La Lega, i CPT ed i referendum.

La sconfitta della maggioranza ieri in Parlamento durante la votazione per il decreto sicurezza sulla norma che voleva allungare i tempi di reclusione dei clandestini all’interno dei Centri di Permanenza Temporanea rischia di avere conseguenze rilevanti sul futuro della discussione politica italiana. La Lega, che aveva precisato la priorità delle nuove regole nei CPT, è in questo momento in rotta di collisione con la maggioranza e si sta trasformando per Berlusconi in una imprevista gatta da pelare. Il timore è che ci vadano come sempre di mezzo i cittadini.
Proprio ieri, infatti, era al voto alla Camera una delle disposizioni che più avevano diviso l’opinione pubblica italiana negli ultimi mesi. La trasformazione di fatto dei centri di accoglienza creati con la legge Turco Napolitano in carceri per la detenzione prolungata dei clandestini è stata bocciata grazie al voto contrario del Partito Democratico con il contributo fondamentale di alcuni franchi tiratori della maggioranza che non condividevano la svolta carceraria. Mi preme sottolineare come il gruppo dell’Italia dei Valori si sia astenuto dalla votazione rischiando di compromettere un importante successo per l’opposizione. Questo non fa che confermare la distanza del partito di Antonio DiPietro dalla sinistra antirazzista italiana.
La sconfitta del Governo su questo decreto è soprattutto la sconfitta della Lega. Il Carroccio era già molto scontento per l’eliminazione dalla bozza del decreto delle ronde, probabilmente abbastanza sgradito anche al premier e di certo tolto di mezzo nel tentativo di fare assumere un passo veloce all’approvazione dell’intero decreto. Il decreto sicurezza è stato dunque approvato con queste due fondamentali modifiche facendo impazzire di rabbia il ministro dell’interno Roberto Maroni.
Purtroppo l’ira di Maroni rischia gravemente di compromettere un’altra importante battaglia del Partito Democratico. La scelta di fissare la data del referendum elettorale scorporandolo dalle elezioni europee del 7 giugno è chiaramente dettata dalla necessità di soddisfare la Lega, contraria alla consultazione referendaria. Se i cittadini fossero chiamati a votare a solo due settimane dalle elezioni europee, molto probabilmente il quorum necessario non sarebbe raggiunto. In questo modo sarebbero buttati oltre 400 milioni di euro. Il dramma del terremoto in Abruzzo ha spinto il PD a chiedere che il referendum sia accorpato alle Europee, obiettivo perseguito da mesi come si può vedere in questo mio vecchio post, in modo da utilizzare i soldi risparmiati per aiutare gli abruzzesi. La proposta ha trovato adesioni anche a destra e mi sembra assolutamente condivisibile. Il rischio è  proprio che il desiderio di compiacere la Lega per evitare una crisi di governo possa invece mettere in secondo piano le necessità degli sfollati. Questo blog adotta questa battaglia ed invita i suoi elettori a diffonderla.
Referendum il 7 giugno.

 

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One Response to La Lega, i CPT ed i referendum.

  1. […] L’avevo anticipato la settimana scorsa e purtroppo si è puntualmente avverato. Silvio Berlusconi ha dovuto cedere alle […]

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