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Intervista alla mamma di Neda.

30 luglio 2009

Neda-Agha-SoltanQuaranta giorni dopo l’omicidio di Neda Agha Soltan, simbolo della rivolta nell’Iran diviso di questi giorni, sua madre Hajar Rostami Motlagh rilascia una intervista alla BBC in cui parla della sofferenza dei genitori delle vittime del regime di Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad. Oggi, intanto, i manifestanti sono tornati in piazza per gridare la propria rabbia e la propria frustrazione. Quella che segue è la mia traduzione dell’intervista della BBC.

Come ha sentito per la prima volta della morte di sua figlia?
Era uscita di casa a metà del pomeriggio. Non potevo accompagnarla ma le ho detto che sarei rimasta in contatto con lei. Sono riuscita a farlo due volte. Le ho chiesto cosa stava succedendo. Lei diceva che le strade erano piene di gente… le ho chiesto di tornare a casa. Le ho detto che ero preoccupata perché era in mezzo alla folla. Lei ha detto, va bene, tornerò presto a casa. Quando l’ho chiamata di nuovo, questa volta mi ha detto che era rimasta bloccata con i suoi amici in una zona dove i militari avevano sparato dei lacrimogeni… Ha detto che gli occhi le pulsavano. Le due ultime persone a parlarle sono state suo zio e sua zia. Poi nella prima serata ho ricevuto una chiamata dal suo insegnante di musica. Ha detto: “Venga all’ospedale, hanno sparato a Neda”. Mi ha detto che le avevano sparato alla gamba. Sono andata all’ospedale. La camicia del signor Panahi, l’insegnante di musica, era coperta di sangue. Io ho detto che volevo conoscere la verità… Sapevo che qualcosa era sbagliata… Non mi stavano dicendo la verità… Continuavano a dire cose diverse su dove aveva ricevuto il colpo. Quindici o venti minuti dopo, ho saputo che mia figlia era morta.

Neda era attiva politicamente, coinvolta in politica?
Era soprattutto giovane e sentiva la passione per la libertà. Non era una attivista politica. Non apparteneva a nessun partito o nessun gruppo. Non appoggiava nessuna fazione. Tutti i giovani iraniani erano là – e lei era una di loro. Era molto speciale. Aveva finito la scuola e poi si era sposata. La filosofia e la teologia erano le sue materie preferite. Era una persona spirituale. Credeva in Dio. Amava la musica. Non si possono criticare i giovani perché escono in strada e si vogliono sentire liberi.

Quando è stata uccisa, quali erano i programmi di Neda? Quali erano le sue speranze per la sua vita?
I giovani hanno sogni. Non posso dire quali fossero i suoi – ma non le è stata data la possibilità di avverare i suoi sogni. Ma c’era un sogno di cui parlava molto apertamente… voleva diventare una madre. Mi chiedeva spesso come si ci sentiva ad essere madre. Com’era? E questa per me è la cosa più dolorosa di tutte. Si era sposata ma non aveva avuto un figlio. Lei aveva vissuto con suo marito ma si erano separati dopo tre anni… e per gli ultimi due anni aveva vissuto con me.

Ho sentito dire che era una musicista dotata?
Amava la musica. Stava anche frequentando classi di canto da due anni. Era anche un’ottima parrucchiera. Era così brava in tutto! Poco prima della sua morte, Neda e suo fratello volevano comprare un pianoforte. Ne avevano trovato uno. La scorsa settimana Mohammad, suo fratello, ha comprato il piano in sua memoria ed adesso l’ha messo nella sua stanza. Lo suona ogni notte per un’ora – per ricordare sua sorella. Lei amava anche viaggiare – era stata a Dubai ed in Turchia. Ed amava Istanbul. Voleva vivere là un giorno.

La morte di Neda l’ha resa più interessata alla politica?
No, non posso dirlo. No, non sono in grado di dirle se la sua morte mi ha trasformato in una attivista politica. Sono ancora sotto shock. Addolorata. Non riesco a pensare ad altro oltre che a lei.

Ma è importante per lei che ci debba essere una inchiesta per la morte di sua figlia?
Sì, perché il signor Ahmadinejad ha ordinato un’inchiesta. Ed è per questo che sto anche cercando di scoprire come Neda sia stata uccisa.

Ha avuto qualche contatto con il candidato dell’opposizione alla presidenza, Mir Husein Moussavi, dalla morte di sua figlia?
No. Non ho avuto nessun contatto con il signo Mousavi. Ma il signor Karroubi – l’altra personalità dell’opposizione – è venuto a casa nostra lunedì notte. E’ stato importante per me che ci abbia fatto visita. Ci è stato vicino e l’ho trovato consolante. La nostra conversazione è stata pubblicata su Etemad, che è il giornale del signor Karroubi. Ha detto che lei era innocente… che è stata una martire. Ed ha detto che il suo assassino deve essere trovato.

E’ stata molto in contatto con le madri degli altri che sono stati uccisi nelle proteste?
Sì. Sono andata a trovare le madri di Sohrab Arabi e Ashkan Sohrab… erano due ragazzi che sono stati uccisi. E dopo tutte e due le madri sono venute anche a casa mia.

Ed è utile avere quell’appoggio, avere questa comunità di madri?
Emozionalmente, siamo tutte distrutte. Cosa possiamo dire l’una all’altra? I nostri amati erano troppo giovani per morire… cosa possono dirsi tre madri nella stessa situazione? Tutto quello che possiamo fare è restare sedute a piangere.

Pensa che qualcuno sarà mai portato davanti a un giudice per la morte di sua figlia?
Non lo so. Non lo so. Non possiamo prevedere il futuro. Giustizia deve essere fatta. Il signor Ahmadinejad ha ordinato una inchiesta ed ora sto aspettando che l’assassino di Neda sia arrestato e portato davanti a un giudice.

Come le piacerebbe che fosse ricordata sua figlia?
Non voglio che la gente la dimentichi. Le persone – gli iraniani – sono state davvero vicine. Vengono a trovarmi e mi fanno i complimenti per avere avuto una figlia così coraggiosa. Ed ora le chiedo di fare una cosa per me. Vorrei che lei, da parte mia, ringraziasse tutti quelli che in tutto il mondo, iraniani e non, gente di ogni paese e cultura, gente che a loro modo, nella loro tradizione, hanno pianto mia figlia… tutti quelli che hanno acceso una candela per lei – ogni musicista, che ha scritto canzoni per lei, chi ha scritto poesie per lei… sa, Neda amava le arti e la musica, voglio ringraziare tutti loro. Voglio ringraziare quei politici e quei leader di tutti i paesi, a tutti i livelli, che hanno ricordato mia figlia. La sua morte è stata così dolorosa – le parole non possono davvero descrivere i miei veri sentimenti. Ma sapere che il mondo ha pianto per lei… questo mi è stato di conforto.
Sono fiera di lei. Il mondo la vede come un simbolo e questo mi rende felice.

jShe left the house mid-afternoon. I couldn’t join her but I said I’d keep in touch with her. I managed to get through to her twice. I asked her what was going on. She said the streets are full of people… I asked her to come back home. I told her I was worried about her being out in the crowd. She said fine, I will head back home soon.
Then I called her again and this time she said she was stuck with her friends in this area where soldiers had fired tear gas…She said her eyes were stinging.
The last two people who spoke to her were her uncle and aunt.
Then early that evening I got a call from her music teacher. He said: “Come to the hospital, Neda has been shot.”
He told me she had been shot in the leg. I went to the hospital. The music teacher, Mr Panahi’s shirt was covered in blood. I said I want to know the truth… I knew something was wrong… they weren’t telling me the truth… They kept saying different things about where she had been shot. Fifteen or 20 minutes later, I learned my daughter was dead.

Neda era una ragazza dolce, chiedeva solo giustizia…

4 luglio 2009

Neda Agha Soltan
Il sito internet Tehran Bureau, una delle fonti più importanti sulla crisi in Iran, pubblica oggi la lettera del fidanzato di Neda Aghani Soltan, martirizzata sabato 21 giugno per le strade di Teheran durante una manifestazione che chiedeva pacificamente giustizia e vera democrazia per l’Iran. Caspian Makan ha trentasette anni ed è un autore di documentari naturalistici. La traduco in italiano per voi, chi volesse leggere la versione in  inglese può trovarla qua:

Neda era una ragazza molto felice, era, come posso dire, una persona semplice, innocente, dolce. Era il tipo di ragazza che quando andavamo da qualche parte insieme, tutti la apprezzavano, le persone erano attratte da lei. Era molto gentile con le persone, aveva una personalità davvero dolce, molto dolce, innocente e aperta. Le persone erano attratte da lei.

Non le interessava affatto la politica, né era una contestatrice o un membro di questo movimento della “rivoluzione verde”. Non appoggiava nessuno dei candidati. Voleva solo la democrazia ed un po’ di libertà, un po’ di libertà in modo logico e ragionevole, ecco cosa voleva: solo i diritti primari del popolo iraniano che questo regime vuole portare via.

Ci conoscevamo solo da tre mesi. Non è stato abbastanza a lungo…

Non è vero che dovevamo sposarci. Ne parlavamo ma volevamo conoscerci meglio. Non ci eravamo incontrati in Iran, ci siamo incontrati in Turchia tre mesi fa, eravamo entrambi in vacanza.

La Turchia è uno di quei pochi posti in cui gli iraniani possono andare senza passaporto e avevamo prenotato tutti e due per una gita. Lei era con un’amica, voleva vedere il mondo per quanto possibile, ed io avevo deciso di fare una pausa, di andare in un posto dove poter respirare un po’ di aria libera. Ci siamo incontrati all’aeroporto di Izmir. Per caso eravamo seduti accanto, lei con la sua amica ed abbiamo iniziato a parlare. Ero attratto dal suo sorriso e dal suo modo delizioso di parlare e di essere. La vacanza sarebbe durata 8 giorni e li abbiamo passati insieme per tutto il tempo.

Quando siamo tornati in Iran, abbiamo continuato a vederci. Vivevamo entrambi a Teheran, lei viveva con la sua famiglia nella parte occidentale della città ed io ho un appartamento non molto distante. Il nostro rapporto è diventato più profondo e abbiamo visto che ci piaceva stare l’uno con l’altra; avevamo gusti molto simili, eravamo d’accordo su molte cose della vita, eravamo d’accordo sulle cose veramente importanti. Avevamo gli stessi valori e la stessa visione della vita. Eravamo sempre insieme e siamo diventati molto, molto vicini.

Io sono uno sceneggiatore e un regista; realizzo documentari di storia naturale ed anche lei aveva una passione per la natura. Aveva una personalità artistica e sensibile e le piaceva anche la filosofia. Abbiamo avuto alcune conversazioni così interessanti sulla filosofia, sulla religione… Cantava e suonava il violino e voleva imparare il pianoforte; amava davvero la musica ed aveva cominciato a imparare la fotografia, avevamo comprato da poco una bella macchina fotografica, lei voleva fare fotografie naturalistiche, mi voleva aiutare con i miei libri e i miei film, ed io le stavo insegnando come fare. Aveva molto talento.

Ma non avevamo deciso di sposarci perché ci volevamo conoscere meglio ed erano passati solo pochi mesi. Lei era una ragazza che non desiderava solo avere un fidanzato ed io ho passato l’età in cui si gioca con le storie d’amore. Volevo una cosa stabile. Eravamo seri e siccome volevamo vedere se davvero dovevamo stare insieme, avevamo deciso di passare un po’ di tempo separati per decidere cosa volevamo fare.

Per 10, 12 giorni non c’eravamo visti e non eravamo rimasti in contatto perché volevamo vedere come ci sentivamo davvero l’uno per l’altra. Avevamo scelto un giorno per incontrarci e ci eravamo messi d’accordo che quel giorno avremmo deciso se volevamo davvero stare insieme, passare la vita l’uno con l’altro. Sapevo di volere stare con lei e quando è arrivata all’appuntamento sapevo che anche lei sentiva lo stesso ed ero molto felice. Avevamo deciso entrambi di stare insieme e quindi andavamo avanti verso questa situazione. Non eravamo ancora fidanzati ufficialmente ma eravamo su quella strada.

Cinque, sei giorni prima che fosse martirizzata, abbiamo litigato, perché ero molto preoccupato per il suo gironzolare da sola per la città col rischio di essere catturata dalle proteste. Non sentivo che fosse sicura e abbiamo litigato per questo. Lei voleva vedere cosa stava succedendo, non era una parte della “rivoluzione verde” ma credeva nella libertà dell’Iran e voleva dimostrare il suo sostegno. Ma non era mai andata alle manifestazioni; era solo curiosa ed io non volevo che lo facesse. Era dispiaciuta che io non la appoggiassi in questo, così mi ha detto: “Tu mi appoggi in tutto il resto, perché non adesso?”

Non sosteneva nessuno degli attuali candidati ma sperava che con un po’ di aiuto forse questa poteva essere una strada che un giorno avrebbe condotto alla democrazia. Non credeva nella violenza né nell’aggressività, per questo non voleva unirsi alle manifestazioni.

Mi sentivo troppo protettivo per volere che fosse coinvolta in questo. Come posso spiegare, lei era un tesoro per me ed io volevo proteggerla, assicurarmi che niente di male potesse succederle.

A volte ho una sensazione sulle cose prima che accadano, una sorta di sesto senso ed avevo una cattiva sensazione che non riuscivo a scuotermi di dosso, per questo non volevo che lasciasse casa, che andasse in giro per la città come faceva sempre, che andasse vicino alle proteste, pensavo che non fosse sicuro ma lei insisteva ad andare a vedere cosa stava succedendo.

Avevamo un appuntamento per il giorno dopo. Dovevo vederla il giorno dopo quando è stata martirizzata.

Non stava andando alla protesta, ma era rimasta in macchina per più di un’ora, sai com’è guidare a Teheran, i tragitti possono essere così lunghi e c’è caldo adesso, estate piena, e siccome c’erano le manifestazioni c’era più traffico che mai. Aveva caldo, l’aria condizionata nella sua macchina era rotta… Avrei dovuto riparare l’aria condizionata della sua macchina ma non c’ero arrivato.

Così è uscita dalla macchina per sgranchirsi le gambe. Era col suo maestro di musica e stavano facendo un giro nei dintorni, erano abbastanza lontani dalle manifestazioni, in nessun modo vicino ai guai, solo ai confini, quando all’improvviso le hanno sparato. Avete visto quello che è successo, non ne posso parlare…

Penso che la morte sia una cosa naturale, è un altro stato dell’essere come il dormire, un’altra fase che tutti dobbiamo affrontare nella vita. Ma questo vale per la morte naturale; essere uccisi, essere uccisi non è naturale.

Le persone non hanno il diritto di prendere la vita di un altro essere umano. Mai.

Solo chi ha dato la vita può portarla via. Dio, non le persone. Nessuno ha il diritto di prendere la vita di un altro essere umano, è sbagliato.

Come può qualcuno permettersi di uccidere un’altra persona, una persona indifesa e innocente, una dolce e bella ragazza che non ha mai neppure raccolto una pietra, perché deve morire, perché devono morire sempre quelle come Neda? Non hanno diritti? Hanno preso tutti i nostri diritti, stanno per privarci anche del diritto alla vita? Non hanno diritto di vivere? Non abbiamo il diritto di respirare, di vivere, di camminare, di amare e di cantare?

Lei voleva libertà per la nazione in modo logico, libertà di pensiero e di vita. Non era molto colpita da nessuno dei candidati ma comunque sperava che queste proteste potessero portare a una maggiore libertà per il paese.

Invece, le hanno preso la sua libertà, la sua libertà di vivere, di respirare.

Non ho aspettative per questo regime, sono contro di loro e non mi aspetto da loro niente di meglio, per questo non sono deluso dalle loro azioni. Ma penso che se questo regime sarà così palese nel suo maltrattamento del popolo, nel non ascoltare ciò che vogliono e ciò che il loro cuore desidera, se questo regime si metterà contro il popolo in modo così netto, allora perché non ne possiamo parlare? Perché non possiamo discutere i nostri problemi? Perché dobbiamo essere picchiati e uccisi? Perché usano i lacrimogeni e i tubi dell’acqua e i proiettili e i proiettili a salve e le sirene per colpirci? Perché uccidono le Neda di questo mondo per i loro stupidi giochi di potere e fingono che non ci sia niente di sbagliato?

In questi giorni che sono passati dal suo martirio sono stato fuori di me ma sono impegnato con le persone che sono venute a trovarmi e si sono unite al mio dolore. Avevamo molti amici, tutti sono qui, nessuno mi lascia solo, sono appoggiato da tutti i nostri amici e dalla famiglia.

Non riesco a fare niente, Neda era tutta la mia vita e quindi non so come potrò andare avanti. Non riesco ancora a crederci. Non mi interessa se mi faranno qualcosa adesso, hanno portato via la mia ragione di vita.

Anche la sua famiglia è sotto shock, siamo molto uniti. Non ci credono, non è credibile… Come può succedere una cosa del genere? Siamo in contatto e ci appoggiamo l’uno all’altro come possiamo ma davvero come possiamo? Siamo increduli. Lei aveva una sorella maggiore e un fratello minore.

E’ stato difficile avere il suo corpo dalle autorità. Era in un obitorio fuori da Teheran. Gli ufficiali dell’obitorio hanno chiesto se potevano usare alcune parti del suo corpo per trapianti per altri pazienti. La sua famiglia ha accettato perché la volevano seppellire il prima possibile, ma non sapevamo per cosa volevano usarla.

Non hanno permesso che tenessimo un funerale per lei, secondo la nostra tradizione, tre giorni dopo la morte. E’ stata seppellita a Behesht Zahra nel sud di Teheran la domenica. Ci hanno chiesto di metterla in una zona in cui hanno già tombe aperte per i ribelli che hanno ucciso o che programmano di uccidere. Le autorità sanno che lei è diventata un simbolo dell’ingiustizia di questo regime per il resto del mondo e per questo hanno paura di lasciarci fare il funerale. Ma come possiamo piangerla in questo modo, come possiamo celebrare la sua vita se non ce lo lasciano fare?


Una lettera dall’Iran.

24 giugno 2009

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Il professor Norman Geras, dell’università di Manchester, pubblica sul suo blog la lettera di un suo lettore iraniano a proposito degli eventi di sabato 20 giugno, data dell’uccisione di Neda Soltan. La traduzione in italiano è mia, l’originale si può trovare qui.

A proposito della tua domanda: la situazione è molto preoccupante purtroppo, per quanto ciò non significhi che io sia assolutamente deluso. Nelle righe che seguono proverò a descrivere la nostra condizione…
La portata delle brutalità commesse durante il Sabato di sangue è ancora ignota al mondo ed anche alla maggioranza degli iraniani. In tutto il mondo hanno visto la scena dell’omicidio di Neda Agha Soltan ma molti non sanno che lei è stata una delle decine di persone che sono state uccise brutalmente dopo le minacce di Khamenei durante la preghiera del venerdì.
In realtà molte fonti indipendenti negli ospedali e nelle cliniche di Teheran hanno contato più di 150 morti; sì, più di 150. I medici sono stati ridotti al silenzio. In realtà quando meno di una settimana prima (il 16 giugno) i medici e le infermiere dell’ospedale Rasul a Teheran ovest sono stati testimoni degli otto morti e dei 21 feriti dopo le manifestazioni di quel giorno, sono scesi per strada a informare la gente
.
Ma durante il Sabato di Sangue, la situazione era completamente diversa dopo l’ordine di Khamenei di usare violenza contro i dimostranti. Sono in possesso di una testimonianza che arriva da un ospedale non lontano da dove vivo… In questo ospedale soltanto i medici hanno ricevuto 20 morti e molti altri feriti. Le forze di sicurezza si sono spostate all’ospedale dove le persone avevano portato i corpi, per radunare tutti i feriti e i morti; quando le forze militari e paramilitari hanno radunato i corpi, li hanno mandati direttamente ad ospedali militari; hanno spostato questi corpi anche verso altri loro centri. Ho una testimonianza di un evento incredibile nell’ospedale: le forze di sicurezza avrebbero sparato sui feriti uccidendoli prima di trasferirne i corpi. Quando i medici e le infermiere si sono ribellati e sono usciti per strada, hanno aperto il fuoco anche contro di loro.
Ora ci hanno detto che quando le famiglie sono andate a prendere i corpi dei loro parenti, le forze di sicurezza le hanno costrette a firmare appelli contro
Mir Hossain Mousavi  nominandolo responsabile per le morti dei loro familiari (la tesi: hanno partecipato a una manifestazione legata a Mousavi; i killer sono “sconosciuti” ma li troveranno tra gli stessi sostenitori di Mousavi).
Alla luce di questa situazione, puoi capire quanto la società sia scioccata. Comunque, il popolo non ha abbandonato la resistenza. Alcune manifestazioni a livello locale sono continuate e la notte la gente va sui tetti a cantare “Allah-o-Akbar” e “
Abbasso il dittatore” e così via. Anche la notte, la milizia Basji bussa alle porte e minaccia la gente per non fargli cantare gli slogan.
Ci sono stati anche degli scioperi a livello locale; nel Kurdistan iraniano, c’è stato uno sciopero ieri. Ma in mancanza di sindacati indipendenti, è difficile organizzare uno sciopero generale.
Il regime golpista usa tutti i mezzi per sopprimere e stancare il popolo. Cercano di instillare uno stato di terrore. Sia che essi vincano questa guerra ineguale contro persone disarmate in questo momento oppure no, non saranno capaci di mantenere un regime stabile. Questa volta, hanno versato il sangue della gente comune, gente che dicono sia al loro fianco, non solo quello di attivisti politici.”


Per amore di Neda.

22 giugno 2009

Neda
Oggi è il decimo giorno di protesta in Iran.
La repressione del regime iraniano contro il proprio popolo lo delegittima agli occhi del mondo. Non mi aspetto interventi diretti da parte delle potenze occidentali. Non sarebbe utile ai manifestanti, che finalmente potrebbero essere schiacciati con ancora maggiore forza da Ahmadinejad e Khamenei con la scusa di essere spie pagate per sobillare gli animi dal grande demonio Usa. Anche le parole di apertura e di speranza di Barack Obama sono state manipolate dal regime. Il presidente americano invitava Teheran a non colpire i manifestanti pacifici. La traduzione in farsi delle sue parole incitava alla rivolta. Questa è la manipolazione che questo regime attua sull’informazione.
Internet però non è soggetta al controllo dei tiranni. Sulla rete le immagini e la verità su quanto sta succedendo può circolare libera. Grazie alla rete abbiamo appreso il nome di una giovane eroina, Neda Agha-Soltan uccisa con un colpo al petto mentre marciava disarmata per amore della libertà. Neda è una martire, una delle tante purtroppo, di un regime che ha dimenticato la pietà e che uccide il suo stesso popolo quando questo ha il coraggio di sollevarsi.
Neda era nata nel 1982, una ragazza come quasi tutti i manifestanti di una nazione che è composta soprattutto da giovani. Più del 70% degli iraniani hanno meno di trenta anni. Neda era una studentessa e marciava accanto ai suoi professori: sono stati loro a tentare inutilmente di soccorrerla. Ecco perché sta succedendo tutto questo: il vecchio tiranno Khamenei  non capisce nulla del suo popolo che lo ha ormai superato e lasciato indietro nella sua aderenza a valori ormai ingiustificabili che umiliano e perseguitano le donne e le minoranze in Iran. I giovani iraniani si ribellano al regime ma non lo fanno perché corrotti dagli Stati Uniti. I manifestanti in verde vedono nel loro futuro una scelta: l’obbedienza ad un regime crudele e discriminatorio o la ribellione contro questa ingiustizia e per la democrazia.
Smettiamo di guardare a quello che sta succedendo in Iran con gli occhi del novecento. I giovani di Teheran vogliono la libertà e la democrazia: come possiamo aspettare nello schierarci al loro fianco?
Anche se le elezioni non fossero state falsate, cosa di cui ormai non dubita più nessuno, il diritto dei manifestanti ad esprimere la loro opinione non deve essere represso nel sangue. I funerali di Neda sono stati tenuti in silenzio. Il regime ha vietato la partecipazione degli amici della ragazza. E’ evidente la paura che hanno dei simboli.
L’Iran come lo conoscevamo fino a dieci giorni fa non esiste più. Milioni di giovani, coraggiosi come Neda, marciano anche oggi per la libertà e per la democrazia. La repubblica islamica nata nel 1979 è ormai morta. Al suo posto c’è un regime spietato che non esita a uccidere gli inermi  e che sta perdendo giorno dopo giorno, ora dopo ora tutto il fascino che possedeva nel mondo sciita. La mia speranza è che la morte di Neda e dei suoi compagni non sia avvenuta invano.