La Caffarella, un mese dopo.

Cronistoria di un caso di cronaca che ha appassionato l’Italia. 

14 febbraio, lo stupro: violenza su una ragazzina di 14 anni che passeggiava con il fidanzatino sedicenne nel pomeriggio. Almeno uno dei due uomini l’ha stuprata, avevano un forte accento dell’est. Rubati i telefonini. Il Corriere precisa che si tratta di stranieri.
Nello stesso giorno altro stupro a Bologna, un tunisino violenta una ragazza. Alla Caffarella il ragazzino è stato picchiato. La ragazzina ha tumefazioni e graffi. Li hanno minacciati dicendo di avere una pistola.

15 febbraio, la caccia: si apre la caccia ai due uomini. La polizia annuncia di avere trovato tracce importanti sul luogo dello stupro. I due ragazzi, coraggiosamente, collaborano e forniscono un identikit agli inquirenti. Uno degli aggressori avrebbe la pelle scura e i capelli lunghi. La gente dice di avere paura di stranieri e nomadi. Brunetta: polizia più sul territorio. Il sindaco Alemanno: forse sono Rom, via allo sgombero dei campi nomadi. Zingaretti e Marrazzo preoccupati per il clima di violenza.
Raid di uomini mascherati in un ristorante turco nella zona dello stupro. Quattro rumeni feriti dopo manifestazione FN. 
Reazioni politiche: la Lega propone la castrazione per gli stupratori. Il governo annuncia il decreto sicurezza. Alemanno parla di certezza della pena. Il Vaticano invita a non reagire a caldo. L’opposizione parla di fallimento del piano sicurezza del governo.

16 febbraio, la svolta:  si torna a parlare diffusamente degli identikit. Calderoli insiste con la castrazione. Alemanno accusa la sinistra di speculare sulla paura.
Fermati due romeni, il caso potrebbe essere risolto nel giro di 48 ore. 
Loyos, riconosciuto dalle vittime confessa di avere stuprato per dispetto ed il suo racconto corrisponde a quello dei due ragazzi. Racz arrestato a Livorno in un campo nomadi, ha scontato 3 anni di carcere in Romania ed ha delle malformazioni alla mano come segnalato dalla ragazzina e da un’altra vittima a Primavalle. Loyos era stato espulso dall’Italia per furto e ricettazione. Entrambi erano schedati dalla polizia. Rimangono da controllare i reperti biologici. Fini e Schifani ringraziano la polizia. 

18 febbraio, ronde antivendetta: si parla di istituirle per proteggere gli stranieri dalla rabbia della popolazione.
Foto di Loyos: diffusa la foto in manette dell’uomo che ha confessato.

19 febbraio, storia di Loyos: si parla della difficoltà dell’espulsione di individui pericolosi. Loyos fotosegnalato perché girava per i parchi di Roma. Non era considerato un pericolo.
Racz nega. Il complice di Loyos dice di avere un alibi ma nel frattempo è sospettato di un altro stupro, quello di Primavalle. Dice di essere in buoni rapporti con Loyos e di non capire perché abbia indicato lui. Nel frattempo, altre ritorsioni contro stranieri nel territorio romano.

23 febbraio, statistiche sul crimine: i romeni sono gli stranieri che delinquono maggiormente secondo i dati della Caritas.

2 marzo, il DNA: all’improvviso arrivano i dubbi che secondo la Scientifica riguardano soprattutto Ratz ma anche Loyos. Per la prima volta si parla della ritrattazione di Loyos risalente al 22 febbraio: avrebbe subito pressioni psicologiche  e violenze per ottenere la sua confessione. Adesso saranno necessarie nuove verifiche.
Cellulari: i cellulari dei due rumeni risultavano in zone diverse della città il 14 febbraio.
Primavalle: Ratz sarebbe stato riconosciuto dalla vittima dello stupro di Primavalle. 

3 marzo, la polizia si difende: Loyos mentirebbe, la polizia ha il video dell’interrogatorio: il romeno viene accusato di calunnia. Si parla anche di dettagli difficili da inventare: jeans strappati, 20 euro in tasca come quelli sottratti ai ragazzini e la stessa marca di sigarette trovate sul posto. Ratz, inoltre, era scappato da Roma il 15 febbraio.
DNA: ma arriva la mancata conferma della prova regina: il DNA non è dei due accusati. Racz, inoltre, non parlerebbe l’italiano, cosa che non si armonizza con le dichiarazioni delle vittime. L’identikit non corrisponderebbe con i due accusati.

4 marzo, Girolimoni? I radicali accusano gli inquirenti di tenere in carcere due innocenti come nel caso Girolimoni, accusato ingiustamente di violenza sessuale durante il fascismo.
Innocenti? Tutti i test scagionano i due romeni. Non sono stati loro a violentare la ragazza. Emerge un altro fatto: un altro uomo fu riconosciuto dalla vittima ma fu subito escluso perché tornato in Romania il 12 febbraio.
Le accuse non cambiano. Per la procura è certo, sono stati loro.

5 marzo, la pista rumena: i PM non modificano le accuse verso gli arrestati. Arriva l’indagine sul cromosoma Y: appartiene ad un uomo arrestato in Romania, il colpevole apparterrebbe al suo stesso ceppo.
Racz: i maggiori dubbi riguardano proprio lui: perché è in carcere? I test lo scagionano, non ci sono elementi contro di lui tranne l’accusa di Loyos. 
Trench insanguinato: il capo di vestiario sarebbe stato indossato dalla ragazzina dopo lo stupro. Racz accusa Loyos di averlo accusato per paura di ritorsioni da parte dei veri assalitori. Loyos dice che la presenza di Racz gli è stata suggerita dalla polizia romena.

6 marzo, liberate Racz: il ministro LaRussa dichiara che il romeno deve essere liberato se non ci sono prove a suo carico.
Racz sarebbe però detenuto per il sospetto su Primavalle. Per quel giorno però il romeno sostiene di avere un alibi. 

8 marzo, cromosoma Y: si cercano parenti di un detenuto rumeno che avrebbe un DNA simile a quello riscontrato alla Caffarella.

9 marzo, il supertestimone: un medico che faceva jogging dice di avere incontrato i due accusati mezzora prima dello stupro all’interno del parco. La custodia cautelare viene confermata. Loyos rimane dentro per la confessione resa all’inizio. Racz per lo stupro di Primavalle, anche se la vittima non si dice sicura della sua colpevolezza in una intervista ad Annozero.

10 marzo, l’accusa alla polizia romena: Loyos accusa di percosse la polizia romena che ha partecipato al suo arresto. Secondo la polizia italiana Loyos non è mai rimasto solo con gli agenti romeni. Adesso si cerca anche il terzo romeno, quello riconosciuto il 15 febbraio: il suo DNA sarà analizzato in Romania.
Ordinanza revocata: il Tribunale del Riesame revoca l’ordinanza di custodia per i due accusati che però rimangono dentro.

11 marzo, la polizia romena nega le accuse di Loyos: il ragazzo non sarebbe stato picchiato per estorcere la confessione secondo la polizia di Bucarest. Mostrato il video dell’interrogatorio.

12 marzo, Maroni scontento del video: i video della polizia non dovrebbero essere mostrati solo per soddisfare il voyeurismo della gente, dichiara il Ministro dell’Interno.

Oggi. Anche se i due romeni restano in carcere, il caso della Caffarella è assolutamente aperto.  I due accusati del 15 febbraio sono stati completamente scagionati dall’accusa dello stupro ma nel frattempo sono finiti in una macchina assurda che li vede accusati di nuovi reati. Per quanto i due casi siano diversi l’uno dall’altro, gli organi inquirenti italiani ed il sistema dei media fanno una figura davvero pessima. Lo stupratore di San Valentino è ancora a piede libero e viene da chiedersi per quale motivo la polizia non abbia esitato a rendere pubblici gli esiti di una indagine con colossale anticipo rispetto alla sua soluzione.

Per saperne di più:
Un aggiornamento necessario. 

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3 Responses to La Caffarella, un mese dopo.

  1. […] saperne di più: La mia ricostruzione del 15 marzo. Un articolo del Corriere della […]

  2. […] saperne di più: La cronistoria dell’indagine della Caffarella.  La liberazione di Karol […]

  3. […] criminali sbattendo il mostro in prima pagina anche quando si tratta di innocenti. Come dimenticare Karol Racz, che con quella faccia non poteva non essere colpevole? E le persone che fanno la fila per assistere […]

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