L’emendamento D’Alia tra verità e disinformazione.

Giampiero_D'Alia
Quella della libertà di internet è una battaglia molto seria. In un’Italia dove lo spazio per la critica al potere ed il controllo mediatico delle istituzioni si è ridotto sensibilmente a causa dell’accentramento della proprietà dei mezzi di informazione nelle mani del presidente del consiglio, la libertà di espressione trova ospitalità nella rete. Purtroppo, alcuni blogger, probabilmente in buona fede, fanno circolare alcune notizie poco precise che contribuiscono ad aumentare la confusione ed a concentrare l’indignazione del popolo di internet su obiettivi poco utili.
Sembra essere questa la sorte dell’ormai abortito emendamento D’Alia, bocciato negli scorsi mesi dal Parlamento, che è tornato all’onore delle cronache a causa di un appello davvero mal congegnato apparso probabilmente per la prima volta sul blog Eddyburg che però cita come fonte la Società Pannunzio per la libera informazione. In un articolo che parla espressamente di attacco alla democrazia la disinformazione si mescola alla propaganda politica e l’autore non esita a tirare in ballo Beppe Grillo e la rivista del settore, Punto Informatico. L’autore parla di un complotto contro la democrazia e di una Casta che teme il confronto con la rete.
L’appello di Eddyburg è inutile e infondato.
L’emendamento D’Alia era una proposta di un senatore dell’UDC che introduceva nel pacchetto sicurezza una norma per la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta attraverso internet. L’intento della norma era costringere i provider ad esercitare un controllo diretto sui contenuti immessi da propri utenti, limitando di fatto la libertà di espressione. Per questo motivo a febbraio sia il blog di Beppe Grillo che Punto Informatico si erano occupati molto criticamente della vicenda.
L’emendamento D’Alia è probabilmente l’espressione di una classe politica che non capisce internet e che vorrebbe controllare in modo vincolante i contenuti immessi sul web. Ciò non è possibile per molti motivi e la cosa non è sfuggita, infatti, neppure alla maggioranza di Governo. Per questo motivo, il deputato del PDL Roberto Cassinelli, con buona pace dei teorici del complotto, ha fatto abrogare l’emendamento D’Alia. Cassinelli stesso dice che non è stato facile ottenere questo risultato dimostrando che la cultura dei nostri parlamentari sul mondo variegato della rete è piuttosto scarsa. Ma il punto non è questo.
L’emendamento D’Alia non è stato approvato col pacchetto sicurezza. La battaglia per la libertà della rete è ancora in corso, altri provvedimenti poco illuminati potrebbero essere presi in considerazione.
Gli appelli urlati però non servono a nessuno.
Chiunque voglia informare attraverso la rete ha un compito fondamentale.
Controllare le fonti.
Ecco l’articolo di Punto Informatico,  di oltre un mese fa.

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