Franceschini contro Bersani: la sfida più noiosa dell’anno.

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Chi sarà il prossimo segretario del Partito Democratico? Fino ad oggi sono emersi due candidati (beh, due e mezzo, contando Mario Adinolfi). Per chi conosce le dinamiche interne al partito è evidente che si tratta di una sfida tra due visioni diverse sul PD, quella di Walter Veltroni, che sostiene Franceschini e quella di Massimo D’Alema, uomo forte del fronte che è al fianco di Bersani. Veltroni e soprattutto D’Alema sono stati i protagonisti di un decennio di sconfitte per il centrosinistra italiano. In una occasione in cui è possibile cambiare, i due candidati non sembrano esattamente i migliori che il partito possa esprimere.
Entrambi i candidati hanno superato i cinquanta anni: sembrano giovani solo perché siamo abituati alla gerontocrazia italiana. Ma la base vuole un leader che sia capace di ispirare e guidare la sinistra per i prossimi dieci anni; Franceschini e Bersani sarebbero probabilmente due eccellenti ministri ma non sono dei leader. E’ triste dover ridurre la sfida per la guida del partito a una questione di personalità ma a questo ci hanno costretto i due candidati non presentando alcun programma oltre a vuote promesse di rinnovamento e cambiamento. Ma chi sono i candidati? ed è possibile che ci siano soltanto loro?
Proverò a inserire qualche candidatura che migliorerebbe il tono della sfida.

Dario Franceschini è il segretario uscente. Ha il merito di aver raccolto la disastrosa eredità del progetto veltroniano riuscendo ad evitare il tracollo. Se l’Italia fosse una nazione che da ascolto alle parole della classe politica, però, la sua credibilità sarebbe stata ampiamente danneggiata dalla negazione della possibilità di candidarsi reiterata anche immediatamente prima delle elezioni Europee, meno di un mese fa. Franceschini dice che porterà una ventata di novità nel partito, che la sua elezione sarebbe l’antidoto al precipizio rappresentato dalla gestione Bersani e D’Alema: purtroppo però la sua pretesa novità non è credibile. Inoltre, il rifiuto di ammettere la sonora sconfitta elettorale si spiega proprio con la decisione di intraprendere la campagna per la conferma alla guida del PD.

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Pierluigi Bersani
è stato senza dubbio il migliore ministro dell’ultimo governo Prodi. Oddio, fare buona figura non era davvero difficile, data la compagnia. Ma la credibilità di Bersani non è in discussione: quello che fa pensare è la sua capacità di leadership. Bersani è, ovviamente, tutt’altro che nuovo: ha avuto la possibilità di candidarsi nel 2007 contro Veltroni e a febbraio 2009 contro Franceschini: perché non l’ha fatto? L’ombra di D’Alema, inoltre, ne diminuisce la statura. Se bisogna eleggere un dalemiano, tanto vale candidare Massimo D’Alema.

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Mario Adinolfi
è il primo ad aver avuto il coraggio di sfidare i due candidati di “apparato”.  E’ un giornalista, scrittore e blogger, classe 1971. Per sapere di più sul suo programma basta andare sul suo blog.

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Passiamo ai candidati potenziali. La più osannata dalla rete è senza dubbio Debora Serracchiani. Il fenomeno mediatico e le capacità comunicative di Debora le hanno di recente permesso un notevole risultato elettorale alle Europee, si pensa che possa cercare di cogliere l’occasione candidandosi alla guida del partito. Io penso che la sua credibilità ne verrebbe compromessa, per non dire quella di un partito che ha cercato di mandare a Strasburgo persone che avessere un progetto serio sull’Europa. Abbandonandolo per tornare a Roma, Debora non si dimostrerebbe diversa da quella classe politica di cui l’Italia, almeno quella che vota a sinistra, sembra essersi giustamente stancata.

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Sandro Gozi
è un parlamentare del PD, classe 1968. Il suo intervento alla conferenza tenutasi ieri al Lingotto di Torino è stato uno dei più convincenti: Gozi ha detto che il cambiamento dei simboli che hanno contraddistinto il novecento in Italia non si è tradotto con un cambiamento delle persone. Ha parlato di presenza sul territorio, del caso Englaro e dei diritti civili. Sicuramente si tratta di un possibile candidato molto convincente.

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Sergio Chiamparino
è il popolare sindaco di Torino. Ha detto in varie occasioni che non ha intenzione di candidarsi. Rappresenta però il simbolo di un centrosinistra che può essere vincente anche in un Nord che sta diventando una roccaforte del centrodestra. Il problema è sicuramente quello anagrafico (classe 1948) e l’appartenenza militante ad un PCI che appartiene al passato.

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Qualcuno ha proposto in Sicilia la candidatura di Anna Finocchiaro. Io sono decisamente contrario. Il pessimo comportamento della Finocchiaro, che alle regionali del 2008 andò a seguire a Roma i risultati elettorali ed abbandonò l’opposizione dell’Ars provocando uno spaventoso vuoto del quale ancora oggi si pagano le conseguenze, ne ha distrutto la popolarità in Sicilia. Pesano inoltre le sue dichiarazioni del 2007, quando si dichiarava “troppo vecchia” per diventare la leader del PD. Negli ultimi due anni non è certo ringiovanita.

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Giuseppe Civati
, classe 1975, è l’uomo nuovo del Partito Democratico. Rappresentante del gruppo dei Piombini, organizzatore con altri giovani del PD della conferenza del Lingotto che ieri ha dato una spinta importante alla possibilità di una candidatura terzista alle primarie, viene considerato da molti troppo giovane per guidare un grande partito. Proprio per la sua carta di identità, sostenuta da contenuti davvero importanti, Civati può però rappresentare la grande novità del partito e portarlo a vincere sull’esempio di Tony Blair e Zapatero. Anche questi due leader erano circondati dal dubbio nel momento della loro nomina, come sia andata lo sappiamo tutti.

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Ignazio Marino
è un altro siciliano di cui si parla molto bene in questi giorni. Ieri al Lingotto ha detto quello che molti elettori del PD vorrebbero sentire dire dai propri leader: “Fuori dal partito chi non crede che tutti abbiano gli stessi diritti civili: uomini, donne, omosessuali, malati”.  Classe 1955, Marino ha però un curriculum diverso da quello dei suoi coetanei: quando Bersani e Franceschini erano ben inseriti nei partiti protagonisti della prima e della seconda repubblica, Marino era un chirurgo apprezzato in tutto il mondo. Il suo impegno per i diritti di tutti potrebbe dargli una spinta importante in caso di candidatura.

Paola Binetti
Io penso inoltre che la candidatura di Paola Binetti sia necessaria. Come si diceva anche ieri al Lingotto, la sua partecipazione alle primarie sarebbe una occasione eccellente per contare il peso reale suo e dei Teodem sull’elettorato. Io credo che le sue visioni siano larga minoranza nel PD: si candidi e ci dimostri il contrario.

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Sarebbe bello anche, per concludere, vedere una candidatura di Emma Bonino: i Radicali costituiscono una parte importante della politica progressista in Italia. La partecipazione di Emma alle primarie permetterebbe un rientro morbido dei radicali nella struttura del PD.

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One Response to Franceschini contro Bersani: la sfida più noiosa dell’anno.

  1. […] Immagine originalmente presa dal blog di Sergio Petrona Baviera […]

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