L’amore è contagioso.

20 giugno 2010

Ho dovuto aspettare qualche ora per trovare le parole adatte a descrivere lo spettacolo che la mia città mi ha offerto ieri.

Palermo, questa città così grigia, così sporca, così cattiva nasconde in modo impenetrabile un cuore colorato e differente, quasi invisibile eppure pulsante. Improvvisamente grazie al lavoro instancabile dei volontari, all’organizzazione impeccabile dell’Arcigay palermitana e alla voglia di amore e di colore della cittadinanza palermitana, questo cuore nascosto è esploso davanti agli occhi di tutti.

Non tutti lo sanno, anche tra i miei cittadini, ma la Palermo è un simbolo per il movimento omosessuale italiano. Proprio qui trenta anni fa nasceva la prima organizzazione per i diritti dei gay nel nostro paese in seguito al tragico omicidio suicidio di due uomini a Giarre. Allora, l’emarginazione e la solitudine potevano portare anche a gesti disperati. Oggi qualcosa sembra cambiato anche se la strada per l’eguaglianza dei diritti in Italia sembra ancora lunga e difficile, anche a causa dell’ombra oscura del Vaticano.

Qualche mese fa avevo saputo che Palermo era stata scelta come sede regionale per il Gay Pride. Mai avrei immaginato una risposta come quella di ieri. Diecimila persone hanno affollato le vie del centro, dopo una settimana difficile.
Erano successe due cose, molto sgradevoli. La prima era stata un comunicato di un’associazione di giovani del PDL che stigmatizzava il Pride descrivendolo come “volgare esibizionismo sessuale”. Come sempre dediti con impegno a negare i diritti degli altri nella difesa dei propri privilegi, questi ragazzotti che si fregiano di una parola che sembrano non capire già nel nome del loro partito, avevano tappezzato la città di manifesti che attaccavano il corteo prima ancora di averlo visto.
L’autore di questo blog si permette ora di dare un esempio di “volgare esibizionismo sessuale” come documentato grazie al blogger Daniele Sensi qualche mese fa. Il protagonista è un simpatico vecchietto che dovrebbe essere ben noto ai più.

Tornando a Palermo. Questa settimana eravamo stati costretti a prendere atto anche dell’intolleranza omofoba di alcuni dei nostri concittadini. Il fotografo scelto per scattare i manifesti del Pride, Francesco Paolo Catalano, era stato insultato e rapinato (a sfregio, diciamo a Palermo, cioè per dispetto, data la natura dei beni sottratti) in pieno centro storico. Quando aveva deciso di denunciare l’accaduto si era dovuto anche scontrare con chi considera ancora, nel 2010, la decisione di fare delle fotografie una provocazione.

Si arrivava quindi al sabato. Festa strepitosa, madrina Vladimir Luxuria, partecipazione garantita di associazioni e sigle gay e non. E la popolazione? E Palermo?

Palermo c’era. Palermo ha risposto. Palermo ha fatto vedere che può essere diversa.
Io oggi posso dire con orgoglio che la mia città è una città europea o almeno vorrebbe esserlo.
Posso dire che i miei concittadini hanno un grande cuore e che in buona parte sono migliori dell’immagine che abbiamo di loro.
Il corteo si ingrossava strada dopo strada, persona dopo persona. Qualcuno, restando in disparte, si chiedeva con preoccupazione se davvero c’erano così tanti gay a Palermo. Noi siamo felici di avere creato questi dubbi.

Il popolo LGBT(E) ieri ha marciato a Palermo e per un pomeriggio si è conquistato la città.
Chi c’era non potrà mai dimenticarlo.