La verità sui respingimenti in mare.

respingimenti

Chiunque abbia assistito all’ultima puntata del formidabile programma di Riccardo Iacona, Presa Diretta, non potrà dire di non conoscere la realtà che si nasconde dietro alle incredibili bugie che ci sono state raccontate dal governo italiano in questi mesi. Lo spot dei respingimenti, utile soprattutto a fini elettorali, a vantaggio di una Lega Nord che sta diventando forza rilevante e simbolo dello spaesamente di questa nazione, è la copertura per un traffico di uomini che dovrebbe fare nascondere dalla vergogna i nostri governanti.
Ma partiamo da alcuni dati. Il primo respingimento in mare è stato compiuto dal governo Berlusconi nel maggio del 2009. Una motovedetta della guardia di finanza ha fermato una nave di disperati, ammassati in un barcone in balia della corrente ed anziché portarli al più vicino porto italiano come prevedono le leggi internazionali per il soccorso in mare, li ha condotti in Libia affidandoli alle forze dell’ordine del paese dittatoriale africano. L’Italia e la Libia sono legate da qualche mese da un trattato vergognoso che stabilisce una collaborazione diretta tra i due paesi per la lotta all’immigrazione clandestina. Lo sbarco dei migranti è infatti percepito come una minacca in Italia grazie alle campagne di stampa fomentate dalle televisioni del premier. In realtà, solo il cinque per cento delle entrate illegali in Italia avviene tramite viaggio in mare. Chi viaggia in questo modo, inoltre, ha nella maggior parte dei casi diritto all’asilo politico. Ma su questo argomento torneremo in seguito. Giunti in Libia i migranti vengono affidati alle forze dell’ordine libiche che li costringono a salire su dei container, ricorrendo alla violenza quando i disperati cercano di ribellarsi.
In un’intervista rilasciata a Iacona apparsa nel programma di ieri sera, l’ex ministro Giuliano Amato ha ammesso che le trattative con la Libia era cominciate già durante il governo Prodi. Un accordo non era stato raggiunto, ma l’ex ministro dell’interno ha dichiarato che con Tripoli si erano discusse semplicemente delle clausole tecniche, con nessuna attenzione alla componente umanitaria. Non è possibile fare il processo alle intenzioni ed il tracollo del governo Prodi ci impedisce di sapere se si sarebbe arrivati ugualmente al livello di lesione del diritto internazionale umanitario cui assistiamo giorno per giorno. Il nuovo governo Berlusconi invece ha subito messo in atto, senza alcun passaggio parlamentare, un accordo con la Libia di Gheddafi che prevede il passaggio di denaro, mezzi e uomini per aiutare gli africani a combattere il fenomeno già dalle coste del Mediterraneo.
Ci troviamo qui davanti alla prima evidente violazione del diritto umanitario. La Libia non è tra i paesi che hanno firmato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948 ed ancora oggi non riconosce il diritto d’asilo. Secondo la convenzione, di cui l’Italia fa invece parte, il diritto d’asilo è il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. Secondo la legge Bossi-Fini, varata nel 2002 da una maggioranza di governo simile a quella attuale, il respingimento dei richiedenti asilo è vietato. Altrettanto illegittimo è il respingimento delle donne incinta e dei minorenni. Ognuna di queste disposizioni è oggi violata in modo aperto dalla politica dei respingimenti in mare del governo italiano. Ma se non ci fosse la legge italiana a vietare questo comportamento, entrerebbe comunque in gioco il diritto internazionale che vieta i respingimenti collettivi proprio perché essi non permettono l’identificazione dei migranti e il riconoscimento di eventuali richieste di asilo politico.
Ma c’è dell’altro. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha di recente dichiarato che il problema della richiesta del diritto d’asilo non sussiste perché ai migranti respinti verrà data la possibilità di fare richiesta dalla Libia. Ciò è assolutamente falso. In primo luogo, come abbiamo visto, la Libia non riconosce il diritto all’asilo politico. In secondo luogo il personale delle Nazioni Unite non ha l’autorizzazione necessaria ad accedere nelle carceri libiche. Resoconti orribili arrivano da queste prigioni, storie di torture, violenze e ricatti che meritano un approfondimento ulteriore. Ciò che mi preme dire subito è che è stato dimostrato che a bordo della barca respinta a maggio c’erano donne, bambini e uomini provenienti da paesi in guerra ai quali sarebbe stato concesso, in virtù delle leggi italiane, immediato asilo politico. Essi sono invece in carcere oggi, sottoposti a terribili patimenti.
In questo momento, vorrei chiudere con le parole sensate della portavoce italiana dell’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati, l’UNHCR: Laura Boldrini. Oltre ad essere una violazione del diritto umanitario palese, la politica dei respingimenti provoca anche conseguenze culturali molto rilevanti. I pescatori siciliani oggi hanno paura di aiutare i migranti.
Con le nuove leggi in materia di immigrazione clandestina, nel timore di passare per complici, questi uomini che nel corso dei decenni sono stati il primo esempio di solidarietà e umanità verso gli sfortunati viaggiatori del mare, oggi si tirano indietro. La Fortezza Europa è sempre più irraggiungibile.

(Continua-)

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