Silvio l’Africano.

Libia Italia Berlusconi Gheddafi

Se c’è una cosa di cui non può essere rimproverato Berlusconi è di disinteresse verso l’Africa.
Il premier non è sicuramente particolarmente interessato ai problemi della povertà e della guerra nel continente nero, come hanno di recente sottolineato Bob Geldof e Bono Vox denunciando il mancato rispetto delle promesse fatte negli scorsi anni dall’Italia. Ma se si presenta l’occasione del business, ecco che Berlusconi diventa il nuovo Nasser, sostenitore del panarabismo, della Libia e del Maghreb. Oggi per la prima volta nella storia d’Italia, un presidente del Consiglio parteciperà alle celebrazioni per l’anniversario del colpo di stato compiuto dal colonnello Gheddafi nel 1969. Quaranta anni fa il Colonnello rovesciava il re Idris, eroe della resistenza anticoloniale. L’anziano re, che aveva abdicato da pochi giorni in favore del figlio, era considerato troppo debole dal nazionalismo panarabo, troppo vicino alle potenze occidentali (al cui fianco aveva combattuto durante la seconda guerra mondiale) e soprattutto troppo poco determinato contro Israele, nemico giurato dei nasseriani. La nuova Libia di Gheddafi si dimostrò invece ben più spietata. Gli ebrei fuggirono in Italia, mettendo fine ad una comunità secolare nel continente africano ma una sorta peggiore toccò agli italiani libici. Essi vennero cacciati, perseguitati, furono sottoposti a violenza ed i loro possedimenti vennero espropriati. Non voglio entrare nel merito del colonialismo che considero sempre sbagliato ma l’inimicizia nei confronti del nostro paese da parte della nuova leadership libica non poteva essere espressa in modo più esplicito.
Oggi invece Berlusconi va a Tripoli, accompagnato dalle Frecce Tricolori. Il premier sarà nella capitale libica testimoniando il suo progressivo allontanamento dalla politica estera della Comunità Europea. Sarkozy, invitato, ha cortesemente declinato. Addirittura Medvedev ha rifiutato di essere presente e parliamo di un uomo che fu tra i primi a congratularsi con Ahmadinejad dopo le elezioni dello scorso giugno in Iran. Una sola importante adesione è arrivata da un continente diverso da quello africano: Chavez, dittatore democratico del Venezuela sarà presente. Spero proprio che sia scattata una foto dei tre leader abbracciati: un feroce dittatore, finanziatore del terrorismo come Gheddafi;  il simbolo dell’antiamericanismo Hugo Chavez, che giorno dopo giorno annienta le libertà civili del suo paese; infine, Silvio Berlusconi, sua emittenza, l’uomo che non perde mai occasione per umiliare la dignità italiana.
Gheddafi nel frattempo attacca ancora Israele dimostrando di aver cambiato ben poco delle sue idee in politica estera. In risposta gli israeliani chiamano il dittatore libico “pagliaccio”, chiedendosi chi ancora lo tenga in considerazione. Beh, purtroppo la risposta è anche troppo evidente.
Ma come si concilia questa amicizia e questo trasporto a favore del Maghreb con le politiche razziste e inumane dei respingimenti in mare? Come spiegare l’accordo vergognoso con la Libia di Gheddafi, pronta a diventare discarica di clandestini ma mai autorizzato dal Parlamento Italiano? Semplice, basta mentire ed il premier è un professionista. Un esperto nel cambiare la propria opinione a seconda dell’interlocutore con il quale ha a che fare.
Il blogger Daniele Sensi ha il merito di avere tradotto e reso disponibile per il pubblico italiano una recente intervista concessa da Berlusconi ad una televisione tunisina di cui il presidente del consiglio possiede una fetta importante. Nessma TV si propone di fare al Maghreb quello che Mediaset ha fatto all’Italia. Come se in Africa non avessero già i loro problemi.

In sintesi, Berlusconi si è vantato di fronte a milioni di telespettatori africani di essere un grande statista, di amare profondamente l’Africa e aver tenuto conto di questo amore e di questo trasporto per le politiche del suo governo. “La politica del mio governo è dare casa, lavoro, istruzione e assistenza sanitaria ai migranti“. Chissà cosa ne pensa la Lega di questo programma. Secondo me è d’accordo, perché tanto si sa, Berlusconi non mantiene mai ciò che promette e comunque le poltrone dei leghisti a Roma Ladrona ormai non le tocca più nessuno. Con buona pace degli elettori. E della verità.

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