Vendere le proprietà confiscate alla mafia è un gravissimo errore.

Il 7 marzo del 1996 si compiva il sogno di Pio La Torre, politico comunista siciliano ucciso dalla mafia nel 1982.  Il parlamento approvava all’unanimità la legge 109/96, “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati” alle mafie.  La legge era frutto di una petizione firmata da milioni di cittadini.

Oggi un emendamento della legge finanziaria mette in discussione i principi di quella legge. Il governo rimette in vendita i beni sequestrati alla mafia sottraendoli all’amministrazione speciale prevista dalla legge 109. Si tratta di una scelta grave. Già oggi la legge 109 viene considerata inadeguata da chi opera nell’ambito del recupero delle terre sottratte alla mafia e alla loro restituzione alla società civile: la vendita delle proprietà mafiose sarebbe un colpo di grazia. Le associazioni antimafia insorgono appoggiate dall’opposizione mentre alcuni malumori sorgono anche nel governo, soprattutto nella area ex AN del PDL. Si tratta dell’ennesima questione dopo il mancato scioglimento del comune di Fondi e lo scanalo legato al sottosegretario Nicola Cosentino che il partito di governo voleva candidare alle regionali in Campania.

Dopo lo scudo fiscale che ha sollevato tante polemiche, questa nuova disposizione rischia di riportare indietro il Mezzogiorno di quasi quindici anni. Le terre rimesse in vendita verrebbero riacquistate con poca difficoltà dai mafiosi: la liquidità non è sicuramente un problema per chi ha la grande necessità di riciclare il denaro ottenuto con il malaffare. Già oggi chi si impegna a lavorare nelle terre distribuite dalla legge 109 è esposto al ricatto e alla violenza di chi reclama diritti sulle proprietà mafiose. Anche per questo motivo l’affidamento delle terre è così complesso: se le associazioni ed i gruppi riescono a far fronte grazie alla nuova sensibilità dell’opinione pubblica alle minacce, lo stesso non può essere detto dei singoli ai quali viene richiesto un coraggio spesso superiore al beneficio che possono trarre dallo sfruttamento della terra. Per questo motivo il limite di 90 giorni, proposto dall’emendamento,  è una vergogna.

L’associazione Libera, che nel 1996 fu protagonista dell’iniziativa legislativa che condusse alla legge 109 e che con il suo marchio contraddistingue le produzioni delle cooperative che producono materie prime sulle terre confiscate alla mafia ha lanciato un appello che si può sottoscrivere a questo indirizzo.

Secondo Rita Borsellino, parlamentare europeo del Partito Democratico, la nuova misura contenuta nell’emendamento alla finanziaria è un passo indietro nella promozione della cultura della legalità che rischia di fare un enorme regalo alle mafie. Sulla stessa posizione sono l’ex presidente della Commissione antimafia Giuseppe Lumia e l’europarlamentare Rosario Crocetta, tra i protagonisti della lotta alla mafia in Sicilia.

L’amministrazione speciale dei beni confiscati alla mafia è un colpo durissimo per il sistema mafioso per il territorio.
Permette alla società di riappropriarsi direttamente di quello che le appartiene e ai lavoratori di trovare un’alternativa onesta all’inserimento nel sistema criminale. Per questo motivo Totò Riina fece uccidere La Torre che proponeva di applicarla. Tornare indietro, con una norma nascosta in un megaprovvedimento come la Finanziaria sarebbe uno smacco inaccettabile per chi combatte contro le mafie.

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