Ospedale di Agrigento: una storia siciliana.

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L’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dovrà probabilmente essere abbattuto. E’ questa la drammatica conclusione alla quale sono arrivate le perizie predisposte dagli organi investigativi che hanno dimostrato l’inagibilità di un edificio portato a termine solo cinque anni fa, nel giugno del 2004. Il cemento che costituisce la struttura portante dell’ospedale è troppo leggero, incapace di resistere alle oscillazioni che potrebbero essere provocate da un eventuale terremoto: qualcuno dice addirittura che nei piloni ci sarebbe più sabbia che cemento. Si conclude così la parabola di una delle opere pubbliche che doveva essere uno dei fiori all’occhiello della sciagurata amministrazione Totò Cuffaro in Sicilia. Quattrocento posti letto e un centro di accoglienza per senza tetto e migranti dovranno trovare una nuova collocazione.
I lavori per la costruzione dell’ospedale erano stati più che ventennali. Nella routine di una amministrazione siciliana che non è mai stata un modello di virtù e trasparenza, l’esempio della vecchia struttura dell’ospedale San Giovanni, nel centro di Agrigento, era diventato un caso locale nel 2001 quando la campagna “Ospedale Sicuro 2001” aveva assegnato alla struttura sanitaria la maglia nera per i diritti del malato.  L’ospedale era certo in buona compagnia con altre strutture siciliane ma l’insuccesso nella campagna sembrava richiedere in fretta delle soluzioni allo sfacelo.
Una svolta avviene nel 2001 quando Ettore Cittadini, assessore regionale alla Sanità della regione Sicilia guidata da pochi giorni da Totò Cuffaro sblocca un enorme somma dai fondi destinati all’edilizia ospedaliera. Tra le opere da rinnovare o finire di costruire spunta anche l’ospedale San Giovanni di Dio che viene infatti completato rapidamente per essere inaugurato nel giugno del 2004. In tre anni dunque l’ospedale viene completato: costretto a lasciare nel 2004, Cittadini si vanterà del completamento della struttura come di un successo. Inutile dire che il tempo gli ha dato torto.
Ma già il 5 giugno del 2004 lo spumante per l’inaugurazione va di traverso a Cuffaro e soci. Corriere e Repubblica denunciavano subito le condizioni igieniche precarie del nuovo ospedale, invaso dai topi ed i molti disservizi di una struttura non decisamente fortunata. Talmente poco fortunata che qualche mese dopo il direttore generale Gaetano D’Antoni chiedeva al presidente della regione un intervento diretto per le molte disfunzioni della struttura: dal linolem bucato alla mancanza di infermieri. Nel frattempo Cittadini lascia la giunta regionale e viene sostituito da Giovanni Pistorio. Al San Giovanni di Dio viene chiamato invece Giancarlo Manenti, ex dirigente dell’ospedale Villa Sofia a Palermo. Ma Pistorio e Manenti, assieme a Cuffaro, diventano nel 2005 protagonisti di uno degli scandali più grandi che abbiano mai coinvolto la sanità siciliana ed i suoi rapporti con la mafia. Un riassunto ben più che efficace dell’intera storia è il documentario La mafia è bianca di Stefano Bianchi e Antonio Nerazzini. Sotto uno spezzone importante che riguarda proprio Giancarlo Manenti e l’ospedale San Giovanni di Dio.

Manenti, già discusso per l’amministrazione di Villa Sofia, ottiene la dirigenza del nuovo ospedale agrigentino.
Da marzo 2005 l’antimafia comincia dunque a indagare sulla sanità siciliana. Qualche anno dopo, Cuffaro verrà condannato in primo grado per favoreggiamento semplice per i fatti legati a questa vicenda.
Nel 2006, la Corte dei Conti condanna uno dei dirigenti del San Giovanni di Dio, Antonino La Valle, a risarcire l’erario per aver violato anche le più elementari norme della contabilità pubblica. Decisamente una brutta figura ma ovviamente non sarà l’ultimo scandalo a coinvolgere l’ospedale. Sotto la guida di Manenti, il San Giovanni di Dio diventa però un gioiellino che attira primari e infermieri da tutta Italia. Le spese devono però essere eccessive se ad un certo punto, nel 2007, vengono praticati dei dolorosi tagli di organico. Nel 2008 però lo scandalo riesplode: i nomi sono sempre gli stessi: Cuffaro, Cittadini, Manenti in quella che Attilio Bolzoni chiama “orgia del potere” ci sono anche “Incarichi da favola. Appalti corsari. Sprechi insolenti, primari boss e boss primari, ospedali finti per malati veri. E poi assunzioni, sempre assunzioni, ancora assunzioni”. E’ una sanità allo sbando, piena di debiti, corrotta, vergognosa ma senza pudore. Senza pudore perché nonostante le inchieste, i processi e gli scandali i protagonisti sono sempre gli stessi e non si spostano mai. Alcuni vengono addirittura promossi come Cuffaro e Pistorio, eletti senatori alle ultime elezioni nazionali.
Manenti invece viene condannato il 25 maggio del 2009: avrebbe causato un danno di 34 milioni alle casse della sanità pubblica in favore di quella privata o per lo meno questa è la motivazione della condanna in primo grado da parte del Tribunale di Palermo. Manenti a questo punto decide di dimettersi dall’ospedale San Giovanni e per questo atto viene addirittura elogiato dal nuovo assessore alla Sanità del governo regionale Lombardo, Massimo Russo. Ma è questa la prassi in Sicilia dove il potere è più importante della giustizia.
Ma arriviamo alla fine di questa storia, triste esempio di come funziona la pubblica amministrazione in Sicilia. Il sequestro dell’ospedale agrigentino e le indagini verso ventidue persone coinvolte nella costruzione dell’edificio di sabbia e cemento è, come abbiamo visto, solo l’ultima tappa di una vicenda cominciata male e finita anche peggio. Chi pagherà questi danni se non i contribuenti siciliani in quel federalismo fiscale che il presidente Lombardo invoca a gran voce?
In attesa di saperlo, vi invito a vedere i nomi degli indagati. Un paio vi saranno ormai familiari. Manenti all’inizio della perizia era ancora in carica e disse: “Sarebbe il caso di nominare una equipe di strutturisti per verificare la consistenza del cemento armato. Ma di qui a dire che bisogna chiudere l’ospedale ce ne vuole davvero“. Ci sarebbe da ridere tra le lacrime.
Oggi, invece, l’assessore Russo, bontà sua, dicePurtroppo cominciano a venire al pettine i nodi di una disastrosa gestione, sia per quanto riguarda l’amministrazione di risorse pubbliche che sotto il profilo della qualità dei servizi e delle strutture: non è la prima volta che la sanità siciliana è oggetto di indagini della magistratura, ci sono altre inchieste in corso ed è verosimile che ce ne siano altre in futuro. Questa, purtroppo, è la situazione che abbiamo ereditato, fatta di illegalità diffusa, di spreco di denaro pubblico e di scarsa organizzazione“.
Caro assessore Russo, da chi avete ereditato questa situazione? Da quel Cuffaro che nel 2004 lasciò il seggio al Parlamento Europeo all’amico e compagno di partito Raffaele Lombardo, ora presidente della Regione? Da quel Giancarlo Manenti che lei ancora elogiava poche settimane fa?
I siciliani meritano rispetto. Lo scandalo della sabbia al posto del cemento non è ancora finito per la sanità siciliana. Notizie Radicali parla di altre strutture locali che sarebbero al vaglio della magistratura. Le responsabilità politiche sono chiare. L’eredità di Cuffaro e del cuffarismo ancora imperante sarà devastante per la Sicilia.

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