Twitter e la Rivoluzione Verde.

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Le strade di Teheran oggi sono un po’ più vuote. Dopo le tremende violenze, i colpi d’arma da fuoco contro manifestanti pacifici, dopo gli arresti compiuti durante la notte che hanno messo fuori gioco centinaia o migliaia di studenti e attivisti, i nuovi numeri non sono sorprendenti. Tuttavia ancora qualcuno scende per strada nel tentativo di non darla vinta ad Ahmadinejad ed Alì Khamenei. Il regime non si è risparmiato assolutamente nulla.
I risultati del voto sono stati falsificati. I militanti percossi, arrestati e uccisi. Le televisioni e i telegiornali stranieri sono stati espulsi dal territorio iraniano; quelli di stato non sono autorizzati a trasmettere nessuna immagine né a presentare alcun reportage delle manifestazioni e della loro repressione.
Ma Ahmadinejad e Khamenei non avevano considerato internet. Youtube, Twitter, Facebook sono diventati imprevedibilmente protagonisti della rivoluzione verde. Su Twitter, i sostenitori del leader dell’opposizione Mousavi hanno cominciato a spargere le notizie sui brogli e la contestazione del risultato elettorale. Dopo l’inizio delle manifestazioni per strada, i ragazzi iraniani hanno cominciato a pubblicare i video su Youtube. A fronte di una censura sempre più pronunciata dei media tradizionali, i nuovissimi media sono venuti in soccorso dei manifestanti ormai trasformatisi in ribelli che protestano direttamente contro il regime. In questo modo le immagini delle violenze sono arrivate in occidente impedendo che la repressione durissima del regime si mantenesse entro le frontiere della repubblica islamica. L’intervento del presidente americano Barack Obama per impedire che l’aggiornamento di Twitter si arrestasse a causa di un intervento di manutenzione previsto da tempo, è la dimostrazione della necessità dei nuovi media per il mantenimento dell’informazione libera in Iran e nel resto del mondo.
Comunque vada a finire, la vittima più illustre della rivoluzione verde potrebbe essere proprio la Rivoluzione Islamica del 1979. La sua credibilità è a pezzi, così come il ruolo a lungo professato di guida dei popoli sciiti all’interno del mondo musulmano. L’omicidio e la persecuzione di manifestanti pacifici ha hanno demolito l’immagine del regime all’estero. Ma anche nella politica domestica le conseguenze non saranno probabilmente di poco conto. Le critiche alla leadership di Khamenei non mancano e alcune voci suggeriscono che il leader supremo possa essere allontanato una volta che le proteste saranno rientrate.
I manifestanti però non si possono accontentare di questo. La situazione non è ancora calma a Teheran e si teme che il regime possa colpire ancora con maggiore durezza, se l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dovesse distrarsi. Notizie non confermate dall’Iran riferiscono già oggi dell’arresto di Mir Hossein Mousavi e della moglie. Gli iraniani hanno ancora bisogno del nostro sostegno.

Update: la notizia dell’arresto di Mousavi si è rivelata falsa.

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