Una lettera dall’Iran.

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Il professor Norman Geras, dell’università di Manchester, pubblica sul suo blog la lettera di un suo lettore iraniano a proposito degli eventi di sabato 20 giugno, data dell’uccisione di Neda Soltan. La traduzione in italiano è mia, l’originale si può trovare qui.

A proposito della tua domanda: la situazione è molto preoccupante purtroppo, per quanto ciò non significhi che io sia assolutamente deluso. Nelle righe che seguono proverò a descrivere la nostra condizione…
La portata delle brutalità commesse durante il Sabato di sangue è ancora ignota al mondo ed anche alla maggioranza degli iraniani. In tutto il mondo hanno visto la scena dell’omicidio di Neda Agha Soltan ma molti non sanno che lei è stata una delle decine di persone che sono state uccise brutalmente dopo le minacce di Khamenei durante la preghiera del venerdì.
In realtà molte fonti indipendenti negli ospedali e nelle cliniche di Teheran hanno contato più di 150 morti; sì, più di 150. I medici sono stati ridotti al silenzio. In realtà quando meno di una settimana prima (il 16 giugno) i medici e le infermiere dell’ospedale Rasul a Teheran ovest sono stati testimoni degli otto morti e dei 21 feriti dopo le manifestazioni di quel giorno, sono scesi per strada a informare la gente
.
Ma durante il Sabato di Sangue, la situazione era completamente diversa dopo l’ordine di Khamenei di usare violenza contro i dimostranti. Sono in possesso di una testimonianza che arriva da un ospedale non lontano da dove vivo… In questo ospedale soltanto i medici hanno ricevuto 20 morti e molti altri feriti. Le forze di sicurezza si sono spostate all’ospedale dove le persone avevano portato i corpi, per radunare tutti i feriti e i morti; quando le forze militari e paramilitari hanno radunato i corpi, li hanno mandati direttamente ad ospedali militari; hanno spostato questi corpi anche verso altri loro centri. Ho una testimonianza di un evento incredibile nell’ospedale: le forze di sicurezza avrebbero sparato sui feriti uccidendoli prima di trasferirne i corpi. Quando i medici e le infermiere si sono ribellati e sono usciti per strada, hanno aperto il fuoco anche contro di loro.
Ora ci hanno detto che quando le famiglie sono andate a prendere i corpi dei loro parenti, le forze di sicurezza le hanno costrette a firmare appelli contro
Mir Hossain Mousavi  nominandolo responsabile per le morti dei loro familiari (la tesi: hanno partecipato a una manifestazione legata a Mousavi; i killer sono “sconosciuti” ma li troveranno tra gli stessi sostenitori di Mousavi).
Alla luce di questa situazione, puoi capire quanto la società sia scioccata. Comunque, il popolo non ha abbandonato la resistenza. Alcune manifestazioni a livello locale sono continuate e la notte la gente va sui tetti a cantare “Allah-o-Akbar” e “
Abbasso il dittatore” e così via. Anche la notte, la milizia Basji bussa alle porte e minaccia la gente per non fargli cantare gli slogan.
Ci sono stati anche degli scioperi a livello locale; nel Kurdistan iraniano, c’è stato uno sciopero ieri. Ma in mancanza di sindacati indipendenti, è difficile organizzare uno sciopero generale.
Il regime golpista usa tutti i mezzi per sopprimere e stancare il popolo. Cercano di instillare uno stato di terrore. Sia che essi vincano questa guerra ineguale contro persone disarmate in questo momento oppure no, non saranno capaci di mantenere un regime stabile. Questa volta, hanno versato il sangue della gente comune, gente che dicono sia al loro fianco, non solo quello di attivisti politici.”

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3 Responses to Una lettera dall’Iran.

  1. igor scalisi palminteri ha detto:

    siamo davvero così lontani? davvero non possiamo fare nulla!

  2. igor scalisi palminteri ha detto:

    nulla?

  3. Sergio Petrona Baviera ha detto:

    Purtroppo non ci sono risposte facili, soprattutto come comuni cittadini. Lo stato qualcosa può farla ma, a prescindere dalla generale inadeguatezza di chi ci governa, le potenze internazionali stanno ancora osservando senza schierarsi per evitare le strumentalizzazioni. Come semplici cittadini però possiamo manifestare il nostro sostegno alle proteste attraverso la rete. Fino a quando le notizie dall’Iran continueranno ad arrivare anche in occidente, non sarà possibile per il regime schiacciare i manifestanti senza subirne le conseguenze morali e politiche.

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