L’eredità di Cesare Lombroso.

Un articolo come sempre molto arguto di Gian Antonio Stella celebra oggi sul Corriere della Sera, il centenario della morte del medico italiano Cesare Lombroso. Stella è ironico, si diverte ad elencare i grandi errori dello scienziato veronese e le contraddizioni che generarono nella società scientifica mondiale dell’epoca. Ma siamo così sicuri che la vicenda Lombroso possa essere chiusa con un sorriso? Secondo Lombroso era infatti possibile riconoscere la personalità di una persona dal suo aspetto, dalla sua razza, dalla conformazione del suo cervello.
Il mio incontro con le ricerche lombrosiane avvenne nel 1999 durante un corso universitario in Criminologia. Gli studenti dovevano leggere alcuni brani dei libri di Lombroso e potevano contare solo sulla loro cultura personale per rendersi conto di come quelle teorie fossero ormai considerate abominevoli dalla comunità scientifica. Il professore  Gaetano Ingrassia introduceva inoltre lo splendido concetto del triangolo della virtù che vedeva in basso i criminali ed in alto coloro che si trovavano vicino a Dio; ribadiva i pregiudizi sull’omosessualità e sull’epilessia come malattie criminogene. Novanta anni dopo la morte di Lombroso, alcune delle sue teorie trovavano cittadinanza in un insegnamento universitario.
Ma ancora oggi la situazione non è diversa. Ogni giorno i mezzi di informazione gettano in pasto alla pubblica opinione le immagini dei criminali sbattendo il mostro in prima pagina anche quando si tratta di innocenti. Come dimenticare Karol Racz, che con quella faccia non poteva non essere colpevole? E le persone che fanno la fila per assistere ai processi dei delitti di sangue per guardare in faccia gli assassini? Come se fosse possibile riconoscere un assassino dal suo aspetto.
Ancora oggi, purtroppo, siamo tutti eredi di Lombroso: quando ricordiamo a cosa sia vicino il cuore del ministro Brunetta, quando cerchiamo prove del cretinismo lombardo in alcuni politici leghisti, quando pensiamo che una persona con la faccia pulita non possa essere disonesta. Prendere coscienza di questa scomoda eredità è il primo passo per cercare di superarla.

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