Torno subito.

9 marzo 2010

Dopo una lunga pausa torno a scrivere qualcosa.

Sto bene, non mi hanno rapito gli alieni 😀

Ho solo lavorato a un po’ di cose, spero che alcune daranno frutti.

Il blog è ufficialmente riaperto!


Pandemie e zoonosi, un legame importante.

7 dicembre 2009

Chi legge questo blog sa che qualche mese fa mi sono occupato della pandemia influenzale conosciuta come influenza suina. Dopo qualche settimana di titoli sui giornali, la malattia sembra essere passata in secondo piano.

Si sono diffuse in questi mesi molte notizie. Qualcuno sospetta che nell’allarme lanciato dall’OMS, che ha dichiarato i pericoli legati alla diffusione del virus H1-N1, ci siano dei calcoli legati al potenziale guadagno che ne deriva dalla vendita di medicine antivirali e vaccini. Chi scrive pensa quasi tutto il male possibile dell’industria farmaceutica anche se è costretto ad utilizzarne i prodotti e si è anche vaccinato contro l’influenza A a causa della sua condizione di asmatico. Sono stato però criticato da alcuni lettori perché mi sarei prestato a pubblicizzare un business delle industrie diffondendo la paranoia e la paura. Spero che non sia così: io volevo soltanto invitare le persone ad informarsi di più e a valutare i rischi di sottostimare i pericoli della pandemia.

Mi è capitato di recente di leggere un saggio davvero splendido di un alfiere della dieta vegetariana, il grande romanziere Jonathan Safran Foer, classe 1977. Nel suo Eating Animals, in un capitolo davvero interessante a proposito delle zoonosi, ovvero le malattie che si spostano agevolmente dagli animali all’uomo e viceversa, Foer spiega perché l’esplosione di una pandemia zoonotica sia davvero una minaccia terribile per l’umanità e per quale motivo ci dovrebbe seriamente interessare in che modo vengono trattati gli animali che mangiamo.

La traduzione che segue di una parte di un capitolo del romanzo non è tutelata da nessun diritto. Il libro non è ancora stato tradotto in italiano ma immagino che sarà presto disponibile. Fin da subito dichiaro che rimuoverò il contenuto di questo post qualora me ne fosse fatta richiesta. Spero che la casa editrice capirà che dalla diffusione di questo testo l’interesse per il saggio potrebbe crescere. L’articolo è davvero molto lungo ma lo stile di Foer è splendidamente leggero come nel suo capolavoro Ogni cosa è illuminata.

Influenza / Senza Parole.

Lam Hoi-ka.

La missione di Brevig è un piccolo villaggio Inuit nello stretto di Bering. L’unico impiegato governativo a tempo pieno è un “amministratore finanziario”. Niente polizia né vigili del fuoco, nessuna nettezza urbana. Ma, sorprendentemente, c’è un servizio di incontri online. (Si sarebbe potuto pensare che con soli 276 abitanti, tutti avrebbero potuto più o meno sapere chi era disponibile.) Ci sono due donne e due uomini che cercano l’amore, cosa che potrebbe produrre un buon risultato, se non fosse che uno degli uomini – stando all’ultima volta che ho controllato il sito, almeno – non è interessato alle donne. Cutieguyl, un africano nero, che si descrive come “grazioso e alto un metro e sessanta” è la seconda persona che ti potresti aspettare meno di trovare a Brevig. Il premio va tuttavia a Johan Hultin, uno svedese di un metro e ottanta con una chioma di capelli bianchi ed un pizzetto bianco ben rasato. Hultin è arrivato a Brevig il 17 agosto del 1997, dopo aver informato una sola persona di questo viaggio e si è messo subito a scavare. Sotto metri di solido ghiaccio c’erano corpi. Stava portando alla luce una fossa comune.

Nel profondo del permafrost erano conservate le vittime della pandemia influenzale del 1918. L’unica persona con cui Hultin aveva condiviso i suoi piani era un collega scienziato, Jeffery Taubenberger, anche egli in cerca della fonte dell’influenza del 1918.

La ricerca dei morti del 1918 da parte di Hultin era puntuale. Solo pochi mesi prima del suo arrivo alla missione di Brevig, un virus del tipo H5-N1 era apparentemente “saltato addosso” agli esseri umani per la prima volta dai polli di Hong Kong – un evento forse storicamente rilevante.

Lam Hoi-ka, tre anni, fu la prima delle sei vittime uccise da questa versione particolarmente minacciosa del virus H5-N1. Io, e ora anche voi, conosco il suo nome perché quando un virus mortale salta da una specie all’altra, si apre una finestra attraverso la quale una nuova pandemia può entrare nel mondo. Se le autorità sanitarie non avessero agito bene (o se la nostra fortuna fosse stata minore), quella di Lam Hoi-ka avrebbe potuto essere la prima morte di una pandemia globale. Potrebbe ancora essere così. Le preoccupanti conseguenze dell’H1-N5 non sono scomparse dal pianeta anche se hanno lasciato i titoli dei giornali americani. La domanda da farsi è se continuerà a uccidere un numero relativamente basso di persone o se muterà in una versione più mortale. I virus come l’H5-N1 possono essere imprenditori feroci, che innovano costantemente, instancabile nel loro scopo di corruzione del sistema immunitario degli uomini.

Con un potenziale incubo da H5-N1 incombente, Hultin e Taubenberger volevano sapere che cosa aveva causato la pandemia del 1918. E per una buona ragione: la pandemia del 1918 aveva ucciso più persone ed in un periodo più rapido rispetto a qualsiasi altra malattia – o qualsiasi altra cosa in generale – sia prima che dopo.

Influenza.

La pandemia del 1918 viene ricordata come “febbre spagnola” perché la stampa spagnola fu l’unico mezzo di comunicazione occidentale a coprire in modo adeguato le notizie sulla massiccia ecatombe. (Alcuni speculano che ciò successe perché gli spagnoli non erano in guerra e la loro stampa non era così distorta dalla censura del periodo bellico e dalle relative distrazioni.) Nonostante il nome, la febbre spagnola colpì il mondo intero – questo è ciò che la rende una pandemia piuttosto che una semplice epidemia. Non era stata la prima pandemia influenzale, né la più recente (anche il 1957 e il 1968 hanno assistito a pandemie), ma è stata di gran lunga la più mortale. Laddove l’AIDS ha avuto bisogno di quasi ventiquattro anni per uccidere 24 milioni di persone, la febbre spagnola ne ha uccise altrettante in ventiquattro settimane. Alcune recenti revisioni del conto delle vittime suggeriscono un numero più corretto di 50 o anche 100 milioni di morti in tutto il mondo. Le stime suggeriscono che un quarto degli americani, e forse un quarto della popolazione mondiale, cadde ammalata.

Diversamente dalla maggior parte delle altre influenze che minacciano mortalmente solo le persone molto giovani, molto anziane e già malate, la febbre spagnola uccise persone sane nel fiore degli anni. La mortalità fu in realtà maggiore nel gruppo compreso tra i venticinque e i ventinove anni e, nel momento più drammatico dell’influenza, l’aspettativa media di vita per gli americani si era ridotta a trentasette anni. La portata della disgrazia fu così ampia in America – così come ovunque – che mi sembra impossibile non averne saputo di più a scuola, o attraverso diari o storie. Quasi ventimila americani morirono in una settimana durante il picco della febbre spagnola. Scavatrici a vapore furono usate per scavare fosse comuni.

Le autorità sanitarie oggi temono precisamente un evento di questo tipo. Molti dichiarano con insistenza che una pandemia causata dal virus H5-N1 sia inevitabile, e che la vera domanda sia quando colpirà e, ancora più importante, quanto sarà grave.

Anche se il virus H5-N1 dovesse riuscire a evitarci senza un impatto maggiore rispetto alla recente esplosione di influenza suina, nessuna autorità sanitaria oggi predice che le pandemie possano essere completamente prevenute. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha detto semplicemente: “Sappiamo che un’altra pandemia è inevitabile… sta arrivando.” L’Istituto di Medicina dell’Accademia Nazionale di Scienza ha aggiunto più recentemente che una pandemia è “non solo inevitabile, ma in ritardo.” La storia recente ha registrato in media una pandemia ogni ventisette anni e mezzo, e ne sono passati più di quaranta dall’ultima. Gli scienziati non possono conoscere con certezza il futuro delle malattie pandemiche, ma possono immaginare e sanno che esiste una minaccia imminente.

Gli ufficiali dell’OMS hanno a disposizione il più grande insieme di dati mai raccolto a proposito di una nuova potenziale pandemia influenzale. Per questo è abbastanza ansiogeno il fatto che questo tipo di istituzione da giacca-cravatta-e-camice-bianco, molto non-c’è-niente-di-cui-preoccuparsi-adesso abbia rilasciato la seguente lista di “cose che hai bisogno di sapere a proposito dell’influenza pandemica” per la sua base, cioè tutti noi:

Il mondo potrebbe essere sull’orlo di una nuova pandemia.

Tutti i paesi sarebbero coinvolti.

La malattia scoppierebbe su larga scala.

Le capacità mediche sarebbero inadeguate.

Ci sarebbero un numero massiccio di morti.

Il tracollo economico e sociale sarebbe importante.

La relativamente conservatrice OMS suggerisce “una stima relativamente conservatrice – da 2 milioni a 7,4 milioni di morti” se l’influenza aviaria dovesse saltare sugli esseri umani e diventare trasmissibile con l’aria (come è successo per l’influenza suina – l’H1-N1). “Questa stima”, spiegano inoltre, “è basata sulla pandemia abbastanza lieve del 1957. Le stime basate su un virus più violento, più vicino a quello visto nel 1918, sono state fatte e sono molto più alte.” Pietosamente l’OMS non include queste stime più alte nella sua lista di “cose che devi sapere”. Spietatamente, non possono però dire che le stime più alte siano meno realistiche.

Hultin alla fine ha scoperto i resti di una donna tra i morti congelati del 1918 e l’ha chiamata Lucy. Ha sezionato i polmoni di Lucy e li ha mandati a Taubenberger, che ha preso campioni di tessuto ed ha trovato prove di qualcosa di davvero notevole. I risultati, pubblicati nel 2005, mostrano che la fonte della pandemia del 1918 fu l’influenza aviaria, la malattia degli uccelli. Ad una importante questione scientifica era stata data risposta.

Altre prove suggeriscono che il virus del 1918 possa essere mutato tra i maiali (che hanno la caratteristica unica di essere suscettibili sia ai virus umani che a quelli aviari) o anche nelle popolazioni umane per un certo periodo di tempo prima di raggiungere il virtuosismo mortale della sua versione finale. Non possiamo esserne sicuri. Ciò di cui possiamo essere sicuri è l’esistenza di un consenso scientifico sul fatto che nuovi virus, che si spostano dagli animali domestici agli umani, saranno una delle maggiori minacce sanitarie del futuro che siamo in grado prevedere. La preoccupazione non riguarda soltanto l’influenza aviaria, quella suina o quella che verrà dopo ma l’intera classe di patogeni “zoonotici” (dagli animali agli uomini e viceversa) – specialmente virus che si spostano tra umani, polli, tacchini e maiali.

Possiamo anche essere sicuri che ogni discorso sull’influenza pandemica oggi non può ignorare il fatto che l’evento patologico più devastante che il mondo abbia conosciuto, ed una delle maggiori minacce sanitarie nei nostri confronti oggi, hanno tutto a che fare con la salute degli animali domestici del mondo, specialmente gli uccelli.


Pausa tesi.

31 ottobre 2009

Un saluto e un ringraziamento a chi continua a venire su questo blog nonostante lo scarsissimo aggiornamento.

Il titolare al momento è occupato a scrivere la sua tesi magistrale. Ci sentiamo presto!


Rita Atria, fiore dell’estate.

26 luglio 2009

RitaAnniversario

La fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta hanno visto una rivoluzione culturale in Sicilia. Per la prima volta masse di cittadini si opponevano in modo aperto alla mafia, l’omertà cominciava a cadere e i siciliani iniziavano a chiedere giustizia a grande voce.
Secondo Salvatore Borsellino, fratello dell’eroe Paolo, la morte dei giudici, il loro sacrificio è stata la molla che ha fatto scattare la reazione del popolo agli orrori delle mafie. Lo sguardo chiaro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha scavato un solco nell’animo dei loro conterranei e di molti italiani, tutta gente che ormai non vuole più girare la testa.
Proprio la consapevolezza della società civile, ancora di più del fenomeno dai molti toni di grigio del pentitismo, è la grande vittoria dei giudici martiri della mafia. L’impossibilità per ogni siciliano di evitare di schierarsi. La necessità di una posizione chiara sul fenomeno mafioso.
Purtroppo per ottenere questi risultati è stato versato del sangue. Il sangue dei giudici e degli uomini delle loro scorte. Il sangue dei politici onesti come Pio La Torre e degli attivisti più puri come Peppino Impastato. Ma anche il sangue di Rita Atria.
Rita era una ragazzina, quando è morta aveva 17 anni. Paolo Borsellino era il suo secondo padre, quello cui aveva confidato i segreti sporchi della sua famiglia, la violenza, la sopraffazione e gli omicidi. Non era una pentita Rita Atria, perché non aveva proprio niente di cui pentirsi. Nella sua brevissima vita era stata testimone della brutalità di una mafia che le aveva portato via il padre, il fratello e moltissimi amici e parenti. Assieme alla cognata Piera Aiello, Rita Atria decise nel 1992 di raccontare quello che sapeva.
Dopo la sua morte in questo giorno di fine luglio, diciassette anni fa, la madre impazzita distrusse la lapide della sua tomba ripudiandone la memoria. Cosa aveva fatto di così tremendo?
Rita Atria aveva testimoniato lo schifo, la vergogna, l’orrore della mafia. Le sue dichiarazioni avevano aiutato il giudice Borsellino a smantellare parte dell’organizzazione mafiosa della zona di Partanna, facendo luce su omicidi e lotte di potere che coinvolgevano i politici del paese.
Nelle terre di mafia le persone coraggiose che raccontano la verità vengono chiamate infami. Per la sua famiglia, Rita era una traditrice.
Quando andò incontro alla morte, scegliendo il suicidio alla disperazione della solitudine, Rita non sapeva che anche il suo sacrificio sarebbe servito a svegliare le coscienze. Se una ragazzina rinuncia alla vita dopo la morte del giudice che gliel’aveva salvata, la responsabilità ricade tutta su di noi.
Su di noi siciliani che assistiamo spesso troppo in silenzio alle ingiustizie quotidiane ed alla consueta immondizia che chiamano mafia. Su di noi persone oneste che cerchiamo di comportarci sempre rettamente in un mondo disonesto. Dal sangue e dalla carne di Rita Atria deve nascere la testimonianza di una vita giusta, di un esempio di coraggio. Una rivoluzione ancora tutta da combattere.
Dobbiamo essere in grado di continuare la battaglia di Rita. Raccontare la verità rimane un atto di coraggio in Sicilia.


Carcasse di animali in via Archirafi.

1 giugno 2009

IMG_1184 Una macabra scoperta è stata fatta questa mattina da alcuni studenti della facoltà di scienze di via Archirafi a Palermo. Sparsi nei pressi di un cassonetto, colmo di rifiuti a causa dei ritardi nel ritiro dell’immondizia, c’erano i poveri resti di alcuni animali e degli strumenti che erano stati usati per analizzarli in laboratorio. A pochi centimetri dal marciapiede si trovano cadaveri di uccelli e altri animali selvatici, parzialmente chiusi dentro bustine di plastica ma in realtà in balia degli elementi. Accanto alle carcasse ci sono anche provette che contengono parti anatomiche (probabilmente si tratta di occhi di volpe), siringhe e documenti di vario tipo. La polizia, regolarmente avvisata del ritrovamento, ha ritenuto di non intervenire scaricando la responsabilità sull’Amia.

IMG_1177 Si tratta evidentemente di rifiuti speciali, la cui disposizione è oggetto di leggi specifiche e che non possono in ogni caso essere gettati in normali sacchetti neri di plastica. La permanenza dei rifiuti sul suolo pubblico ha reso manifesta la presenza delle carcasse, probabilmente perché alcuni cani randagi hanno strappato la plastica dei sacchetti, contribuendo a spargere i cadaveri. Oltre ai resti animali ci sono anche altri documenti, in particolare dei tesserini venatori rilasciati dalla regione siciliana. Si tratta di documenti personali che consentono l’esercizio della caccia su tutto il territorio nazionale. Anche in questo caso, le forze dell’ordine hanno ritenuto di non intervenire per verificare la presenza di questi documenti. IMG_1181 Le responsabilità di una tale illegittima disposizione dei rifiuti non sono chiare. La vicinanza con l’università e la presenza di documenti intestati al dipartimento di zoologia fa però riflettere ed al momento, l’ipotesi che i cadaveri provengano da un laboratorio interno all’università sembra l’unica corroborata da fatti.

Update: il video è sull’homepage del Corriere.


Munnizza is burning.

30 maggio 2009

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Nel silenzio dei media nazionali, Palermo è sepolta dall’immondizia. Probabilmente è la vicinanza delle elezioni europee la causa di questa omertà in una vicenda che coinvolge direttamente l’amministrazione pidiellina della città.
Come Napoli alcuni mesi fa, alcune vicissitudini della azienda municipalizzata locale, l’Amia, hanno fatto precipitare una situazione che già da alcuni mesi era preoccupante. L’Amia perde circa due milioni di euro al mese ed avrebbe bisogno di uno stanziamento comunale di oltre 35 milioni di euro per sopravvivere.
Il rifiuto degli operatori ecologici di lavorare oltre l’orario stabilito dal contratto è il motivo dello sciopero che sta facendo accumulare i rifiuti urbani nelle strade del centro e della periferia. La maggior parte dei mezzi destinati alla raccolta è inoltre ferma in officina. Nel frattempo, il Comune di Palermo sta cercando di fare approvare un contestatissimo aumento della tassa comunale sui rifiuti, già a livelli record rispetto ai corrispettivi nazionali.  Inoltre, la discarica di Bellolampo, unica valvola di sfogo per i rifiuti cittadini, è al collasso ormai da mesi.
E’ chiara adesso la responsabilità della pessima amministrazione del Comune di Palermo, caratterizzata da un sindaco fantasma che si è recato in questi giorni al consiglio comunale per la seconda volta dalla sua rielezione nel 2007.  Non è la prima volta, d’altra parte, che l’Amia si trova al centro del dibattito politico cittadino. Il sindaco Cammarata non aveva ritenuto necessario ricorrere al tribunale contro gli amministratori dell’azienda municipalizzata, accusati di falso in bilancio. Il mancato ricorso del sindaco non aveva permesso che i responsabili del dissesto finanziario venissero giudicati per le proprie malversazioni, probabilmente a causa di un conflitto di interessi che lo coinvolge personalmente.
Intanto, con l’estate che si avvicina, l’aria della città diventa irrespirabile e gli animi dei cittadini si accendono. Qualcuno minaccia l’astensione di massa dalle urne, altri criticano apertamente Diego Cammarata e la sua giunta per l’ennesimo colpo alla credibilità della città ed alle speranze di coloro che vorrebbero rendere Palermo una delle capitali del turismo sul Mediterraneo.
Intanto, qualcuno da fuoco ai cassonetti…

http://www.c6.tv/archivio?task=view&id=4535


Sonia Sotomayor, il nuovo avanza anche alla Corte Suprema.

30 maggio 2009

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Mentre alcuni giornalisti negli Stati Uniti ed anche in Italia si affannano per spiegare che il cambiamento portato dal nuovo presidente Obama nella politica americana è solo di facciata, le ultime notizie sembrano confermare che le novità nell’approccio presidenziale ci sono, eccome.
Il 26 maggio, il giudice Sonia Sotomayor è stata nominata membro della Corte Suprema dal presidente Usa, un gesto altamente simbolico (come lo è sempre la prima nomina presidenziale al più importante organo costituzionale di Washington). La donna è di origine ispanica e proviene dal Bronx, un quartiere noto in tutto il mondo per l’alto tasso di criminalità e di conflitto etnico. Obama dimostra con questa nomina, di essere l’esponente di un nuovo corso della politica americana, finalmente aperto non solo alla comunità Wasp, ovvero gli americani di origine anglosassone, da sempre protagonisti dell’establishment, ma anche alle moltissime minoranze che compongono il popolo americano.
La notizia è stata accolta con grande favore dai sostenitori di Obama che vedono affermarsi uno delle speranze con le quali avevano accompagnato il giovane senatore dell’Illinois alla Casa Bianca. Rimangono delusi anche coloro, ed anche in Italia sono numerosi, che vedevano il cambiamento americano come solo di facciata, con la politica americana sempre troppo dipendente dalle lobbies e da fantomatiche associazioni massoniche.
I delusi sono naturalmente i repubblicani. Attaccare il presidente su una decisione di questo tipo è difficile, come camminare su un camp0 minato. I GOP hanno il non facile compito di mettere in discussione la scelta di Obama senza cadere in invettive razziste e sessiste. Non sempre ci sono riusciti, date le intemperanze di Rush Limbaugh e Newt Gingrich, esponenti molto conosciuti e popolari del partito repubblicano, che non hanno esitato a definire la nomina come dimostrazione di un sentimento razzista suscitando aspre critiche anche all’interno del loro schieramento.
A mio parere, invece, la nomina di Sonia Sotomayor deve essere di esempio anche in Europa. In Italia, un presidente del consiglio ormai incapace di percepire il paese reale ha lanciato una invettiva contro chi vorrebbe un paese multietnico senza rendersi conto che la nazione che egli governa con sempre minore credibilità internazionale è già arricchita dalla presenza di esperienze e di culture differenti.
Per chi si riconosce nel cambiamento democratico messo in atto da Obama, è necessario lavorare per affermare i diritti di tutti gli individui che arricchiscono il nostro paese senza ricevere quasi nulla in cambio. Il futuro è già davanti ai nostri occhi, sarebbe assurdo girarsi dall’altra parte.