Anna Politkovskaya o la Russia di Putin.

I giornali internazionali dedicano oggi molto spazio alla assoluzione degli assassini della giornalista russa di origine ucraina Anna Politkovskaya. La coraggiosa donna che aveva sfidato Putin e l’esercito russo è stata uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006. Fin dall’inizio, il processo contro gli esecutori materiali dell’omicidio è stato fortemente viziato da inconsistenze e l’assoluzione finale non è che la conseguenza di una procedura fittizia, costruita solo per mettere a tacere chi chiedeva giustizia per la Politkovskaya.
Anna Mazepa Politkovskaya è nata a New York, figlia di diplomatici sovietici, nel 1958. Nella sua brillante carriera giornalistica ha ottenuto numerosi premi ed era considerata una spina nel fianco dal regime di Putin che ella accusava apertamente di essere non democratico e violento. I suoi reportage dalla Cecenia l’avevano resa famosa in tutto il mondo, rendendo così nota una situazione di pericolo costante che riguarda i giornalisti russi con “la schiena dritta”. Dal 2000 a oggi, infatti, più di 200 reporter hanno perso la vita in Russia, alcuni in Cecenia, altri nelle città corrotte dell’immenso territorio russo. La Cecenia è però un caso a parte.
Chi volesse sapere di più sulle vicende del popolo ceceno può approfondire l’argomento attraverso gli splendidi articoli di Adriano Sofri, un grande esperto della materia. Per riassumere in breve, bisogna dire che i ceceni combattono contro il potere costituito in Russia da quasi quattro secoli. Che ci si debba confrontare con gli zar oppure con l’Unione Sovietica o ancora con la nuova Russia di Putin, i ceceni si sono sempre opposti all’omologazione che veniva forzata dall’alto. Dopo la seconda guerra mondiale, Grozny, capitale di un territorio grande come l’Abruzzo, è stata la città più bombardata al mondo. Tutti i ceceni maschi sono stati deportati dopo la guerra e la maggior parte di essi ha potuto far ritorno a casa solo dopo la morte di Stalin. Ma la destalinizzazione non ha significato affatto la fine delle sofferenze del popolo ceceno. La Russia di Putin, continuando delle persecuzioni che non si sono mai davvero arrestate, ha inserito il massacro dei ceceni nel grande calderone della lotta al terrorismo internazionale; approfittando del fatto che i ceceni sono musulmani il regime di Putin ha cercato di dimostrare i contatti tra Grozny e Al Qaeda.
Ecco dove Anna Politkovskaya ha cominciato a dare fastidio al regime. Con i suoi reportage dalla Cecenia, la coraggiosa giornalista accusava apertamente il Cremlino della violazione di quasi tutti i diritti umani sul territorio ceceno attirandosi l’odio aperto dell’esercito e dei servizi segreti. Proprio i servizi segreti hanno cercato in due occasioni di avvelenarla non riuscendo nell’opera. La seconda occasione è molto nota al popolo italiano: il sequestro dei bambini della scuola di Beslan, da parte di terroristi ceceni, risolto nel sangue dalle teste di cuoio russe. La Politkovskaya si stava recando a Beslan per partecipare alle trattative per il rilascio quando si sentì male e rischiò di morire a causa di un tè avvelenato, probabilmente somministratole dai servizi segreti russi.
Per uccidere Anna ci sono volute invece numerose pallottole sparate a bruciapelo. In questo modo, nel 2006, è stata messa a tacere la voce più scomoda per un regime che, approfittando della posizione dominante che gode dal punto di vista delle risorse energetiche, riesce a evitare ogni tipo di risoluzione da parte degli altri stati. Anzi, quegli stati che dovrebbero isolare il regime putiniano lo corteggiano, come fa apertamente il presidente del consiglio Berlusconi, che si proclama il migliore amico di Putin. E’ doloroso ma necessario ricordare, attraverso una testimonianza fotografica, il gesto che il premier rivolse ad una giornalista russa durante una conferenza stampa al fianco di Vladimir Putin. Dopo aver letto questo articolo, saprete che in Russia puntare una mitraglietta immaginaria contro un giornalista non è solo cattivo gusto. E’ una minaccia di morte.

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I giornali internazionali dedicano oggi molto spazio alla assoluzione degli assassini della giornalista russa di origine ucraina Anna Politkovskaya. La coraggiosa donna che aveva sfidato Putin e l’esercito russo è stata uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006. Fin dall’inizio, il processo contro gli esecutori materiali dell’omicidio è stato fortemente viziato da inconsistenze e l’assoluzione finale non è che la conseguenza di una procedura fittizia, costruita solo per mettere a tacere chi chiedeva giustizia per la Politkovskaya.
Anna Mazepa Politkovskaya è nata a New York, figlia di diplomatici sovietici, nel 1958. Nella sua brillante carriera giornalistica ha ottenuto numerosi premi ed era considerata una spina nel fianco dal regime di Putin che ella accusava apertamente di essere non democratico e violento. I suoi reportage dalla Cecenia l’avevano resa famosa in tutto il mondo, rendendo così nota una situazione di pericolo costante che riguarda i giornalisti russi con “la schiena dritta”. Dal 2000 a oggi, infatti, più di 200 reporter hanno perso la vita in Russia, alcuni in Cecenia, altri nelle città corrotte dell’immenso territorio russo. La Cecenia è però un caso a parte.
Chi volesse sapere di più sulle vicende del popolo ceceno può approfondire l’argomento attraverso gli splendidi articoli di Adriano Sofri, un grande esperto della materia. Per riassumere, in breve, bisogna dire che i ceceni combattono contro il potere costituito in Russia da quasi quattro secoli. Che ci si debba confrontare con gli zar oppure con l’Unione Sovietica o ancora con la nuova Russia di Putin, i ceceni si sono sempre opposti all’omologazione che veniva forzata dall’alto. Dopo la seconda guerra mondiale, Grozny, capitale di un territorio grande come l’Abruzzo, è stata la città più bombardata al mondo. Tutti i ceceni maschi sono stati deportati dopo la guerra e la maggior parte di essi ha potuto far ritorno a casa solo dopo la morte di Stalin. Ma la destalinizzazione non ha significato affatto la fine delle sofferenze del popolo ceceno. La Russia di Putin, continuando delle persecuzioni che non si sono mai davvero arrestate, ha inserito il massacro dei ceceni nel grande calderone della lotta al terrorismo internazionale; approfittando del fatto che i ceceni sono musulmani il regime di Putin ha cercato di dimostrare i contatti tra Grozny e Al Qaeda.
Ecco dove Anna Politkovskaya ha cominciato a dare fastidio al regime. Con i suoi reportage dalla Cecenia, la coraggiosa giornalista accusava apertamente il Cremlino della violazione di quasi tutti i diritti umani sul territorio ceceno attirandosi l’odio aperto dell’esercito e dei servizi segreti. Proprio i servizi segreti hanno cercato in due occasioni di avvelenarla non riuscendo nell’opera. La seconda occasione è molto nota al popolo italiano: il sequestro dei bambini della scuola di Beslan, da parte di terroristi ceceni, risolto nel sangue dalle teste di cuoio russe. La Politkovskaya si stava recando a Beslan per partecipare alle trattative per il rilascio quando si sentì male e rischiò di morire a causa di un tè avvelenato, probabilmente somministratole dai servizi segreti russi. L’esercito russo, invece, una volta l’aveva arrestata. Anna era rimasta alcune ore nelle loro mani in Cecenia ed aveva subito violenze fisiche e psicologiche incredibili. Ma la violenza e l’ottusità del regime non l’avevano fermata.
Per uccidere Anna ci sono volute allora numerose pallottole sparate a distanza ravvicinata. In questo modo, nel 2006, è stata messa a tacere la voce più scomoda per un regime che, approfittando della posizione dominante che gode dal punto di vista delle risorse energetiche, riesce a evitare ogni tipo di condanna da parte degli altri stati. Anzi, quegli stati che dovrebbero isolare il regime putiniano lo corteggiano, come fa apertamente il presidente del consiglio Berlusconi, che si proclama il migliore amico di Putin. E’ doloroso ma necessario ricordare, attraverso una testimonianza fotografica, il gesto che il premier rivolse ad una giornalista russa durante una conferenza stampa al fianco di Vladimir Putin. Dopo aver letto questo articolo, saprete che in Russia puntare una mitraglietta immaginaria contro un giornalista non è solo cattivo gusto. E’ una minaccia di morte.

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One Response to Anna Politkovskaya o la Russia di Putin.

  1. […] il disonore russo. Cosa faceva Anna Politkovskaja in Cecenia? Perché è stata condannata a morte dagli oligarchi russi? “Il giornalista deve […]

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