Pandemie e zoonosi, un legame importante.

7 Dicembre 2009

Chi legge questo blog sa che qualche mese fa mi sono occupato della pandemia influenzale conosciuta come influenza suina. Dopo qualche settimana di titoli sui giornali, la malattia sembra essere passata in secondo piano.

Si sono diffuse in questi mesi molte notizie. Qualcuno sospetta che nell’allarme lanciato dall’OMS, che ha dichiarato i pericoli legati alla diffusione del virus H1-N1, ci siano dei calcoli legati al potenziale guadagno che ne deriva dalla vendita di medicine antivirali e vaccini. Chi scrive pensa quasi tutto il male possibile dell’industria farmaceutica anche se è costretto ad utilizzarne i prodotti e si è anche vaccinato contro l’influenza A a causa della sua condizione di asmatico. Sono stato però criticato da alcuni lettori perché mi sarei prestato a pubblicizzare un business delle industrie diffondendo la paranoia e la paura. Spero che non sia così: io volevo soltanto invitare le persone ad informarsi di più e a valutare i rischi di sottostimare i pericoli della pandemia.

Mi è capitato di recente di leggere un saggio davvero splendido di un alfiere della dieta vegetariana, il grande romanziere Jonathan Safran Foer, classe 1977. Nel suo Eating Animals, in un capitolo davvero interessante a proposito delle zoonosi, ovvero le malattie che si spostano agevolmente dagli animali all’uomo e viceversa, Foer spiega perché l’esplosione di una pandemia zoonotica sia davvero una minaccia terribile per l’umanità e per quale motivo ci dovrebbe seriamente interessare in che modo vengono trattati gli animali che mangiamo.

La traduzione che segue di una parte di un capitolo del romanzo non è tutelata da nessun diritto. Il libro non è ancora stato tradotto in italiano ma immagino che sarà presto disponibile. Fin da subito dichiaro che rimuoverò il contenuto di questo post qualora me ne fosse fatta richiesta. Spero che la casa editrice capirà che dalla diffusione di questo testo l’interesse per il saggio potrebbe crescere. L’articolo è davvero molto lungo ma lo stile di Foer è splendidamente leggero come nel suo capolavoro Ogni cosa è illuminata.

Influenza / Senza Parole.

Lam Hoi-ka.

La missione di Brevig è un piccolo villaggio Inuit nello stretto di Bering. L’unico impiegato governativo a tempo pieno è un “amministratore finanziario”. Niente polizia né vigili del fuoco, nessuna nettezza urbana. Ma, sorprendentemente, c’è un servizio di incontri online. (Si sarebbe potuto pensare che con soli 276 abitanti, tutti avrebbero potuto più o meno sapere chi era disponibile.) Ci sono due donne e due uomini che cercano l’amore, cosa che potrebbe produrre un buon risultato, se non fosse che uno degli uomini – stando all’ultima volta che ho controllato il sito, almeno – non è interessato alle donne. Cutieguyl, un africano nero, che si descrive come “grazioso e alto un metro e sessanta” è la seconda persona che ti potresti aspettare meno di trovare a Brevig. Il premio va tuttavia a Johan Hultin, uno svedese di un metro e ottanta con una chioma di capelli bianchi ed un pizzetto bianco ben rasato. Hultin è arrivato a Brevig il 17 agosto del 1997, dopo aver informato una sola persona di questo viaggio e si è messo subito a scavare. Sotto metri di solido ghiaccio c’erano corpi. Stava portando alla luce una fossa comune.

Nel profondo del permafrost erano conservate le vittime della pandemia influenzale del 1918. L’unica persona con cui Hultin aveva condiviso i suoi piani era un collega scienziato, Jeffery Taubenberger, anche egli in cerca della fonte dell’influenza del 1918.

La ricerca dei morti del 1918 da parte di Hultin era puntuale. Solo pochi mesi prima del suo arrivo alla missione di Brevig, un virus del tipo H5-N1 era apparentemente “saltato addosso” agli esseri umani per la prima volta dai polli di Hong Kong – un evento forse storicamente rilevante.

Lam Hoi-ka, tre anni, fu la prima delle sei vittime uccise da questa versione particolarmente minacciosa del virus H5-N1. Io, e ora anche voi, conosco il suo nome perché quando un virus mortale salta da una specie all’altra, si apre una finestra attraverso la quale una nuova pandemia può entrare nel mondo. Se le autorità sanitarie non avessero agito bene (o se la nostra fortuna fosse stata minore), quella di Lam Hoi-ka avrebbe potuto essere la prima morte di una pandemia globale. Potrebbe ancora essere così. Le preoccupanti conseguenze dell’H1-N5 non sono scomparse dal pianeta anche se hanno lasciato i titoli dei giornali americani. La domanda da farsi è se continuerà a uccidere un numero relativamente basso di persone o se muterà in una versione più mortale. I virus come l’H5-N1 possono essere imprenditori feroci, che innovano costantemente, instancabile nel loro scopo di corruzione del sistema immunitario degli uomini.

Con un potenziale incubo da H5-N1 incombente, Hultin e Taubenberger volevano sapere che cosa aveva causato la pandemia del 1918. E per una buona ragione: la pandemia del 1918 aveva ucciso più persone ed in un periodo più rapido rispetto a qualsiasi altra malattia – o qualsiasi altra cosa in generale – sia prima che dopo.

Influenza.

La pandemia del 1918 viene ricordata come “febbre spagnola” perché la stampa spagnola fu l’unico mezzo di comunicazione occidentale a coprire in modo adeguato le notizie sulla massiccia ecatombe. (Alcuni speculano che ciò successe perché gli spagnoli non erano in guerra e la loro stampa non era così distorta dalla censura del periodo bellico e dalle relative distrazioni.) Nonostante il nome, la febbre spagnola colpì il mondo intero – questo è ciò che la rende una pandemia piuttosto che una semplice epidemia. Non era stata la prima pandemia influenzale, né la più recente (anche il 1957 e il 1968 hanno assistito a pandemie), ma è stata di gran lunga la più mortale. Laddove l’AIDS ha avuto bisogno di quasi ventiquattro anni per uccidere 24 milioni di persone, la febbre spagnola ne ha uccise altrettante in ventiquattro settimane. Alcune recenti revisioni del conto delle vittime suggeriscono un numero più corretto di 50 o anche 100 milioni di morti in tutto il mondo. Le stime suggeriscono che un quarto degli americani, e forse un quarto della popolazione mondiale, cadde ammalata.

Diversamente dalla maggior parte delle altre influenze che minacciano mortalmente solo le persone molto giovani, molto anziane e già malate, la febbre spagnola uccise persone sane nel fiore degli anni. La mortalità fu in realtà maggiore nel gruppo compreso tra i venticinque e i ventinove anni e, nel momento più drammatico dell’influenza, l’aspettativa media di vita per gli americani si era ridotta a trentasette anni. La portata della disgrazia fu così ampia in America – così come ovunque – che mi sembra impossibile non averne saputo di più a scuola, o attraverso diari o storie. Quasi ventimila americani morirono in una settimana durante il picco della febbre spagnola. Scavatrici a vapore furono usate per scavare fosse comuni.

Le autorità sanitarie oggi temono precisamente un evento di questo tipo. Molti dichiarano con insistenza che una pandemia causata dal virus H5-N1 sia inevitabile, e che la vera domanda sia quando colpirà e, ancora più importante, quanto sarà grave.

Anche se il virus H5-N1 dovesse riuscire a evitarci senza un impatto maggiore rispetto alla recente esplosione di influenza suina, nessuna autorità sanitaria oggi predice che le pandemie possano essere completamente prevenute. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha detto semplicemente: “Sappiamo che un’altra pandemia è inevitabile… sta arrivando.” L’Istituto di Medicina dell’Accademia Nazionale di Scienza ha aggiunto più recentemente che una pandemia è “non solo inevitabile, ma in ritardo.” La storia recente ha registrato in media una pandemia ogni ventisette anni e mezzo, e ne sono passati più di quaranta dall’ultima. Gli scienziati non possono conoscere con certezza il futuro delle malattie pandemiche, ma possono immaginare e sanno che esiste una minaccia imminente.

Gli ufficiali dell’OMS hanno a disposizione il più grande insieme di dati mai raccolto a proposito di una nuova potenziale pandemia influenzale. Per questo è abbastanza ansiogeno il fatto che questo tipo di istituzione da giacca-cravatta-e-camice-bianco, molto non-c’è-niente-di-cui-preoccuparsi-adesso abbia rilasciato la seguente lista di “cose che hai bisogno di sapere a proposito dell’influenza pandemica” per la sua base, cioè tutti noi:

Il mondo potrebbe essere sull’orlo di una nuova pandemia.

Tutti i paesi sarebbero coinvolti.

La malattia scoppierebbe su larga scala.

Le capacità mediche sarebbero inadeguate.

Ci sarebbero un numero massiccio di morti.

Il tracollo economico e sociale sarebbe importante.

La relativamente conservatrice OMS suggerisce “una stima relativamente conservatrice – da 2 milioni a 7,4 milioni di morti” se l’influenza aviaria dovesse saltare sugli esseri umani e diventare trasmissibile con l’aria (come è successo per l’influenza suina – l’H1-N1). “Questa stima”, spiegano inoltre, “è basata sulla pandemia abbastanza lieve del 1957. Le stime basate su un virus più violento, più vicino a quello visto nel 1918, sono state fatte e sono molto più alte.” Pietosamente l’OMS non include queste stime più alte nella sua lista di “cose che devi sapere”. Spietatamente, non possono però dire che le stime più alte siano meno realistiche.

Hultin alla fine ha scoperto i resti di una donna tra i morti congelati del 1918 e l’ha chiamata Lucy. Ha sezionato i polmoni di Lucy e li ha mandati a Taubenberger, che ha preso campioni di tessuto ed ha trovato prove di qualcosa di davvero notevole. I risultati, pubblicati nel 2005, mostrano che la fonte della pandemia del 1918 fu l’influenza aviaria, la malattia degli uccelli. Ad una importante questione scientifica era stata data risposta.

Altre prove suggeriscono che il virus del 1918 possa essere mutato tra i maiali (che hanno la caratteristica unica di essere suscettibili sia ai virus umani che a quelli aviari) o anche nelle popolazioni umane per un certo periodo di tempo prima di raggiungere il virtuosismo mortale della sua versione finale. Non possiamo esserne sicuri. Ciò di cui possiamo essere sicuri è l’esistenza di un consenso scientifico sul fatto che nuovi virus, che si spostano dagli animali domestici agli umani, saranno una delle maggiori minacce sanitarie del futuro che siamo in grado prevedere. La preoccupazione non riguarda soltanto l’influenza aviaria, quella suina o quella che verrà dopo ma l’intera classe di patogeni “zoonotici” (dagli animali agli uomini e viceversa) – specialmente virus che si spostano tra umani, polli, tacchini e maiali.

Possiamo anche essere sicuri che ogni discorso sull’influenza pandemica oggi non può ignorare il fatto che l’evento patologico più devastante che il mondo abbia conosciuto, ed una delle maggiori minacce sanitarie nei nostri confronti oggi, hanno tutto a che fare con la salute degli animali domestici del mondo, specialmente gli uccelli.


Ai liberi basta la Terra.

4 Dicembre 2009

Hanno destato molto scalpore questa settimana le parole del cardinale Javier Lozano Barragan, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari.

Il vescovo messicano ha dettotrans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli” sollecitato da un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse dell’omosessualità. Sembra che alcuni membri del clero siano rimasti ancora al medioevo, un’era nella quale la minaccia dell’esclusione dalla vita eterna veniva presa molto sul serio. Per questo motivo poteva essere usata come un maglio contro chi si opponeva ai voleri della chiesa cattolica.

Ogni tanto cerco di immaginare il paradiso come lo vede la gente come Barragan. Sono certo che secondo lui appena raggiungerà le nuvole verrà ricompensato per la sua vita e potrà sedere fieramente alla destra del padre. Mi immagino un paradiso gerarchico, un oltre mondo nel quale tutte le ingiustizie di questo vengono riproposte senza la possibilità del cambiamento. Una felicità per pochi ed immutabile.

Io a quella festa non vorrei partecipare. Mio nonno, che non era sicuramente un rivoluzionario, diceva che l’inferno non esiste. L’inferno, secondo lui, era la distanza da Dio: il paradiso non è chiuso per nessuno.

Fabrizio De Andre’, nella sua preghiera per l’amico suicida Luigi Tenco ricordava a tutti che l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

Quanto sarebbe bello se la chiesa aprisse le braccia invece di voltare le spalle. Penso ai milioni di cattolici omosessuali o divorziati, alle coppie che usano il preservativo e alle donne che sono costrette a prendere la difficile decisione di abortire. L’alternativa potrebbe essere quella di lasciare che ognuno viva come vuole ma è evidente che il clero non ha nessuna intenzione di rinunciare al potere secolare che deriva da millenni di ipocrisia e violenze.

Mi piacerebbe dire agli amici che si considerano liberi che il Regno dei Cieli, così come lo immaginano loro, a noi non serve. A noi basta la terra.

Anche perché saremmo imbarazzati di trovare là alcune persone…


AIDS: il vero rimedio è la prevenzione.

1 Dicembre 2009

La sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) è entrata di prepotenza nelle nostre vite da quasi trenta anni. Tutti la conoscono, tutti la temono, tutti sognano che la cura venga trovata al più presto. E’ vero che la terapia medica ha molto alleviato le sofferenze di coloro che sono affetti dal virus trasformando una malattia sempre mortale in un disturbo cronico con il quale si può convivere. Ma la vita per chi è sieropositivo è un inferno.

La sieropositività è un marchio. Un segno indelebile che causa l‘ostracismo dalla società.

Questa repulsione è originata da un sentimento misto di paura e ignoranza che non dobbiamo avere paura di chiamare col suo nome: superstizione. Il sieropositivo è considerato un untore.

Ci si può chiedere come si sia arrivati a questo punto. La ragione è soprattutto storica: i primi casi di HIV e di AIDS conclamato sono stati scoperti su persone omosessuali. Per anni si è creduto che l’AIDS fosse la malattia tipica della comunità gay e questa credenza ha legato il marchio della sieropositività al giudizio moralistico che la società riserva alla promiscuità sessuale. Un pregiudizio particolarmente diffuso ancora oggi, alimentato da mezzi di comunicazione complici nel rilanciare sempre gli stessi luoghi comuni, ha condotto l’opinione pubblica a ritenere più volubili le relazioni omosessuali. Questo insieme di paure e stereotipi  ha contribuito a riportare indietro di qualche anno i risultati raggiunti durante gli anni settanta dagli attivisti gay in tutto il mondo. In quei paesi come l’Italia che sono pervasi dalla cultura cattolica ed in qualche modo dal culto della colpa e del misticismo, l’AIDS è diventato il simbolo della collera di Dio nei confronti degli omosessuali.

Oltre ai gay l’altra categoria che cominciò a essere messa all’indice negli anni ottanta fu quella degli eroinomani. Ancora una volta un comportamento giudicato immorale trovava una punizione divina. La pratica di condividere le siringhe per le iniezioni si rivelò micidiale per la diffusione dell’infezione. A qualcuno, mi fa paura anche solo dirlo, l’AIDS sembrò una manna dal cielo.

Oggi la cecità di un atteggiamento di questo tipo è davanti agli occhi di tutti. A causa dello stigma contro i malati di AIDS, in molti si rifiutano di sostenere il test HIV contribuendo in modo determinante alla diffusione della malattia. L’aver legato alla morale la diffusione del male, inoltre, ha permesso di mantenere un atteggiamento spregiudicato nelle relazioni eterosessuali, spinto dal “non può succedere a me”.

L’ignoranza è stata anche la causa della spaventosa diffusione del male in Africa. Oltre alla scarsa conoscenza delle misure profilattiche sono state due le ragioni dell’esplosione epidemica dell’AIDS: l’influenza della chiesa e il negazionismo. La prima in una crociata che difende i non nati a scapito di coloro che sono già vivi e soffrono, ha sempre rifiutato di vedere il profilattico come l’arma fondamentale per la prevenzione, raccomandando ai malati una castità che spesso neppure i membri del clero sono capaci di mettere in pratica. Il negazionismo è invece stata una corrente di pensiero che rifiutava di affermare una connessione tra il virus HIV e l’AIDS: anche a causa di politiche basate sul negazionismo il 20% della popolazione del Sudafrica è oggi sieropositiva. Nel 2000, un gruppo di cinquemila medici firmò la Dichiarazione di Durban, che afferma che il legame causale tra HIV e AIDS è chiaramente definito, esaustivo ed univoco.

E’ importante sottolineare anche l’ostruzionismo che le principali compagnie farmaceutiche hanno messo in atto contro i paesi africani che si erano dimostrati in grado di produrre il principio attivo capace di cronicizzare la malattia per puro interesse economico. Medici Senza Frontiere ha pubblicato in ottobre un appello per richiedere ufficialmente alle industrie del farmaco di mettere a disposizione i brevetti dei nuovi farmaci. Per aderire all’appello si può andare qui.

Oggi 33 milioni di persone in tutto il mondo sono affette dalla malattia e l’AIDS ha causato più di due milioni di morti dal 1980, data nella quale il virus è stato isolato per la prima volta. Più di tre quarti dei malati vive in Africa.
Se tutti i sieropositivi usassero il condom l’AIDS potrebbe essere sconfitto in una generazione.


Lettera a un padre (che non è il mio).

30 Novembre 2009

Caro direttore Celli, sono felice che lei abbia deciso di condividere con tutti gli italiani l’invito a suo figlio a lasciare l’Italia. Immagino che sia stato particolarmente illuminante per gli iscritti alla LUISS, l’università privata che lei dirige.  Una università che non accoglie tutti i meritevoli ma solo quelli capaci di pagare la retta. Oh, certo, ci sono borse di studio anche per i meno fortunati: peccato che i criteri per ottenerle siano irraggiungibili per chi si deve dividere tra studio e lavoro.

Caro direttore, le faccio molti auguri per suo figlio. Sono sicuro che sia uno studente modello e che abbia lottato molto per cercare di raggiungere i suoi obiettivi. In alcuni casi è difficile per chi ha un padre di successo riuscire ad affermarsi. A suo figlio sarà stata sicuramente fatta pesare la sua biografia: suo padre è stato direttore della RAI ed adesso è un noto dirigente dell’istruzione italiana.

Andrà all’estero adesso suo figlio? Spero che abbia i soldi per mantenersi i primi tempi, lei sicuramente saprà che sono difficili per tutti. All’estero ci sono meno carriere feroci, fatte di meriti inesistenti. Però ci sono ugualmente periodi di avviamento, stage e tirocini pagati poco. Sono sicuro che lei potrà fare uno sforzo per aiutarlo.

Ma chi aiuterà gli altri, signor direttore? Sono sicuro che a lei interessa perché altrimenti non avrebbe affidato la sua lettera a Repubblica ma l’avrebbe messa nelle mani di suo figlio, accompagnandola con una carezza. Invece, invita tutti i meritevoli ad abbandonare questo deserto.

Sa cosa mi fa rabbia, direttore? Mi fa arrabbiare che lei consigli a suo figlio di andare via dopo aver contribuito in prima persona a rendere questo paese quello che è. Forse suo figlio sarà contento, io sarei impallidito a leggere queste parole così ipocrite su un quotidiano nazionale se fossero state scritte da mio padre.

Anche mio padre desidera il meglio per me. Ma mi ha insegnato ad assumere su di me le mie responsabilità come lui ha sempre onorato le sue. Io sento a 28 anni di avere una responsabilità verso l’Italia. Questo paese che a volte non amo ma che rimane sempre il mio, l’unico che ho. Cercherò di restare in Italia e se non dovessi riuscire mi guarderei sicuramente intorno. Se dovessi andare via proverei un dolore sincero.

Caro direttore, spero che suo figlio rimanga e che lavori insieme a noi per migliorare l’Italia.


Multa civica: un’idea contro il parcheggio selvaggio.

28 Novembre 2009

Oggi all’assemblea di Muovi Palermo è stata presentata la mia proposta per una “multa civica” da distribuire a chi parcheggia in modo inaccettabile nella città di Palermo. In attesa di sapere se verrà accettata la condivido con voi.

“Caro cittadino, questa non è una multa.
Sai bene anche tu però che dovrebbe esserlo.
Chi posteggia in questo modo contribuisce in modo importante a rendere Palermo una città invivibile e triste.
Posteggiando sulle strisce hai impedito a un pedone di salire sul marciapiede.
Poco male, peccato il pedone fosse un invalido, una vecchietta, un bambino.
Posteggiando su uno scivolo non hai permesso a qualcuno di usarlo.
Cosa interessa a te delle sedie a rotelle, delle carrozzine per bambini, delle necessità dei commercianti.
Posteggiando in seconda fila hai bloccato il traffico, intralciato il trasporto pubblico, esasperato chi aveva parcheggiato prima di te.
Poco male, non sono problemi tuoi.
Noi pensiamo che siano problemi di tutti.
Noi pensiamo che Palermo possa cambiare e che questo dipenda soprattutto dai nostri comportamenti quotidiani.
L’amministrazione Cammarata è incapace di scoraggiare questi comportamenti incivili.
Ma la mancanza di multe non significa mancanza di regole.
Le regole sono la base della convivenza civile.
Siamo sicuri che anche tu hai perso la pazienza qualche volta.
Stavi facendo attraversare la nonna e hai dovuto fermare le macchine con la mano.
Stavi passeggiando in bicicletta sulla pista ciclabile e hai trovato lo scivolo occupato.
Stavi cercando di uscire dal parcheggio e qualcuno ti bloccava.
Caro cittadino, cambiare è possibile.
Aiutaci e aiuta te stesso a rendere Palermo una città migliore.”

Il mio interno non è criminalizzare chi posteggia in modo indecente a Palermo: vorrei solo aumentare la consapevolezza sul fatto che un comportamento incivile, per quanto sporadico, contribuisce alla poca vivibilità della nostra città.

Se Muovi Palermo accetterà la mia proposta, la multa sarà scaricabile dal sito e conterrà una raccomandazione ai “multati”: quella di non gettare via il foglio ma di riusarlo per diffondere l’invito ad un maggiore senso civico.


Vendere le proprietà confiscate alla mafia è un gravissimo errore.

24 Novembre 2009

Il 7 marzo del 1996 si compiva il sogno di Pio La Torre, politico comunista siciliano ucciso dalla mafia nel 1982.  Il parlamento approvava all’unanimità la legge 109/96, “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati” alle mafie.  La legge era frutto di una petizione firmata da milioni di cittadini.

Oggi un emendamento della legge finanziaria mette in discussione i principi di quella legge. Il governo rimette in vendita i beni sequestrati alla mafia sottraendoli all’amministrazione speciale prevista dalla legge 109. Si tratta di una scelta grave. Già oggi la legge 109 viene considerata inadeguata da chi opera nell’ambito del recupero delle terre sottratte alla mafia e alla loro restituzione alla società civile: la vendita delle proprietà mafiose sarebbe un colpo di grazia. Le associazioni antimafia insorgono appoggiate dall’opposizione mentre alcuni malumori sorgono anche nel governo, soprattutto nella area ex AN del PDL. Si tratta dell’ennesima questione dopo il mancato scioglimento del comune di Fondi e lo scanalo legato al sottosegretario Nicola Cosentino che il partito di governo voleva candidare alle regionali in Campania.

Dopo lo scudo fiscale che ha sollevato tante polemiche, questa nuova disposizione rischia di riportare indietro il Mezzogiorno di quasi quindici anni. Le terre rimesse in vendita verrebbero riacquistate con poca difficoltà dai mafiosi: la liquidità non è sicuramente un problema per chi ha la grande necessità di riciclare il denaro ottenuto con il malaffare. Già oggi chi si impegna a lavorare nelle terre distribuite dalla legge 109 è esposto al ricatto e alla violenza di chi reclama diritti sulle proprietà mafiose. Anche per questo motivo l’affidamento delle terre è così complesso: se le associazioni ed i gruppi riescono a far fronte grazie alla nuova sensibilità dell’opinione pubblica alle minacce, lo stesso non può essere detto dei singoli ai quali viene richiesto un coraggio spesso superiore al beneficio che possono trarre dallo sfruttamento della terra. Per questo motivo il limite di 90 giorni, proposto dall’emendamento,  è una vergogna.

L’associazione Libera, che nel 1996 fu protagonista dell’iniziativa legislativa che condusse alla legge 109 e che con il suo marchio contraddistingue le produzioni delle cooperative che producono materie prime sulle terre confiscate alla mafia ha lanciato un appello che si può sottoscrivere a questo indirizzo.

Secondo Rita Borsellino, parlamentare europeo del Partito Democratico, la nuova misura contenuta nell’emendamento alla finanziaria è un passo indietro nella promozione della cultura della legalità che rischia di fare un enorme regalo alle mafie. Sulla stessa posizione sono l’ex presidente della Commissione antimafia Giuseppe Lumia e l’europarlamentare Rosario Crocetta, tra i protagonisti della lotta alla mafia in Sicilia.

L’amministrazione speciale dei beni confiscati alla mafia è un colpo durissimo per il sistema mafioso per il territorio.
Permette alla società di riappropriarsi direttamente di quello che le appartiene e ai lavoratori di trovare un’alternativa onesta all’inserimento nel sistema criminale. Per questo motivo Totò Riina fece uccidere La Torre che proponeva di applicarla. Tornare indietro, con una norma nascosta in un megaprovvedimento come la Finanziaria sarebbe uno smacco inaccettabile per chi combatte contro le mafie.


Pausa tesi.

31 Ottobre 2009

Un saluto e un ringraziamento a chi continua a venire su questo blog nonostante lo scarsissimo aggiornamento.

Il titolare al momento è occupato a scrivere la sua tesi magistrale. Ci sentiamo presto!


Paola Binetti fuori dal Partito Democratico.

14 Ottobre 2009

paola-binetti

C’è un motivo preciso per il quale Paola Binetti siede accanto ai senatori democratici in parlamento.

La senatrice numeraria dell’Opus Dei ha capito che se si unisse ad un altro partito sarebbe una delle tante, giusto un po’ più fanatica dei suoi colleghi. Ma quando è presente tra i banchi dell’opposizione democratica le sue parole hanno un peso schiacciante. Questa ricchezza che il Partito Democratico le consegna ogni volta che viene chiamata a votare Paola Binetti l’ha ricevuta gratuitamente. Voglio ricordare che a causa del Porcellum la senatrice non è stata eletta ma nominata in Parlamento. La legge italiana non consente però ad un partito di espellere dall’aula un deputato, per qualsiasi motivo. Ciononostante è ora che la Binetti vada a sedersi da qualche altra parte.

Qualche mese fa, commentando l’inizio della sfida interna nel PD, avevo auspicato che Paola Binetti decidesse di candidarsi alla segreteria del partito. Sarebbe stato un ottimo modo per misurare la sua importanza tra gli elettori, importanza che fu esagerata dalla necessità di ogni voto durante lo sfortunato governo Prodi. La senatrice non si è candidata alla segreteria e, consapevole della scomodità della sua figura tra gli elettori democratici, ha adottato un basso profilo appoggiando con la sua corrente Dario Franceschini. Col passare delle settimane, però, il segretario in carica ha fatto di tutto per smarcarsi da questi amici scomodi, i cosiddetti Teodem, fino a ieri quando ha finalmente messo in discussione la permanenza stessa di Paola Binetti all’interno del partito.

Meglio tardi che mai. Io vorrei solo ricordare alcune cose di questa donna che può essere a buon diritto chiamata definita una fanatica integralista.

Paola Binetti è contraria al testamento biologico.

Paola Binetti crede che l’esclusione degli omosessuali dal sacerdozio sia un buon rimedio contro la pedofilia. Questo perché la senatrice è convinta che tendenze gay possano portare alla pedofilia. Qualcuno potrebbe dire che la sua è una opinione autorevole perché si tratta di una psichiatra. Mi permetto di dissentire: la senatrice si è laureata all’Università di Pamplona dell’Opus Dei. Non esattamente l’istituto più liberare del mondo.

Paola Binetti ha affermato che non voterà mai nessuna norma giuridica a favore delle coppie gay.

Paola Binetti sostiene l’utilità della mortificazione corporale, dalla possibilità di dormire su tavole di legno per temprare lo spirito a quella di indossare il cilicio, sacrificio che ricorda la fatica del vivere.

Paola Binetti ha dichiarato ieri, dopo aver bocciato una norma che introduceva l’aggravante di omofobia alle aggressioni contro gli omosessuali “l’emendamento rischiava di ”indurre in reato chi la pensa in modo diverso, ad esempio, rivendicare la superiorità del matrimonio”. Se una legge come la Legge Concia, considerata moderata dalla comunità omosessuale, è in grado di mettere fuori legge il pensiero della Binetti, la senatrice non appartiene alla cultura del partito democratico. Vada via subito, noi non la vogliamo.

Tutta la mia solidarietà ad Anna Paola Concia.


Il nobel a Obama, un premio alle intenzioni.

9 Ottobre 2009

Barack Obama Superman

Non è esattamente la settimana di Silvio Berlusconi.

Dopo le vicende del Lodo Alfano, il comitato promotore per il nobel per la pace al nostro presidente del consiglio ha dovuto inghiottire un altro boccone amaro. A Oslo il 10 dicembre salirà sul palco il presidente americano Barack Obama, premiato a poco meno di un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca. Scherzi a parte, la mia opinione è che un premio di questo tipo sia assolutamente prematuro. Dieci mesi, anche se condotti con grandissima capacità comunicativa ed una grande capacità di convogliare su di sé le speranze del mondo intero, non possono bastare per qualificare la bontà del percorso politico di un uomo come il presidente americano. Le intenzioni sono buone ma apparentemente non bastano per giustificare un premio così prestigioso.

E’ probabile che un premio di questo tipo sia un incitamento per Barack Obama a continuare sulla stessa strada. D’altra parte, si sono visti nella storia premi nobel per la pace ben più assurdi di quello annunciato oggi: David Rothkopf ne riassumeva dieci in un recente articolo. Tra questi gridano ancora allo scandalo i nobel per Henry Kissinger, Yasser Arafat e Yitzhak Rabin.

Ma la politica di Obama verrà premiata probabilmente soprattutto per il suo evidente contrasto con quella del suo predecessore George W. Bush. Basterebbero per questo le parole pronunciate all’università del Cairo dal presidente lo scorso giugno. Mi dispiace dire che quelli come Christian Rocca che evocano una continuità tra l’operato dei due presidenti sono probabilmente in malafede. Certo Obama è un politico abile, attento alla Real Politik (si pensi al comportamento tenuto in questi giorni con il Dalai Lama) e forse avrebbe potuto spendere qualche parola più coraggiosa a proposito dei fatti iraniani di qualche mese fa. Ma proprio l’Iran può insegnare a vedere come il cambiamento di Obama non sia solo di facciata. Vi invito a guardare questo video, estratto da una conferenza stampa elettorale di John McCain, il candidato repubblicano alle elezioni del 2008.

Proprio così. John McCain cantava sulla base della famosa canzone dei Beach Boys “Barbara Ann” queste fantasiose parole: Bomb Bomb Bomb, Bomb Iran. Non è una esagerazione pensare che con un altro presidente, più vicino al pensiero politico di Bush, oggi avremmo un’altra guerra nel Medio Oriente.

Sono ansioso di sentire il discorso con il quale Barack Obama accetterà il premio tra due mesi. La storia dirà se il premio assegnato ad Oslo sarà da aggiungere a quelli meno opportuni. Io mi auguro che sia l’inizio di una nuova era, se non di pace almeno di speranza.


Notizie da una città dimenticata.

8 Ottobre 2009
palermo-sicilia
In questi giorni, con l’Italia giustamente distratta da altre faccende, a Palermo si consuma lo scandalo quotidiano della pessima amministrazione. Il sindaco Diego Cammarata, rieletto appena due anni fa al comune dopo aver battuto il candidato dell’opposizione Leoluca Orlando, è stato travolto da una incredibile serie di scandali che coinvolgono la sua amministrazione e le aziende comunali che dipendono dalle sue nomine. Cammarata aveva promesso miglioramenti alla viabilità, nella gestione dei rifiuti, nella vivibilità della città. Dopo due anni il suo fallimento è evidente a tutti.
Il sindaco del PDL è ormai in minoranza all’interno del consiglio comunale, consiglio che ha sempre disertato dopo la rielezione (si è presentato in aula solo due volte in due anni, una specie di record nazionale). A Palermo tutti sanno quali sono i problemi che la giunta Cammarata non ha mai affrontato o non è riuscita a risolvere. Fuori dalla Sicilia, invece, le vicende del capoluogo sono poco conosciute. Sarebbe interessante chiedersi perché, visto che Palermo è una delle città più importanti d’Italia, roccaforte di un centrodestra che controlla tutti i livelli della pubblica amministrazione. Tuttavia, in una settimana in cui si parla di morti di serie B dopo la tragedia di Messina, è evidente a tutti i siciliani il riguardo che le notizie regionali hanno sulla stampa nazionale. D’altra parte è una prassi ormai confermata, sottolineata più di una volta anche da Roberto Saviano quando parla di mafia, quella di relegare i problemi del sud al contesto locale, cercando di evitare che essi possano essere discussi a livello nazionale. Ed infatti di sud e di Sicilia si parla soltanto quando viene arrestato qualche latitante o quando succede un disastro. Come se il meridione fosse un ospite poco gradito quando si devono discutere i problemi dell’Italia.
Invece, il caso di Palermo, dimostra come l’insuccesso e l’incapacità della amministrazione locale non siano legati ai soliti inghippi siciliani ma ad una politica più diffusa del centrodestra nazionale impegnato nella costruzione di appalti colossali dove ci sarebbe bisogno di intervenire in fretta per colmare le carenze più elementari che affliggono la popolazione.
L’amministrazione Cammarata bis è travolta in questi giorni da due scandali. Il primo, l’unico ad aver meritato un po’ di spazio a livello nazionale nel telegiornale satirico Striscia la Notizia, riguarda uno scoop fatto dalla giornalista Stefania Petyx. Un impiegato della Gesip, azienda comunale per i servizi, bacino elettorale e clientelare per le amministrazioni locali, sarebbe in realtà al servizio privato del sindaco. Il signor Franco Alioto, marinaio che lavora sullo yacht del primo cittadino, ormeggiato nel porto di Palermo, verrebbe pagato dalla Gesip e quindi con soldi pubblici. Si tratta di uno scandalo personale che coinvolge direttamente il sindaco, il quale si sarebbe impegnato per la sua assunzione e per fare ottenere al suo “skipper” una serie di promozioni assolutamente immotivate; tuttavia le considerazioni che nascono da esso non hanno nulla di privato: ecco come il centrodestra siciliano usa il denaro pubblico che elemosina a Roma. Dopo l’esplosione dello scandalo, rimasto inspiegabilmente confinato nello spazio satirico dell’informazione nazionale, l’opposizione comunale ha cercato in vari modi di presentare una mozione di sfiducia contro il sindaco, che da parte sua naturalmente rifiuta di dimettersi nonostante l’evidenza delle prove presentate contro il suo comportamento. La città è stata per qualche giorno in subbuglio, molti cittadini hanno protestato, manifestato e attaccato il sindaco con nessuna conseguenza. La maggioranza di centrodestra in comune, che nel frattempo probabilmente attende istruzioni dall’alto, fa ostruzionismo per evitare la sfiducia ma allo stesso tempo non si schiera in modo aperto a difesa del sindaco.
Non c’è da stupirsi di questo atteggiamento, visto che il centrodestra siciliano è scosso ormai da mesi da una lotta politica senza quartiere tra i politici di PDL, UDC ed MPA. Ma a prescindere dalla lotta interna, Cammarata è diventato indifendibile soprattutto perché il comune di Palermo è vicino alla bancarotta ed ha chiesto più di una volta l’intervento del governo nazionale per sanare i suoi debiti. Ecco quindi che va sottolineato il secondo e più grave scandalo che sta coinvolgendo l’amministrazione Cammarata: il problema dei rifiuti. La situazione di Palermo è molto simile a quella di Napoli dello scorso anno. L’azienda comunale per la gestione dei rifiuti (Amia) è al tracollo in seguito ad una politica sconsiderata da parte dei suoi amministratori, vicini alla maggioranza di centrodestra. I fondi messi a disposizione per la gestione dell’immondizia sono stati usati per viaggi all’estero dei dirigenti, sponsorizzazioni all’estero e fattispecie estranee alla corretta amministrazione. Nel frattempo, la discarica di Bellolampo, bacino di raccolta della città di Palermo è in una situazione spaventosa: sacchetti di immondizia ai margini dell’abitato cittadino, misure ecologiche violate oltre ogni limite, addirittura un lago non monitorato di percolato pronto ad inquinare per sempre le falde vicine a Palermo. Nessuno parla, ovviamente, di raccolta differenziata. L’Amia perde 100.000 euro al giorno ed ha un buco di 180 milioni di euro (come certificato dal Tribunale di Palermo che ne ha chiesto il fallimento). In questa situazione catastrofica la giunta Cammarata pensa a rilanciare promettendo un inceneritore. Grandi opere per contrastare grandi problemi: peccato che le opere non si facciano e i problemi rimangano.
La situazione è ormai arrivata al tracollo. Questi scandali infatti sono soltanto gli ultimi due di una lunga serie. Nel frattempo tutti scendono dalla barca del sindaco. Nessuno l’ha votato, nessuno lo conosce, nessuno lo approva. Allo stesso tempo nessuno in Italia si occupa di Palermo: vi ricordate come Napoli ed i suoi rifiuti fossero al centro della cronaca italiana? L’indifferenza verso le faccende siciliane è un grave problema per la politica italiana, soprattutto per Partito Democratico. Costruire un’alternativa è necessario ma il partito è in gravissimo ritardo.