L’amore è contagioso.

20 giugno 2010

Ho dovuto aspettare qualche ora per trovare le parole adatte a descrivere lo spettacolo che la mia città mi ha offerto ieri.

Palermo, questa città così grigia, così sporca, così cattiva nasconde in modo impenetrabile un cuore colorato e differente, quasi invisibile eppure pulsante. Improvvisamente grazie al lavoro instancabile dei volontari, all’organizzazione impeccabile dell’Arcigay palermitana e alla voglia di amore e di colore della cittadinanza palermitana, questo cuore nascosto è esploso davanti agli occhi di tutti.

Non tutti lo sanno, anche tra i miei cittadini, ma la Palermo è un simbolo per il movimento omosessuale italiano. Proprio qui trenta anni fa nasceva la prima organizzazione per i diritti dei gay nel nostro paese in seguito al tragico omicidio suicidio di due uomini a Giarre. Allora, l’emarginazione e la solitudine potevano portare anche a gesti disperati. Oggi qualcosa sembra cambiato anche se la strada per l’eguaglianza dei diritti in Italia sembra ancora lunga e difficile, anche a causa dell’ombra oscura del Vaticano.

Qualche mese fa avevo saputo che Palermo era stata scelta come sede regionale per il Gay Pride. Mai avrei immaginato una risposta come quella di ieri. Diecimila persone hanno affollato le vie del centro, dopo una settimana difficile.
Erano successe due cose, molto sgradevoli. La prima era stata un comunicato di un’associazione di giovani del PDL che stigmatizzava il Pride descrivendolo come “volgare esibizionismo sessuale”. Come sempre dediti con impegno a negare i diritti degli altri nella difesa dei propri privilegi, questi ragazzotti che si fregiano di una parola che sembrano non capire già nel nome del loro partito, avevano tappezzato la città di manifesti che attaccavano il corteo prima ancora di averlo visto.
L’autore di questo blog si permette ora di dare un esempio di “volgare esibizionismo sessuale” come documentato grazie al blogger Daniele Sensi qualche mese fa. Il protagonista è un simpatico vecchietto che dovrebbe essere ben noto ai più.

Tornando a Palermo. Questa settimana eravamo stati costretti a prendere atto anche dell’intolleranza omofoba di alcuni dei nostri concittadini. Il fotografo scelto per scattare i manifesti del Pride, Francesco Paolo Catalano, era stato insultato e rapinato (a sfregio, diciamo a Palermo, cioè per dispetto, data la natura dei beni sottratti) in pieno centro storico. Quando aveva deciso di denunciare l’accaduto si era dovuto anche scontrare con chi considera ancora, nel 2010, la decisione di fare delle fotografie una provocazione.

Si arrivava quindi al sabato. Festa strepitosa, madrina Vladimir Luxuria, partecipazione garantita di associazioni e sigle gay e non. E la popolazione? E Palermo?

Palermo c’era. Palermo ha risposto. Palermo ha fatto vedere che può essere diversa.
Io oggi posso dire con orgoglio che la mia città è una città europea o almeno vorrebbe esserlo.
Posso dire che i miei concittadini hanno un grande cuore e che in buona parte sono migliori dell’immagine che abbiamo di loro.
Il corteo si ingrossava strada dopo strada, persona dopo persona. Qualcuno, restando in disparte, si chiedeva con preoccupazione se davvero c’erano così tanti gay a Palermo. Noi siamo felici di avere creato questi dubbi.

Il popolo LGBT(E) ieri ha marciato a Palermo e per un pomeriggio si è conquistato la città.
Chi c’era non potrà mai dimenticarlo.


Solidarietà agli operatori del 114 per l’Infanzia.

9 marzo 2010

Ci sono realtà virtuose eppure poco conosciute. A Palermo dal 2004 opera il servizio 114 Emergenza Infanzia gestito dal Telefono Azzurro. Fino al 31 dicembre trentacinque operatori altamente qualificati rispondevano 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con turni molto impegnativi, alle chiamate al 114. A loro si rivolgevano i bambini e le famiglie di tutta Italia che avevano bisogno di aiuto e di sostegno.

Oggi gli operatori sono stati sostituiti da sette nuovi impiegati, abbastanza qualificati per rispondere alle necessità di chi chiama, probabilmente. Ma la drammatica riduzione del numero dei lavoratori, unita alla necessità del mantenimento del servizio sociale all’infanzia fa sorgere alcune domande. Come faranno in sette a reggere il traffico nazionale? Perché non è stato permesso a chi aveva accumulato una esperienza importante di proseguire il suo lavoro?

La dirigenza dice che il servizio era diventato troppo costoso. Le sovvenzioni per il servizio arrivano però dal Governo, in particolare la prosecuzione del servizio fino ad aprile è garantita grazie ai fondi stanziati dal Ministero per le Pari Opportunità. I sette nuovi operatori sono oggi affiancati da alcuni ragazzi del servizio civile volontario, anche essi pagati con fondi ministeriali.  E’ chiaro che i volontari non possono essere sufficientemente qualificati per un servizio sociale di enorme responsabilità dato che sono stati formati in soli due mesi.

Per protestare contro queste decisioni prese dalla dirigenza del 114, gli ex operatori hanno deciso di occupare la chiesa di San Francesco Saverio nel quartiere dell’Albergheria di Palermo, quartiere simbolo per la lotta contro l’infanzia abbandonata e gli abusi contro i minori grazie al lavoro di padre Scordato, parroco della chiesa occupata.  Gli occupanti chiedono il rispetto dei loro diritti, come il diritto al lavoro ed ad un equo trattamento anche per i precari che perdono il lavoro, ma chiedono soprattutto che non venga distrutto un importantissimo servizio sociale per la comunità.

La lotta di questi uomini e queste donne che hanno perso il lavoro ha un grande valore simbolico in un’Italia che vede i servizi sociali più importanti tagliati e sfasciati, ogni giorno di più. Licenziando i professionisti e affidando responsabilità enormi a persone con scarsa esperienza e poco qualificate si rischia di distruggere una risorsa fondamentale per i minori in Italia come era stato finora il numero 114 per l’Infanzia. In questi giorni in cui si discute soprattutto di elezioni e di rispetto delle regole, le basi più importanti dell’equilibrio sociale e solidale non devono essere minacciate.


Pomeriggio di violenza allo Zetalab.

20 gennaio 2010

Fino a quando non si assiste alla violenza non è possibile credere che sia possibile.  Ieri, 19 gennaio 2010, è stato versato del sangue in via boito a Palermo, senza nessun motivo.

Dal 2001 nella strada, traversa della centralissima via notarbartolo, un asilo abbandonato è stato occupato ed è diventato un centro sociale. Dopo un inizio assolutamente lineare con la storia di tutti i centri sociali occupati, lo Zetalab è diventato qualcosa di diverso a partire dal 2003 quando ha deciso di ospitare una trentina di persone provenienti dal Sudan che richiedevano l’asilo politico. L’assoluta incapacità dimostrata dall’amministrazione comunale, che già allora era guidata dall’inane Cammarata, nel fornire l’accoglienza per i richiedenti asilo come previsto dalle leggi in materia, aveva trasformato lo Zetalab in un’esperienza inedita di cogestione tra gli attivisti e i sudanesi. Nel corso dei mesi e poi degli anni, il centro sociale si è distinto per la sua attività antirazzista, per la coerenza del suo operato e per l’accoglienza dimostrata agli immigrati che avevano bisogno di un posto dove vivere.

Nonostante un riconoscimento di fatto ottenuto dal Comune, che aveva deciso di fornire l’acqua tramite acquedotto alla struttura occupata, la tensione con l’amministrazione è continuata di fatto per tutta la storia dello Zetalab che è stato anche oggetto di attentati intimidatori e minacce. La situazione è ulteriormente peggiorata dal 2008. L’associazione “Aspasia” ha infatti ottenuto in concessione il bene occupato e, preso atto dell’occupazione, ha avviato le pratiche legali per lo sgombero. Di recente, una sentenza esecutiva ha ordinato la liberazione dei locali ed è stato aperto un tavolo di trattative tra le parti in causa cui hanno partecipato anche esponenti politici locali dell’opposizione che cercavano di mediare tra le posizioni delle istituzioni e quella degli occupanti dello Zetalab. Ci sono stati alcuni brevi momenti di tensione a quanto riportato anche dall’edizione locale di Repubblica.

Ieri mattina alle ore 9 l’ufficiale giudiziario, scortato da uno spiegamento impotente di forze dell’ordine ha provveduto allo sgombero dei locali. I trenta sudanesi sono stati messi sulla strada e sono rimasti sul tetto soltanto due attivisti dello Zetalab ed il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli. C’è stato un ultimo tentativo di intavolare una trattativa, sponsorizzata ormai anche dal comune di Palermo che ha proposto ad Aspasia l’assegnamento di un bene alternativo. Aspasia ha rifiutato.

Nel corso delle ore un piccolo gruppo di dimostranti si è radunato in via boito. Io sono arrivato verso le 16 ed ho trovato un’atmosfera tranquilla, quasi rassegnata. Al di là del cordone protettivo della polizia che si era disposta su due file per chiudere l’accesso al centro sociale, continuava una trattativa ormai chiaramente vana dopo il rifiuto di Aspasia di tornare a discutere. C’erano sicuramente meno di cento persone tra attivisti, simpatizzanti e semplici curiosi. Si sentivano battute, si scambiavano commenti, si arrivava perfino a prendere bonariamente in giro gli amici sul tetto. Quasi tutti i presenti erano convinti di assistere alla morte lenta di una realtà sociale che avevano imparato a conoscere e apprezzare nel corso degli anni.

Dopo il tramonto, due attivisti del centro sociale hanno cominciato una piccola assemblea di autoconvocati, gestita col megafono. Sono state esposte le ragioni del presidio, la decisione di non mollare e l’appello alla convocazione della cittadinanza. Come detto prima, le presenze in via boito non raggiungevano il centinaio. Dopo gli attivisti del centro, apparsi sconfortati e nervosi fin dal primo pomeriggio, una donna appartenente al movimento degli insegnanti precari ha deciso di intervenire per spiegare il sostegno ricevuto nell’organizzazione dei loro incontri proprio dallo Zetalab. In quel momento, senza nessun preavviso, senza alcun motivo, la polizia ha deciso di caricare. Nessuno guardava il cordone, l’insegnante parlava dando le spalle al centro sociale: improvvisamente i manganelli hanno cominciato a roteare e colpire le persone nella prima fila. Come potete immaginare c’è stato un fuggi fuggi generale. Le botte venivano inferte con violenza contro teste scoperte e schiene in fuga, i bersagli erano scelti a casaccio.

La prima carica si è arrestata quasi subito. Purtroppo qualcuno tra i manifestanti ha deciso di reagire ed ha lanciato due bottiglie, nascondendosi vigliaccamente in mezzo alla folla attonita, ancora sconvolta dalle prime botte. La reazione della polizia non si è fatta attendere. Questa volta la carica è stata davvero molto violenta ed i manifestanti sono stati inseguiti fino a via notarbartolo. Ci sono stati tre arresti e la violenza micidiale contro quelli che sono rimasti indietro. Posso dirlo da testimone oculare: la polizia si è accanita con chi era caduto durante la fuga, manganellando a terra, riempendo di botte ragazze e fuggitivi. Da quel momento in poi i manifestanti hanno cercato di tenersi lontani dalla violenza della polizia.

Avendo rivisto in mezzo a noi il provocatore delle bottiglie, un uomo sulla quarantina vestito con una giacca arancione fosforescente, ho chiamato a me uno dei politici presenti chiedendo che venisse isolato. Purtroppo la mia richiesta non è stata ascoltata ed il lanciatore è rimasto in mezzo ai manifestanti, chiacchierando amabilmente con tutti e dimostrandosi se non interno al movimento per lo meno conosciuto da esso. A quel punto ho capito che le cose avevano preso una piega non coerente con le mie opinioni ferme sulla non violenza. Per questo motivo ho deciso di abbandonare la via boito, dopo essermi accertato che i miei amici non fossero feriti. Sono andato via verso le venti. Sul tetto dello Zetalab c’erano ancora i tre del pomeriggio, vicino all’ingresso i sudanesi.

Il presidio davanti allo Zetalab è rimasto anche durante la notte. In particolare, i sudanesi hanno dormito all’addiaccio con tende e coperte portate dai manifestanti. A prescindere dall’opportunità o meno di una manifestazione di protesta, assolutamente pacifica fino al primo assalto della polizia, lo scandalo è rappresentato davvero da queste persone abbandonate che hanno lasciato il Darfur per sfuggire alla violenza e l’hanno ritrovata nella città di Palermo, durante l’anno 2010, in un gelido pomeriggio di gennaio.

Presto per su C6TV i video della violenza.

Update – 11:40
Risulta ferito e in stato di fermo il professore Andrea Cozzo che insegna Teoria e pratica della nonviolenza all’università di Palermo. La notizia si commenta da sola.

Update – 14:15
C6tv pubblica il video di Ruben Monterosso. Guardate e diffondete.

Update – 19:20
La situazione adesso è molto più tranquilla. I tre fermati sono stati rilasciati anche se due di loro sono stati denunciati. Il presidio continua e oggi c’è stata una manifestazione sotto la pioggia.
Sempre sotto la pioggia rimangono però i cittadini sudanesi che venivano ospitati dallo Zetalab.
Sabato pomeriggio grande manifestazione davanti allo Zetalab con l’obiettivo di spostarsi in tutta la città: concentramento alle 16.
Pare che Palermo possa diventare la metà per il corteo dello sciopero dei migranti del primo marzo. Vi terrò informati.


Multa civica: un’idea contro il parcheggio selvaggio.

28 novembre 2009

Oggi all’assemblea di Muovi Palermo è stata presentata la mia proposta per una “multa civica” da distribuire a chi parcheggia in modo inaccettabile nella città di Palermo. In attesa di sapere se verrà accettata la condivido con voi.

“Caro cittadino, questa non è una multa.
Sai bene anche tu però che dovrebbe esserlo.
Chi posteggia in questo modo contribuisce in modo importante a rendere Palermo una città invivibile e triste.
Posteggiando sulle strisce hai impedito a un pedone di salire sul marciapiede.
Poco male, peccato il pedone fosse un invalido, una vecchietta, un bambino.
Posteggiando su uno scivolo non hai permesso a qualcuno di usarlo.
Cosa interessa a te delle sedie a rotelle, delle carrozzine per bambini, delle necessità dei commercianti.
Posteggiando in seconda fila hai bloccato il traffico, intralciato il trasporto pubblico, esasperato chi aveva parcheggiato prima di te.
Poco male, non sono problemi tuoi.
Noi pensiamo che siano problemi di tutti.
Noi pensiamo che Palermo possa cambiare e che questo dipenda soprattutto dai nostri comportamenti quotidiani.
L’amministrazione Cammarata è incapace di scoraggiare questi comportamenti incivili.
Ma la mancanza di multe non significa mancanza di regole.
Le regole sono la base della convivenza civile.
Siamo sicuri che anche tu hai perso la pazienza qualche volta.
Stavi facendo attraversare la nonna e hai dovuto fermare le macchine con la mano.
Stavi passeggiando in bicicletta sulla pista ciclabile e hai trovato lo scivolo occupato.
Stavi cercando di uscire dal parcheggio e qualcuno ti bloccava.
Caro cittadino, cambiare è possibile.
Aiutaci e aiuta te stesso a rendere Palermo una città migliore.”

Il mio interno non è criminalizzare chi posteggia in modo indecente a Palermo: vorrei solo aumentare la consapevolezza sul fatto che un comportamento incivile, per quanto sporadico, contribuisce alla poca vivibilità della nostra città.

Se Muovi Palermo accetterà la mia proposta, la multa sarà scaricabile dal sito e conterrà una raccomandazione ai “multati”: quella di non gettare via il foglio ma di riusarlo per diffondere l’invito ad un maggiore senso civico.


Notizie da una città dimenticata.

8 ottobre 2009
palermo-sicilia
In questi giorni, con l’Italia giustamente distratta da altre faccende, a Palermo si consuma lo scandalo quotidiano della pessima amministrazione. Il sindaco Diego Cammarata, rieletto appena due anni fa al comune dopo aver battuto il candidato dell’opposizione Leoluca Orlando, è stato travolto da una incredibile serie di scandali che coinvolgono la sua amministrazione e le aziende comunali che dipendono dalle sue nomine. Cammarata aveva promesso miglioramenti alla viabilità, nella gestione dei rifiuti, nella vivibilità della città. Dopo due anni il suo fallimento è evidente a tutti.
Il sindaco del PDL è ormai in minoranza all’interno del consiglio comunale, consiglio che ha sempre disertato dopo la rielezione (si è presentato in aula solo due volte in due anni, una specie di record nazionale). A Palermo tutti sanno quali sono i problemi che la giunta Cammarata non ha mai affrontato o non è riuscita a risolvere. Fuori dalla Sicilia, invece, le vicende del capoluogo sono poco conosciute. Sarebbe interessante chiedersi perché, visto che Palermo è una delle città più importanti d’Italia, roccaforte di un centrodestra che controlla tutti i livelli della pubblica amministrazione. Tuttavia, in una settimana in cui si parla di morti di serie B dopo la tragedia di Messina, è evidente a tutti i siciliani il riguardo che le notizie regionali hanno sulla stampa nazionale. D’altra parte è una prassi ormai confermata, sottolineata più di una volta anche da Roberto Saviano quando parla di mafia, quella di relegare i problemi del sud al contesto locale, cercando di evitare che essi possano essere discussi a livello nazionale. Ed infatti di sud e di Sicilia si parla soltanto quando viene arrestato qualche latitante o quando succede un disastro. Come se il meridione fosse un ospite poco gradito quando si devono discutere i problemi dell’Italia.
Invece, il caso di Palermo, dimostra come l’insuccesso e l’incapacità della amministrazione locale non siano legati ai soliti inghippi siciliani ma ad una politica più diffusa del centrodestra nazionale impegnato nella costruzione di appalti colossali dove ci sarebbe bisogno di intervenire in fretta per colmare le carenze più elementari che affliggono la popolazione.
L’amministrazione Cammarata bis è travolta in questi giorni da due scandali. Il primo, l’unico ad aver meritato un po’ di spazio a livello nazionale nel telegiornale satirico Striscia la Notizia, riguarda uno scoop fatto dalla giornalista Stefania Petyx. Un impiegato della Gesip, azienda comunale per i servizi, bacino elettorale e clientelare per le amministrazioni locali, sarebbe in realtà al servizio privato del sindaco. Il signor Franco Alioto, marinaio che lavora sullo yacht del primo cittadino, ormeggiato nel porto di Palermo, verrebbe pagato dalla Gesip e quindi con soldi pubblici. Si tratta di uno scandalo personale che coinvolge direttamente il sindaco, il quale si sarebbe impegnato per la sua assunzione e per fare ottenere al suo “skipper” una serie di promozioni assolutamente immotivate; tuttavia le considerazioni che nascono da esso non hanno nulla di privato: ecco come il centrodestra siciliano usa il denaro pubblico che elemosina a Roma. Dopo l’esplosione dello scandalo, rimasto inspiegabilmente confinato nello spazio satirico dell’informazione nazionale, l’opposizione comunale ha cercato in vari modi di presentare una mozione di sfiducia contro il sindaco, che da parte sua naturalmente rifiuta di dimettersi nonostante l’evidenza delle prove presentate contro il suo comportamento. La città è stata per qualche giorno in subbuglio, molti cittadini hanno protestato, manifestato e attaccato il sindaco con nessuna conseguenza. La maggioranza di centrodestra in comune, che nel frattempo probabilmente attende istruzioni dall’alto, fa ostruzionismo per evitare la sfiducia ma allo stesso tempo non si schiera in modo aperto a difesa del sindaco.
Non c’è da stupirsi di questo atteggiamento, visto che il centrodestra siciliano è scosso ormai da mesi da una lotta politica senza quartiere tra i politici di PDL, UDC ed MPA. Ma a prescindere dalla lotta interna, Cammarata è diventato indifendibile soprattutto perché il comune di Palermo è vicino alla bancarotta ed ha chiesto più di una volta l’intervento del governo nazionale per sanare i suoi debiti. Ecco quindi che va sottolineato il secondo e più grave scandalo che sta coinvolgendo l’amministrazione Cammarata: il problema dei rifiuti. La situazione di Palermo è molto simile a quella di Napoli dello scorso anno. L’azienda comunale per la gestione dei rifiuti (Amia) è al tracollo in seguito ad una politica sconsiderata da parte dei suoi amministratori, vicini alla maggioranza di centrodestra. I fondi messi a disposizione per la gestione dell’immondizia sono stati usati per viaggi all’estero dei dirigenti, sponsorizzazioni all’estero e fattispecie estranee alla corretta amministrazione. Nel frattempo, la discarica di Bellolampo, bacino di raccolta della città di Palermo è in una situazione spaventosa: sacchetti di immondizia ai margini dell’abitato cittadino, misure ecologiche violate oltre ogni limite, addirittura un lago non monitorato di percolato pronto ad inquinare per sempre le falde vicine a Palermo. Nessuno parla, ovviamente, di raccolta differenziata. L’Amia perde 100.000 euro al giorno ed ha un buco di 180 milioni di euro (come certificato dal Tribunale di Palermo che ne ha chiesto il fallimento). In questa situazione catastrofica la giunta Cammarata pensa a rilanciare promettendo un inceneritore. Grandi opere per contrastare grandi problemi: peccato che le opere non si facciano e i problemi rimangano.
La situazione è ormai arrivata al tracollo. Questi scandali infatti sono soltanto gli ultimi due di una lunga serie. Nel frattempo tutti scendono dalla barca del sindaco. Nessuno l’ha votato, nessuno lo conosce, nessuno lo approva. Allo stesso tempo nessuno in Italia si occupa di Palermo: vi ricordate come Napoli ed i suoi rifiuti fossero al centro della cronaca italiana? L’indifferenza verso le faccende siciliane è un grave problema per la politica italiana, soprattutto per Partito Democratico. Costruire un’alternativa è necessario ma il partito è in gravissimo ritardo.

La settimana orribile di Diego Cammarata.

23 settembre 2009

Diego Cammarata

Sono ormai molti mesi che sostengo che Diego Cammarata è il peggiore sindaco che la città di Palermo abbia mai conosciuto. Già prima dell’inizio di settembre non ero solo in questa percezione ma oggi devo dire che rimane davvero poca gente a difendere il buon Diego. La sua barca, anzi, il suo yacht fa ormai acqua da tutte le parti.
Proprio le barche e l’acqua sono state le due cause della sua recente rovina visto che sembra ormai giunta la fatidica ora delle sue tanto sospirate dimissioni. Io, nel mio piccolo, mi ero già impegnato a chiederle alla fine dello scorso maggio, esausto per l’ennesima figuraccia (si trattava in quel caso della mai risolta emergenza rifiuti). Ma i miserabili fallimenti di Diego Cammarata erano destinati ad aumentare.
Questa settimana si è addirittura aperto il cielo contro di lui. Un paio di giorni di pioggia hanno fatto rapidamente collassare il sistema viario della città provocando crolli e allagamenti in tutta Palermo. E’ bastata un po’ di acqua, ampiamente prevedibile data la stagione, e si è scatenata la follia. Auto bloccate nei sottopassaggi dello scorrimento veloce, crolli, disastri, orrore. Questa foto, scattata da Dario Panzavecchia, rende l’idea.

Palermo allagata
Scene catastrofiche. Sembra una foto di New Orleans nei giorni peggiori dell’uragano Katrina. In realtà è solo la circonvallazione di Palermo dopo due ore di pioggia. Ovviamente un nome veniva gridato con rabbia dai palermitani intrappolati nelle loro automobili, una persona veniva insultata con insistenza dai finestrini delle macchine bloccate nel traffico. Il nome del peggiore sindaco della storia, Diego Cammarata.
Ma la tempesta del secolo non era ancora finita. Sì, perché una volta fermatasi la pioggia sulla testa del sindaco è caduta ben altra sostanza. A vendicare le sorti di una cittadinanza offesa si è schierata una paladina inaspettata: Stefania Petyx, inviata speciale a Palermo di Striscia la Notizia. Con un servizio scandalo che ha fatto il giro d’Italia, la giornalista ed il suo bassotto hanno rivelato un altro abuso del nostro caro sindaco.  Ecco il servizio.

Il servizio si commenta da solo. Ma lo riassumo: un impiegato di una azienda comunale lavora come skipper nello yacht del sindaco. Viene pagato con denaro pubblico per i propri servizi al primo cittadino palermitano. Lo skipper si occupa anche di affittare la barca del sindaco, senza rilasciare la ricevuta fiscale. Si prospettano dunque ben due reati per Diego Cammarata: peculato ed evasione fiscale; l’inchiesta della magistratura è già partita. Per giustificarsi il sindaco del PDL ha dichiarato, da vero signore, che la barca appartiene ai figli e che lui non ha nessuna responsabilità in questa vicenda.
Ovviamente tutti quelli che non sono esattamente “amici del sindaco” (parola d’ordine per sfuggire ai controlli della guardia di finanza, a quanto pare) hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Cammarata. Queste non sono ancora arrivate anche se sospetto che non tarderanno a lungo.
Il tempo di Diego Cammarata a Palermo sembra essere davvero finito. Un epilogo tremendo per un sindaco rieletto con numeri importanti da appena due anni. Quanto scommettete che nessuno ammetterà di averlo mai votato?


Pino Maniaci difende l’articolo 21.

12 giugno 2009

Pino Maniaci

Il direttore di Telejato Pino Maniaci, al centro delle cronache per il suo forte impegno antimafia, ha finalmente messo fine ad una vicenda balorda che lo aveva visto indagato per esercizio abusivo della professione giornalistica. Maniaci era stato denunciato perché non possedeva il tesserino di appartenenza all’Ordine nazionale dei giornalisti. Quando gli chiedevano per quale motivo non si era mai iscritto,  il giornalista originario di Partinico rispondeva: per mancanza di tempo.

Ora che il tesserino ce l’ha, gli ho chiesto che cosa è cambiato per lui.

L’articolo 21 della Costituzione Italiana è molto chiaro ma altrettanto bistrattato. Il suo testo dice: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Tutelare la libertà di espressione dei propri cittadini è un dovere del governo italiano. Speriamo che qualcuno a Roma se lo ricordi.