Sinistra smarrita.

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I grandi sconfitti delle elezioni europee sono i partiti di sinistra.
Anche in Italia, dove i due partiti antagonisti sommati raggiungono un risultato migliore rispetto a quello delle ultime politiche,  il numero dei deputati eletti comunisti o verdi è pari a zero.
Vendola e Ferrero hanno raccolto insieme un risultato che avrebbe permesso loro di rimanere a Strasburgo. Ma prima del voto avevano deciso di correre in due coalizioni di partiti diversi nonostante la loro base di voti sia decisamente la stessa. Una scelta miope e destinata al fallimento.
Il Partito Democratico perde milioni di voti, in parte proprio a vantaggio della missione impossibile degli ex comunisti e dei verdi, altri dovuti all’astensione ed altri ancora diretti ad un partito che di sinistra ha ben poco come quello di Antonio DiPietro.
Ma cosa manca alla sinistra in Italia?
A prescindere dal trend negativo in Europa, la situazione italiana merita di essere approfondita. Cominciamo dai leader. Dopo la fine del comunismo ed il crollo del muro di Berlino, i segretari dei partiti di sinistra sono stati sempre piuttosto poco apprezzati dai loro stessi elettori: Occhetto, D’Alema, Fassino e Veltroni hanno cercato, ognuno a suo modo, una mediazione tra il vecchio mondo del socialismo massimalista e la nuova realtà del capitalismo finanziario e del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti.
Chi non ha accettato questa mediazione (in Italia per quindici anni è stato Bertinotti) ha fallito clamorosamente la sua missione. La sinistra comunista ha progressivamente perso gli operai delle fabbriche, i contadini  e tutti quei lavoratori che avevano guardato con fiducia al progetto del socialismo reale di rettificare le ingiustizie del mondo moderno. Rimangono comunisti solo un certo tipo di intellettuali onanisti, duri, puri e sconfitti.
I DS, eredi della tradizione massimalista comunista e dei suoi voti, hanno cercato di trasformarsi in un partito socialdemocratico simile  a quelli europei. La mancanza di un leader credibile è stata senza dubbio importante. Ma alla sinistra italiana sono mancati soprattutto i contenuti. Perso l’obiettivo del massimalismo socialista, niente è stato in grado di sostituirlo.
La vittoria elettorale delle destre ultra-nazionaliste e razziste è un segnale preoccupante per il futuro dell’Europa. Gli euroscettici aumentano nonostante l’evidente aiuto che la Comunità Europea sta dando ai paesi in crisi (l’Islanda, che era fuori, è andata in default ed adesso implora di entrare). L’europeismo potrebbe essere una grande battaglia da combattere ma c’è bisogno di scelte chiare e non di temporeggiamento.
Bisogna ripartire da alcune cose precise.
Rinnovamento della classe dirigente: gli amministratori del PD provengono tutti dal PCI e dalla DC. A 20 anni dalla caduta del muro abbiamo bisogno di gente totalmente nuova. Ad ottobre ci sarà l’elezione del nuovo segretario: sarebbe opportuno eleggere un uomo giovane, tenendo presente la lezione di Blair e Obama.
Legalità e ambiente: la questione morale e la sensibilità ecologica non possono essere temi su cui impostare campagne elettorali ma devono piuttosto diventare punti fissi, presenti nei programmi di tutti gli esponenti della sinistra.
Istruzione: l’Italia è un paese che ha bisogno di crescere culturalmente. Basta con i miti dell’Umanesimo e del Rinascimento: sono passati secoli. La scuola cambi per riflettere la modernità e l’università impari a costruire professionalità davvero utili. Basta con i corsi di laurea creati solo per dar posto a professori e intellettuali.
Integrazione: nel mondo che cambia, tutti i paesi diventano multietnici. Prepararsi al cambiamento è il modo migliore di gestirlo. La sinistra faccia campagne per il diritto di voto esteso a chi abita le città, aiuti le minoranze ad entrare nella vita sociale e comunitaria senza imporre loro di cambiare le loro tradizioni.
Europa: il mondo futuro sarà composto da superstati con milioni o miliardi di cittadini. I piccoli stati che compongono l’Europa non possono competere con essi. C’è un numero ormai sostanzioso di politiche che non possono essere lasciate ai singoli stati: la politica ambientale, la lotta alle mafie, la gestione dell’immigrazione dai paesi del terzo mondo e la politica economica. La sinistra si batta per una reale trasformazione della Comunità Europea in stato federale dotato di poteri diffusi e per la democratizzazione totale delle sue istituzioni.
Ripartire è necessario. Le proposte costruttive siano ben accette.

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3 Responses to Sinistra smarrita.

  1. Sinistra smarrita. ha detto:

    […] Leggi l’articolo completo… Category: ambiente | | « Frost & Sullivan: FUTURO ELETTRICO? DIPENDE DAI GOVERNI […]

  2. sinistrata ha detto:

    io credo che vendola e ferrero insieme non avrebbero ottenuto la somma dei voti che hanno ottenuto separatamente. Insomma c’è gente che ha votato vendola e non avrebbe votato la falce e il martello, posso però pensare che se vendola fosse stato segretario del prc quel partito, che si sarebbe traformato, avrebbe passato il 4%.
    Per quanto riguarda il socialismo, orse bisognerebbe approfondire cosa è il socialismo, dubito che in Italia, a parte ferrando, marxisti leninisti, etc etc, ci sia qualche partito che abbia come obiettivo il socialismo. A sinistra l’obiettivo credo piuttosto sia un modello di sviluppo sociale ed economico riformato sulle basi del socialismo, ma che non sia ul socialismo.
    chiaramente questo è solo il mio modesto pensiero.
    bye

    • Autolesionistra ha detto:

      Non so… c’è pure gente che ha votato IDV perché sia vendola che i falcimartellisti puzzavano di sottoquorum lontano un chilometro… credo che se si fosse costituita un’alternativa di sinistra unica il risultato sarebbe stato anche superiore alla somma delle due alternative.
      Vorrei ben sperare che davanti al panorama politico attuale un potenziale elettore di sinistra si renda conto che non è più il momento di fare i preziosi su presenza o assenza di falci e martelli nei simboli.
      Anche se prima se ne dovrebbero rendere conto le teste dei movimenti…

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