Intervista alla mamma di Neda.

Neda-Agha-SoltanQuaranta giorni dopo l’omicidio di Neda Agha Soltan, simbolo della rivolta nell’Iran diviso di questi giorni, sua madre Hajar Rostami Motlagh rilascia una intervista alla BBC in cui parla della sofferenza dei genitori delle vittime del regime di Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad. Oggi, intanto, i manifestanti sono tornati in piazza per gridare la propria rabbia e la propria frustrazione. Quella che segue è la mia traduzione dell’intervista della BBC.

Come ha sentito per la prima volta della morte di sua figlia?
Era uscita di casa a metà del pomeriggio. Non potevo accompagnarla ma le ho detto che sarei rimasta in contatto con lei. Sono riuscita a farlo due volte. Le ho chiesto cosa stava succedendo. Lei diceva che le strade erano piene di gente… le ho chiesto di tornare a casa. Le ho detto che ero preoccupata perché era in mezzo alla folla. Lei ha detto, va bene, tornerò presto a casa. Quando l’ho chiamata di nuovo, questa volta mi ha detto che era rimasta bloccata con i suoi amici in una zona dove i militari avevano sparato dei lacrimogeni… Ha detto che gli occhi le pulsavano. Le due ultime persone a parlarle sono state suo zio e sua zia. Poi nella prima serata ho ricevuto una chiamata dal suo insegnante di musica. Ha detto: “Venga all’ospedale, hanno sparato a Neda”. Mi ha detto che le avevano sparato alla gamba. Sono andata all’ospedale. La camicia del signor Panahi, l’insegnante di musica, era coperta di sangue. Io ho detto che volevo conoscere la verità… Sapevo che qualcosa era sbagliata… Non mi stavano dicendo la verità… Continuavano a dire cose diverse su dove aveva ricevuto il colpo. Quindici o venti minuti dopo, ho saputo che mia figlia era morta.

Neda era attiva politicamente, coinvolta in politica?
Era soprattutto giovane e sentiva la passione per la libertà. Non era una attivista politica. Non apparteneva a nessun partito o nessun gruppo. Non appoggiava nessuna fazione. Tutti i giovani iraniani erano là – e lei era una di loro. Era molto speciale. Aveva finito la scuola e poi si era sposata. La filosofia e la teologia erano le sue materie preferite. Era una persona spirituale. Credeva in Dio. Amava la musica. Non si possono criticare i giovani perché escono in strada e si vogliono sentire liberi.

Quando è stata uccisa, quali erano i programmi di Neda? Quali erano le sue speranze per la sua vita?
I giovani hanno sogni. Non posso dire quali fossero i suoi – ma non le è stata data la possibilità di avverare i suoi sogni. Ma c’era un sogno di cui parlava molto apertamente… voleva diventare una madre. Mi chiedeva spesso come si ci sentiva ad essere madre. Com’era? E questa per me è la cosa più dolorosa di tutte. Si era sposata ma non aveva avuto un figlio. Lei aveva vissuto con suo marito ma si erano separati dopo tre anni… e per gli ultimi due anni aveva vissuto con me.

Ho sentito dire che era una musicista dotata?
Amava la musica. Stava anche frequentando classi di canto da due anni. Era anche un’ottima parrucchiera. Era così brava in tutto! Poco prima della sua morte, Neda e suo fratello volevano comprare un pianoforte. Ne avevano trovato uno. La scorsa settimana Mohammad, suo fratello, ha comprato il piano in sua memoria ed adesso l’ha messo nella sua stanza. Lo suona ogni notte per un’ora – per ricordare sua sorella. Lei amava anche viaggiare – era stata a Dubai ed in Turchia. Ed amava Istanbul. Voleva vivere là un giorno.

La morte di Neda l’ha resa più interessata alla politica?
No, non posso dirlo. No, non sono in grado di dirle se la sua morte mi ha trasformato in una attivista politica. Sono ancora sotto shock. Addolorata. Non riesco a pensare ad altro oltre che a lei.

Ma è importante per lei che ci debba essere una inchiesta per la morte di sua figlia?
Sì, perché il signor Ahmadinejad ha ordinato un’inchiesta. Ed è per questo che sto anche cercando di scoprire come Neda sia stata uccisa.

Ha avuto qualche contatto con il candidato dell’opposizione alla presidenza, Mir Husein Moussavi, dalla morte di sua figlia?
No. Non ho avuto nessun contatto con il signo Mousavi. Ma il signor Karroubi – l’altra personalità dell’opposizione – è venuto a casa nostra lunedì notte. E’ stato importante per me che ci abbia fatto visita. Ci è stato vicino e l’ho trovato consolante. La nostra conversazione è stata pubblicata su Etemad, che è il giornale del signor Karroubi. Ha detto che lei era innocente… che è stata una martire. Ed ha detto che il suo assassino deve essere trovato.

E’ stata molto in contatto con le madri degli altri che sono stati uccisi nelle proteste?
Sì. Sono andata a trovare le madri di Sohrab Arabi e Ashkan Sohrab… erano due ragazzi che sono stati uccisi. E dopo tutte e due le madri sono venute anche a casa mia.

Ed è utile avere quell’appoggio, avere questa comunità di madri?
Emozionalmente, siamo tutte distrutte. Cosa possiamo dire l’una all’altra? I nostri amati erano troppo giovani per morire… cosa possono dirsi tre madri nella stessa situazione? Tutto quello che possiamo fare è restare sedute a piangere.

Pensa che qualcuno sarà mai portato davanti a un giudice per la morte di sua figlia?
Non lo so. Non lo so. Non possiamo prevedere il futuro. Giustizia deve essere fatta. Il signor Ahmadinejad ha ordinato una inchiesta ed ora sto aspettando che l’assassino di Neda sia arrestato e portato davanti a un giudice.

Come le piacerebbe che fosse ricordata sua figlia?
Non voglio che la gente la dimentichi. Le persone – gli iraniani – sono state davvero vicine. Vengono a trovarmi e mi fanno i complimenti per avere avuto una figlia così coraggiosa. Ed ora le chiedo di fare una cosa per me. Vorrei che lei, da parte mia, ringraziasse tutti quelli che in tutto il mondo, iraniani e non, gente di ogni paese e cultura, gente che a loro modo, nella loro tradizione, hanno pianto mia figlia… tutti quelli che hanno acceso una candela per lei – ogni musicista, che ha scritto canzoni per lei, chi ha scritto poesie per lei… sa, Neda amava le arti e la musica, voglio ringraziare tutti loro. Voglio ringraziare quei politici e quei leader di tutti i paesi, a tutti i livelli, che hanno ricordato mia figlia. La sua morte è stata così dolorosa – le parole non possono davvero descrivere i miei veri sentimenti. Ma sapere che il mondo ha pianto per lei… questo mi è stato di conforto.
Sono fiera di lei. Il mondo la vede come un simbolo e questo mi rende felice.

jShe left the house mid-afternoon. I couldn’t join her but I said I’d keep in touch with her. I managed to get through to her twice. I asked her what was going on. She said the streets are full of people… I asked her to come back home. I told her I was worried about her being out in the crowd. She said fine, I will head back home soon.
Then I called her again and this time she said she was stuck with her friends in this area where soldiers had fired tear gas…She said her eyes were stinging.
The last two people who spoke to her were her uncle and aunt.
Then early that evening I got a call from her music teacher. He said: “Come to the hospital, Neda has been shot.”
He told me she had been shot in the leg. I went to the hospital. The music teacher, Mr Panahi’s shirt was covered in blood. I said I want to know the truth… I knew something was wrong… they weren’t telling me the truth… They kept saying different things about where she had been shot. Fifteen or 20 minutes later, I learned my daughter was dead.
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