Le donne di Teheran.

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Anche oggi sono scesi in piazza a Teheran centinaia di migliaia di manifestanti. Tra di loro un ruolo molto importante è giocato dalle donne vessate e umiliate dal regime di Ahmadinejad e Khamenei. Ragazze e donne adulte marciano al fianco degli studenti e degli altri dimostranti incuranti delle botte e degli spari, delle persecuzioni e degli arresti. I Basiji, membri di una milizia filogovernativa la cui violenza sta attirando la protesta internazionale sul regime iraniano, le prendono particolarmente di mira.
Ma loro non si demoralizzano e continuano a protestare e hanno molti motivi per farlo.
I diritti delle donne sono diminuiti in modo importante durante il governo Ahmadinejad. Preoccupati dal crescente numero di studentesse che affollavano le università delle città iraniane, i gerarchi al potere hanno deciso di limitare le libertà delle cittadine per contrastarne l’ascesa. Nel suo libro del 2007 “Il prezzo del velo“, Giuliana Sgrena racconta “Il presidente Ahmadinejad ha fatto varare nuove leggi restrittive sull’abito islamico con pesanti multe per chi trasgredisce portando abiti trasparenti o attillati, foulard che lasciano sfuggire ciocche di capelli, fuseaux troppo corti, smalto sulle unghie. Tutte piccole trasgressioni, strappate centimetro per centimetro in questi anni …” La milizia può arrestare le donne che girano per la strada e costringerle a firmare un documento nel quale si pentono per essere venute meno all’uso dell’Hijab. Bastano queste poche parole per capire e apprezzare il coraggio delle manifestanti di Teheran.
Dopo il 1979 molte donne sono state condannate a morte e torturate. Prima di essere messe a morte le vergini vengono stuprate per permettere loro di andare in paradiso (Marina Nemat, “Prigioniera a Teheran“).
In Iran gli adulteri possono essere condannati a morte, la pena prevista è la lapidazione. Tuttavia Ahmadinejad ha legalizzato la pratica del Siqeh, il matrimonio temporaneo che può durare anche solo mezzora. Questa possibilità potrebbe essere in realtà un modo per rendere legale la prostituzione. Molti luoghi pubblici sono soggetti a segregazione sessuale: le scuole, le stazioni sciistiche e gli autobus. Inoltre, donne sorprese in situazioni equivoche possono essere sottoposte dalla polizia ad un controllo della verginità.
Alcune donne iraniane sono riuscite nel corso degli anni a diventare conosciute anche all’estero. La donna che maggiormente ispira il movimento femminista iraniano è Shirin Ebadi, prima donna musulmana a vincere il premio nobel per la pace per i suoi sforzi per i diritti delle donne e dei bambini. Più note in Occidente sono probabilmente la fumettista Marjane Satrapi (autrice di Persepolis), la regista cinematografica Samira Makhmalbaf e la scrittrice Azar Nafisi, autrice del bestseller “Leggere Lolita a Teheran“.
Durante la campagna elettorale Mousavi si faceva spesso accompagnare dalla moglie, protagonista di accorati appelli per la parità dei sessi in Iran. In questo modo il candidato sostenuto dai manifestanti ha richiamato il riformismo del predecessore di Ahmadinejad, quel Khatami che oggi sostiene la rivolta dei manifestanti. La rivoluzione verde può essere un modo per accelerare la parità dei sessi in Iran. Ancora un ulteriore motivo, quindi, per sostenerla.

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