Pomeriggio di violenza allo Zetalab.

Fino a quando non si assiste alla violenza non è possibile credere che sia possibile.  Ieri, 19 gennaio 2010, è stato versato del sangue in via boito a Palermo, senza nessun motivo.

Dal 2001 nella strada, traversa della centralissima via notarbartolo, un asilo abbandonato è stato occupato ed è diventato un centro sociale. Dopo un inizio assolutamente lineare con la storia di tutti i centri sociali occupati, lo Zetalab è diventato qualcosa di diverso a partire dal 2003 quando ha deciso di ospitare una trentina di persone provenienti dal Sudan che richiedevano l’asilo politico. L’assoluta incapacità dimostrata dall’amministrazione comunale, che già allora era guidata dall’inane Cammarata, nel fornire l’accoglienza per i richiedenti asilo come previsto dalle leggi in materia, aveva trasformato lo Zetalab in un’esperienza inedita di cogestione tra gli attivisti e i sudanesi. Nel corso dei mesi e poi degli anni, il centro sociale si è distinto per la sua attività antirazzista, per la coerenza del suo operato e per l’accoglienza dimostrata agli immigrati che avevano bisogno di un posto dove vivere.

Nonostante un riconoscimento di fatto ottenuto dal Comune, che aveva deciso di fornire l’acqua tramite acquedotto alla struttura occupata, la tensione con l’amministrazione è continuata di fatto per tutta la storia dello Zetalab che è stato anche oggetto di attentati intimidatori e minacce. La situazione è ulteriormente peggiorata dal 2008. L’associazione “Aspasia” ha infatti ottenuto in concessione il bene occupato e, preso atto dell’occupazione, ha avviato le pratiche legali per lo sgombero. Di recente, una sentenza esecutiva ha ordinato la liberazione dei locali ed è stato aperto un tavolo di trattative tra le parti in causa cui hanno partecipato anche esponenti politici locali dell’opposizione che cercavano di mediare tra le posizioni delle istituzioni e quella degli occupanti dello Zetalab. Ci sono stati alcuni brevi momenti di tensione a quanto riportato anche dall’edizione locale di Repubblica.

Ieri mattina alle ore 9 l’ufficiale giudiziario, scortato da uno spiegamento impotente di forze dell’ordine ha provveduto allo sgombero dei locali. I trenta sudanesi sono stati messi sulla strada e sono rimasti sul tetto soltanto due attivisti dello Zetalab ed il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli. C’è stato un ultimo tentativo di intavolare una trattativa, sponsorizzata ormai anche dal comune di Palermo che ha proposto ad Aspasia l’assegnamento di un bene alternativo. Aspasia ha rifiutato.

Nel corso delle ore un piccolo gruppo di dimostranti si è radunato in via boito. Io sono arrivato verso le 16 ed ho trovato un’atmosfera tranquilla, quasi rassegnata. Al di là del cordone protettivo della polizia che si era disposta su due file per chiudere l’accesso al centro sociale, continuava una trattativa ormai chiaramente vana dopo il rifiuto di Aspasia di tornare a discutere. C’erano sicuramente meno di cento persone tra attivisti, simpatizzanti e semplici curiosi. Si sentivano battute, si scambiavano commenti, si arrivava perfino a prendere bonariamente in giro gli amici sul tetto. Quasi tutti i presenti erano convinti di assistere alla morte lenta di una realtà sociale che avevano imparato a conoscere e apprezzare nel corso degli anni.

Dopo il tramonto, due attivisti del centro sociale hanno cominciato una piccola assemblea di autoconvocati, gestita col megafono. Sono state esposte le ragioni del presidio, la decisione di non mollare e l’appello alla convocazione della cittadinanza. Come detto prima, le presenze in via boito non raggiungevano il centinaio. Dopo gli attivisti del centro, apparsi sconfortati e nervosi fin dal primo pomeriggio, una donna appartenente al movimento degli insegnanti precari ha deciso di intervenire per spiegare il sostegno ricevuto nell’organizzazione dei loro incontri proprio dallo Zetalab. In quel momento, senza nessun preavviso, senza alcun motivo, la polizia ha deciso di caricare. Nessuno guardava il cordone, l’insegnante parlava dando le spalle al centro sociale: improvvisamente i manganelli hanno cominciato a roteare e colpire le persone nella prima fila. Come potete immaginare c’è stato un fuggi fuggi generale. Le botte venivano inferte con violenza contro teste scoperte e schiene in fuga, i bersagli erano scelti a casaccio.

La prima carica si è arrestata quasi subito. Purtroppo qualcuno tra i manifestanti ha deciso di reagire ed ha lanciato due bottiglie, nascondendosi vigliaccamente in mezzo alla folla attonita, ancora sconvolta dalle prime botte. La reazione della polizia non si è fatta attendere. Questa volta la carica è stata davvero molto violenta ed i manifestanti sono stati inseguiti fino a via notarbartolo. Ci sono stati tre arresti e la violenza micidiale contro quelli che sono rimasti indietro. Posso dirlo da testimone oculare: la polizia si è accanita con chi era caduto durante la fuga, manganellando a terra, riempendo di botte ragazze e fuggitivi. Da quel momento in poi i manifestanti hanno cercato di tenersi lontani dalla violenza della polizia.

Avendo rivisto in mezzo a noi il provocatore delle bottiglie, un uomo sulla quarantina vestito con una giacca arancione fosforescente, ho chiamato a me uno dei politici presenti chiedendo che venisse isolato. Purtroppo la mia richiesta non è stata ascoltata ed il lanciatore è rimasto in mezzo ai manifestanti, chiacchierando amabilmente con tutti e dimostrandosi se non interno al movimento per lo meno conosciuto da esso. A quel punto ho capito che le cose avevano preso una piega non coerente con le mie opinioni ferme sulla non violenza. Per questo motivo ho deciso di abbandonare la via boito, dopo essermi accertato che i miei amici non fossero feriti. Sono andato via verso le venti. Sul tetto dello Zetalab c’erano ancora i tre del pomeriggio, vicino all’ingresso i sudanesi.

Il presidio davanti allo Zetalab è rimasto anche durante la notte. In particolare, i sudanesi hanno dormito all’addiaccio con tende e coperte portate dai manifestanti. A prescindere dall’opportunità o meno di una manifestazione di protesta, assolutamente pacifica fino al primo assalto della polizia, lo scandalo è rappresentato davvero da queste persone abbandonate che hanno lasciato il Darfur per sfuggire alla violenza e l’hanno ritrovata nella città di Palermo, durante l’anno 2010, in un gelido pomeriggio di gennaio.

Presto per su C6TV i video della violenza.

Update – 11:40
Risulta ferito e in stato di fermo il professore Andrea Cozzo che insegna Teoria e pratica della nonviolenza all’università di Palermo. La notizia si commenta da sola.

Update – 14:15
C6tv pubblica il video di Ruben Monterosso. Guardate e diffondete.

Update – 19:20
La situazione adesso è molto più tranquilla. I tre fermati sono stati rilasciati anche se due di loro sono stati denunciati. Il presidio continua e oggi c’è stata una manifestazione sotto la pioggia.
Sempre sotto la pioggia rimangono però i cittadini sudanesi che venivano ospitati dallo Zetalab.
Sabato pomeriggio grande manifestazione davanti allo Zetalab con l’obiettivo di spostarsi in tutta la città: concentramento alle 16.
Pare che Palermo possa diventare la metà per il corteo dello sciopero dei migranti del primo marzo. Vi terrò informati.

Annunci

11 Responses to Pomeriggio di violenza allo Zetalab.

  1. luca ha detto:

    Minuto 3.18
    Lancio di fumogeni sui poliziotti.

    Ad ogni azione corrisponde una reazione.

  2. laura ha detto:

    non è stato lanciato alcun fumogeno sulla polizia, al massimo è stato fatto rotolare per terra, inoltre ragazzi che hanno assistito mi hanno riferito testuali parole
    ” il fumogeno ha iniziato come a lanciare proiettili, scintille, sorprendendo anche la ragazza che lo teneva, che ha dovuto allontanarlo da se, sono le scintille che sono arrivate alla polizia”
    io sfortunatamente non ero presente ieri e non posso confermare lo strano incidente ma personalmente quello che al minuto 3.18 arriva alla polizia (sempre rasoterra) non mi sembra proprio un fumogeno.

  3. […] Pomeriggio di violenza allo Zetalab. «Il blog di Sergio Petrona Baviera In quel momento, senza nessun preavviso, senza alcun motivo, la polizia ha deciso di caricare. Nessuno guardava il cordone, l’insegnante parlava dando le spalle al centro sociale: improvvisamente i manganelli hanno cominciato a roteare e colpire le persone nella prima fila. Posso dirlo da testimone oculare: la polizia si è accanita con chi era caduto durante la fuga, manganellando a terra, riempendo di botte ragazze e fuggitivi. (tags: Palermo Zetalab Carica Centri_sociali) […]

  4. giuseppe ha detto:

    Non c’erano “fumogeni”: quell’oggetto per terra, con meno fumo di una sigaretta, era il residuo fumante della “candela luminosa”, non so se si chiama così, che era stata accesa un minuto prima. Gli oggetti lanciati, a carica già avviata, sono stati due o tre arance e cachi del GAP destinate ai sudanesi e, forse, una singola bottiglietta di birra. La carica è partita perchè la polizia ha spostato un’auto e un gruppo di noi della prima fila ne ha occupato il posto rimasto libero. La polizia ha ricacciato indietro il gruppetto spingendo con eccessivo nervosismo, coinvolgendo quelli che stavano dietro, distratti… Alcuni di noi in quel momento discutevano tranquillamente con un paio di poliziotti che tra l’altro esprimevano la loro personale solidarietà sia ai sudanesi dello Zeta che ai senzacasa che in altre occasioni erano stati inviati a sgomberare da alloggi popolari altrui assegnati.

  5. En passant ha detto:

    Sarai anche convinto sostenitore della nonviolenza, ma questo non dovrebbe far di te un informatore per sbirri e magistrati.

    Non sono provocatori tutti quelli che reagiscono alle violenze dell’autorità, a differenza di te c’è gente che decide di opporvisi. Molta gente che la pensa come te ha alzato le braccia e s’è messa di lato durante la carica, ed ha preso mazzate lo stesso.

    ” Certo bisogna farne di strada
    da una ginnastica d’obbedienza
    fino ad un gesto molto più umano
    che ti dia il senso della violenza
    però bisogna farne altrettanta
    per diventare così coglioni
    da non riuscire più a capire
    che non ci sono poteri buoni “

    • Sergio Petrona Baviera ha detto:

      Mi sono limitato a raccontare tutto quello che ho visto.
      Mi dispiace ma credo che i violenti vadano isolati sempre. Io mi sono opposto alle violenze delle autorità facendo quello che so fare: documentando la carica, nella sua brutale inutilità e dopo restando per vedere chi erano i feriti. Dopo ho raccontato la mia esperienza ed ho cercato di fare di tutto perché il video di Ruben fosse pubblicato online (dandogli i contatti che hanno permesso al video di andare su Repubblica). Per questo motivo sono stato accusato altrove di essermi inventato tutto, di difendere l’indifendibile e l’illegalità.
      So bene che quando si organizzano manifestazioni di questo tipo vengono persone che hanno voglia di combattere la violenza con la violenza. Ma questa non è la mia partita, non mi interessa. Tu citi De André e forse non sai che già negli anni 80 parlava di “Storia di un impiegato” come di un album superato, figlio di un tempo ormai passato. Non siamo negli anni settanta. Gli idioti e i violenti li denuncio da qualsiasi parte si trovino.
      Allo stesso tempo, penso che sia arrivata decisamente l’ora di mettere i numeri di riconoscimento sui caschi dei poliziotti. In questo modo sarebbe possibile arrivare alla condanna per chi si accanisce contro persone disarmate e inermi.

      • En Passant ha detto:

        Il senso di una frase non perde il suo valore solo perchè l’autore, o piuttosto la critica ne decretano la fine.
        Imporre la tua visione delle cose denunciando alle autorità chi non si comporta come te è profondamente scorretto, oltre che nocivo nel concreto.
        Insomma alla fine c’hai preso solo sulla necessità del riconoscimento degli agenti.

      • Sergio Petrona Baviera ha detto:

        Il problema non è costituito dal comportarsi in modo diverso ma dal comportarsi in modo violento.
        Io sono contrario alla violenza in ogni caso. Non vedo cosa ci sia di scorretto o di profondamente nocivo nell’isolare chi si comporta in modo violento, che indossi una divisa o meno.
        Tornando a De André, che mi è molto caro, sono abbastanza d’accordo con quello che dici sulla poca rilevanza dell’interpretazione successiva dell’autore (in questo caso non della critica). Però spero vorrai riconoscere che non siamo più negli anni settanta.
        Se proprio dobbiamo scomodare paragoni illustri ti dirò che preferisco morire da Guido Rossa che sopravvivere da Renato Curcio.

  6. […] Padova a Palermo, si moltiplicano gli episodi di razzismo, al limite della legalità e […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: