La fine della nostra pazienza.

Broma_pesada_Berlusconi
Il passare delle ore non fa che aumentare lo sdegno: un uomo che sarebbe stato condannato per corruzione se non avesse cambiato da solo le regole del gioco è il nostro presidente del consiglio. Lo scandalo del Lodo Alfano ci fa sprofondare al livello di una dittatura da quattro soldi: la classe politica in generale non può essere indipendente rispetto alla legalità ed al rispetto delle leggi e delle sentenze dei tribunali. Silvio Berlusconi deve dimettersi o la nostra democrazia liberale non avrà più senso.
Anche la possibilità che egli rinunci al Lodo Alfano mi sembra poco appetibile, oltre che poco probabile. Non dimentichiamoci che l’uomo ha ormai una certa età e dati i tempi non certo da record della giustizia italiana, la possibilità che il reato cada in prescrizione prima della sentenza definitiva è qualcosa di più che un sospetto. Quello che io chiedo, d’altra parte, non è la carcerazione del premier (visto che non ci sono possibilità che questo accada) ma la presa di coscienza delle sue responsabilità politiche. La corruzione di David Mills non è semplicemente un reato destinato a coprire piccole truffe finanziarie: è la chiave di volta per spiegare quindici anni di storia italiana e berlusconiana.
Cerco di spiegare. Il Tribunale ha stabilito che Mills è stato corrotto per mentire durante il processo che vedeva imputato Carlo Bernasconi, dirigente Fininvest e lo stesso premier, al fine di evitare conseguenze di carattere penale ai due imputati ed alla azienda. I seicentomila dollari versati a Mills e da egli stesso dichiarati al suo fiscalista britannico (che a differenza di Tremonti, non ha coperto i guadagni illeciti del suo cliente) sono la prova che l’avvocato inglese sapeva qualcosa che avrebbe potuto incastrare, se rivelata, i due imputati. Il processo infatti riguardava delle tangenti che il gruppo Fininvest avrebbe versato alla Guardia di Finanza per coprire dei reati finanziari e la costituzione di aziende off-shore al fine di evadere il fisco.
Da questa sentenza, come ha detto efficacemente Giuseppe D’Avanzo, si può rispondere a domande rimaste inevase per molti anni: come sia nato l’impero di Fininvest, come siano state possibili le scalate alla Standa, alla Mondadori e alla Rinascente… Come dice il giornalista di Repubblica, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c’è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
Per questo motivo è necessario che il premier si dimetta.
La nostra pazienza è giunta al limite.

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2 Responses to La fine della nostra pazienza.

  1. Vicio ha detto:

    Quoto pure le virgole! Hai detto TUTTO.

  2. bluescook ha detto:

    Assolutamente d’accordo, come spesso accade.

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