Mousavi, il regime ha paura.

Sostenitori di Mousavi.
Le elezioni presidenziali in Iran hanno assegnato una contestata vittoria al reggente uscente, il famigerato Mahmoud Ahmadinejad. Ma l’opposizione non si arrende e scende in piazza a sostegno di Mir Hossein Mousavi, con manifestazioni di piazza che ricordano la rivoluzione islamica del 1979. La situazione è caotica e non si capisce se il regime avrà la forza di arrestare le proteste.
Ma facciamo un passo indietro.
I due candidati maggiori per l’elezione presidenziale erano proprio Ahmadinejad e Mousavi. Ahmadinejad è stato uno dei protagonisti della politica internazionale degli ultimi anni. Nemico giurato di Israele, è l’espressione di una classe religiosa e politica iraniana che ha cercato un rinnovamento fittizio attraverso la scelta di un uomo giovane e dalla forte capacità oratoria e polemica, senza concedere però grande spazio alle richieste del popolo. In realtà Ahmadinejad è considerato da molti un fantoccio dietro al quale si nasconderebbe l’ajatollah Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran.
Mousavi, invece, è un uomo dei primi giorni della rivoluzione del 1979. Fu scelto direttamente da Khomeini, adesso rinnegato soprattutto dai suoi seguaci, come primo ministro della neonata repubblica islamica. I media americani parlano con eccessivo entusiasmo di rivoluzione verde e di uomo nuovo. Quello che è vero, d’altra parte, è che Mousavi si è progressivamente distanziato dal regime khomeinista e non è sicuramente il leader che l’ayatollah Khamenei si augura per l’Iran. Gli studenti che sono in piazza per denunciare i brogli elettorali sostengono le ragioni di un rinnovamento profondo della repubblica.
I risultati delle elezioni hanno assegnato una vittoria piena ad Ahmadinejad, con oltre il 63% delle preferenze. Immediatamente dopo lo scoppio della rivolta dei seguaci di Mousavi, le televisioni e i giornali stranieri sono stati espulsi dal paese. La polizia ed i corpi speciali stanno intervenendo con violenza a Teheran per reprimere i dimostranti. Si registrano morti e feriti in una situazione esplosiva che non sembra vicina alla conclusione. Sembra che Moussavi sia stato arrestato, che non possa lasciare la sua casa, per quanto ciò venga negato dalla polizia iraniana.
In Iran i candidati alle elezioni devono superare un esame rigoroso per verificarne la corrispondenza a determinate caratteristiche politiche e religiose: chi è inviso agli ayatollah non partecipa. Moussavi non è un rivoluzionario ma c’è sempre la possibilità che sia stato adottato dalle forze progressiste iraniane che hanno cercato il cambiamento attraverso il voto.
La repressione degli studenti nelle piazze di Teheran dimostra senza ombra di dubbio che la decantata libertà degli iraniani è solo una frottola. L’altissimo numero dei condannati a morte, la persecuzione degli oppositori al regime islamico e la repressione dei diritti delle donne sono fatti che la censura del regime non può mettere in discussione. Il cambiamento, anche rappresentato da un moderato come Mousavi, terrorizza Khamenei.

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One Response to Mousavi, il regime ha paura.

  1. […] che ispira il mondo“. Queste sono state le parole del presidente americano Barack Obama. Non sappiamo se le elezioni siano state veramente false. Sappiamo per certo che Mir Hossein Mousavi non è un uomo nuovo ma solo il simbolo di un […]

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