Referendum, perché andare a votare.

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Alcuni amici in questi giorni mi hanno chiesto cosa penso dei tre quesiti referendari al voto oggi e domani in tutta Italia.
Potrei limitarmi a citare quello che ha scritto Francesco Costa, condividendo la sua opinione sulla impossibilità del raggiungimento del quorum. Ma voglio fermarmi qualche momento in più sull’argomento, per non nascondere la mia opinione: io voterò per tre sì.
Una delle tre schede è di facile lettura. Si chiede all’elettore se limitare la candidatura di un uomo politico aspirante all’elezione ad una sola delle circoscrizioni. La possibilità di candidarsi in tutte le circoscrizioni regala un vantaggio non particolarmente democratico ai partiti che decidono di candidare il proprio leader. Lo abbiamo visto anche alle ultime elezioni europee, dove la candidatura simultanea di leader come Silvio Berlusconi e Antonio DiPietro ha permesso a figure politiche minori di essere elette in quanto recettori dei voti del capolista, poi ritiratosi per disinteresse nella elezione a Strasburgo. E’ evidente che in questo caso io voterò Sì alla scheda verde.
Gli altri due quesiti sono più complessi. In generale si vota per attribuire un sostanzioso premio di maggioranza al partito che
prenda più voti alla Camera e al Senato. In questi mesi ne ho sentite di tutti i colori. Si dice che la legge che uscirebbe dalle urne regalerebbe il paese a Berlusconi. Ora, per quanto se il PDL si candidasse da solo alle elezioni con la nuova legge uscita dal referendum, potrebbe ottenere una maggioranza importante in parlamento, ciò sarebbe sicuramente un vantaggio per la governabilità del nostro paese. Dalla riforma elettorale del 1993 ed ancora di più con la legge porcata di Calderoli (il cosiddetto porcellum) la stabilità del governo italiano è stata affidata a forze politiche che possedevano l’assoluta minoranza in parlamento. Questa dittatura delle minoranze ha provocato la caduta di quasi tutti i governi della cosiddetta seconda Repubblica. Si ricordino il governo Berlusconi del 1994 (Bossi abbandonò il governo chiamando il premier “mafioso“), il governo Prodi del 1996 (Rifondazione lasciò il governo) e, per arrivare ai giorni nostri, il governo Prodi del 2006 (uscita di Mastella). In tutti questi casi un partito che possedeva una minoranza risibile all’interno della coalizione della maggioranza ha provocato con la sua uscita la caduta del governo, nuove elezioni o rimpasti. Si pensi inoltre all’attuale governo Berlusconi: più di un anno di politiche razziste e demagogiche ha definitivamente chiarito che l’uomo forte nella maggioranza è Umberto Bossi, il quale pur avendo aumentato i propri voti alle recenti elezioni europee non gode di più del 10% del consenso popolare. Davvero troppo poco per decidere per tutti. Per questi motivi (semplificazione del sistema politico a maggioritario perfetto e relativa maggiore governabilità) voterò anche in questi casi Sì per le schede beige e viola.
Vale inoltre la pena di ricordare per quale motivo si sta votando oggi e non lo si è fatto due settimane fa, in corrispondenza delle elezioni europee. A causa dell’insistenza di Umberto Bossi, che dimostra di tenere in mano il governo Berlusconi, 400 milioni di euro sono stati buttati per soddisfare il desiderio leghista di vedere fallire il referendum.  Questo spreco grida vergogna in tempi di crisi: questi soldi potevano essere usati meglio, senza dubbio. La Bossi Tax è uno dei motivi principali per cui andare a votare è necessario. Un altro è il dispiacere per il costante fallimento di tutti i quesiti referendari a causa della mancanza del quorum. La colpa è di una classe politica che considera il referendum una inopportuna invasione dei cittadini in ambiti che pretende le siano riservati.
Questo referendum non è destinato al successo. Ma questo ennesimo fallimento contribuisce alla distruzione dell’istituto referendario ed è un ulteriore colpo alla democrazia di questa nazione.

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One Response to Referendum, perché andare a votare.

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