Libertà.

Mi piacerebbe dire qualcosa di originale sull’Italia ma probabilmente non ne sono in grado.
Troppo facile sottolineare la pubblicazione dell’indice della libertà di stampa da parte di Freedom Press che ci vede al settantaduesimo posto al mondo, una posizione inferiore a tutte quelle delle nazioni europee fatta eccezione della Bulgaria, settantaseisima.
Altrettanto facile sarebbe raccontare di come due direttori da poco nominati ai vertici della stampa italiana abbiano gareggiato nel flettere la schiena per ascoltare le parole volgari di uno strano ometto che dice di essere il leader più amato al mondo. Chissà a chi commissiona i suoi sondaggi. Certo è strano leggere due articoli di cronaca rosa firmati direttamente dai direttori. Ma la voce del padrone deve risuonare da tutti gli altoparlanti.
Ma oggi voglio parlare di una storia diversa. Qualche anno fa il nostro paese decise di partecipare ad una campagna militare in oriente. Si trattava di scovare e catturare un uomo crudele ospitato da un paese governato da un gruppo di violenti integralisti.  Si sa, partecipare a una guerra è sempre brutto ma la liberazione di un popolo da una dittatura è una operazione meritoria. Sarà la storia a giudicare sull’operato dell’amministrazione Bush in Afghanistan e sulla decisione italiana di sostenere l’alleato americano fino in fondo. Ma oggi io mi chiedo cosa c’entra tutto questo con la libertà. Una bambina di tredici anni è morta oggi in Afghanistan.
L’hanno uccisa dei militari italiani.
Lo zio della bambina che guidava la macchina, non si era fermato a un posto di blocco, probabilmente perché non l’aveva visto data la pioggia. I soldati italiani hanno aperto il fuoco. La ragazzina è morta, aveva tredici anni. Quando Herat, la sua città, è stata attaccata per la prima volta dalla coalizione militare di cui fa parte l’Italia, questa bambina aveva cinque anni. Cinque. Ha vissuto tutta la sua vita alle prese con la guerra.
Come possiamo noi pretendere di insegnare anche solo un briciolo di libertà a qualcuno? 
Non è sicuramente la prima volta che un bambino muore in Afghanistan. Ma ogni morte provocata dalla nostra indifferenza sbriciola tutto quello che rimane del nostro concetto di libertà. L’Italia, lo dice la Costituzione, ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. 
Non ci indigniamo più se nonostante questo stiamo combattendo una guerra da esercito occupante in un paese straniero. Come facciamo ancora a dire di essere liberi?
L’indifferenza non ha niente a che fare con la libertà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: