Il bluff di Beppe Grillo.

Beppe Grillo

Con un post nel suo popolarissimo sito internet e con interviste rilasciate ai più importanti giornali nazionali (qui Repubblica), Beppe Grillo, comico e tribuno del popolo, ha annunciato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. In questo modo si aggiungerebbe ai candidati alle primarie del partito più importante del centrosinistra un quinto aspirante. Dopo Bersani, Franceschini, Marino e Adinolfi, è chiaro che la candidatura di Beppe Grillo è destinata a diventare il centro della campagna congressuale di un partito che, nato solo nel 2007, non ha ancora trovato una leadership certa.
Il problema però è che questa candidatura presenta numerosi difetti. Intanto, Grillo non è un tesserato del Partito Democratico. Anzi, dalle colonne del suo blog e durante i suoi numerosi interventi pubblici, il comico genovese non ha mai risparmiato critiche feroci al partito fondato da Walter Veltroni, chiamandolo partito dell’inciucio, denunciandone la sua connivenza con il PDL e dichiarandolo miglior alleato possibile di Silvio Berlusconi. Tuttavia, c’è ancora tempo fino al 21 luglio per iscriversi al partito: se Grillo presentasse la domanda non ci sarebbero motivi burocratici per rifiutare la sua richiesta, che anzi dovrebbe essere accolta con gioia. Un uomo di questa popolarità e che, per quanto urlate, ha detto molte cose giuste negli ultimi anni, è una risorsa importante per un partito che aspiri a governare il paese.
Purtroppo però, Beppe Grillo non ha mai avuto intenzione di diventare un tesserato del partito. Il suo annuncio di candidatura è viziato da un problema importante: lo statuto del Partito Democratico, approvato nel 2008 e pubblico, disponibile a tutti online, vieta all’articolo 9, comma 3, la candidatura a chi non era tesserato al momento della convocazione delle elezioni a segretario. Questo termine è scaduto il 25 giugno quando è stata scelta la data del 25 ottobre per le primarie. Grillo, naturalmente, lo sa benissimo.
Allora per quale motivo candidarsi?
Io non amo particolarmente le dietrologie. Ma purtroppo è chiaro il tentativo destabilizzante nei confronti di un partito che sta cercando di rinnovarsi e di trovare nuove vie per riconquistare quegli elettori che lo hanno abbandonato negli ultimi mesi. Grillo ha presentato la sua candidatura sapendo che sarebbe stata respinta pronto a scatenare polemiche micidiali sulle regole di partecipazione al PD. Quali saranno gli effetti?
Il primo e più importante sarà una campagna mediatica forte contro il Partito Democratico che costringerà sulla difensiva i candidati che hanno seguito le regole dello statuto.  Queste polemiche saranno naturalmente benvenute dagli avversari politici del PD, ovvero quel PDL che Grillo dice di voler contrastare. C’è da aspettarsi anche un attacco di Antonio DiPietro, mentre Travaglio con una buona dose di malafede diceva ieri che il modo per fermarlo sarebbe stato trovato nella burocrazia. In realtà, l’articolo 9, comma 3 del PD non è un escamotage antigrillo, non è una regoletta ad personam ma soltanto una delle regole necessarie ad organizzare la vita politica di un partito che è evidentemente molto conteso tra diverse leadership.
Francesco Costa dice oggi che Grillo avrebbe fatto richiesta di tesseramento in Sardegna, dove sta trascorrendo le sue vacanze. Tuttavia, sempre secondo le regole dello statuto, Grillo dovrà fare richiesta al circolo più vicino alla sua abitazione, cioé in Svizzera.

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2 Responses to Il bluff di Beppe Grillo.

  1. Marco ha detto:

    perdonami ma qui non è questione di “vizi” di forma. La sua candidatura non è viziata, ma VIETATA esspressamente da una norma sacrosanta.
    COme diceva quello: le parole sono importanti 🙂

  2. Roberto ha detto:

    Sono d’accordo con te sul fatto che Grillo conosca il regolamento, e ritengo verosimile la tua ipotesi riguardo le motivazioni della sua candidatura. Ma proprio se si pensa che il suo sia un bluff, secondo me, sarebbe elegante aprirgli le porte con una deroga a questo cavillo burocratico, per poi sfidarlo alle primarie. Non penso che un politico debba avere il timore di confrontarsi con chiunque altro sul piano dei programmi e delle idee per il rilancio di un partito. Purtroppo l’idea che traspare, invece, è questa! Ancora una volta non si è saputa gestire una situazione che poteva diventare favorevole, soprattutto per il confronto interno su temi importanti che Grillo avrebbe certamente alimentato.

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